Giovanni Paolo II scrive agli anziani
Il 1999 è l'anno che l' Organnizzazione delle Nazioni Unite ha voluto dedicare agli anziani. Giovanni Paolo II, il primo ottobre 1999, prende la penna e scrive una stupenda lettera, carica di affetto ai suoi coetanei.
Il mio pensiero si volge con affetto a tutti voi, carissimi anziani di ogni lingua e cultura... Anziano anch'io, ho sentito il bisogno di mettermi in dialogo con voi.
Qui tutto lo stile del pontificato di Giovanni Paolo II: essere con tutti il papa uomo. Comunica umanità e apre alla speranza.
Vuole anzitutto richiamare l'attenzione dell'intera società sulla situazione di chi, per il peso dell'età, deve spesso affrontare molteplici e difficili problemi. Esprime la sua vicinanza agli anziani con l'animo di chi, anno dopo anno, sente crescere dentro di sé una comprensione sempre più profonda di questa fase della vita e vuole ragionare con i suoi coetanei della comune esperienza.
In loro compagnia fraternamente conversando guarda indietro. Il tempo trascorso s'intreccia con i più gravi avvenimenti del secolo: le due guerre mondiali segnano la prima parte; la seconda è scandita dall'incubo della guerra fredda, dal confronto cioè tra Est e Ovest con la folle corsa agli armamenti e la costante minaccia di una guerra atomica, capace di condurre l'umanità all'estinzione. Nell'ultimo scorcio del secolo al disgelo tra i due blocchi ha fatto seguito in modo pacifico la caduta del muro di Berlino e si è avviato un proficuo processo di dialogo e di riconciliazione.
Purtroppo in tante nazioni ci sono ancora focolai di guerra e talora massacri e violenze.
La nostra vita, cari fratelli e sorelle, è stata inscritta dalla Provvidenza in questo ventesimo secolo tragico e complesso, ma aperto a un futuro di speranza, Questo scorcio di secolo si presenta, nonostante tutto, con grandi potenzialità di pace e di progresso. Dalle stesse prove attraverso cui è passata la nostra generazione emerge una luce capace di illuminare gli anni della vecchiaia. (...) E' suggestivo allora che, mentre il secolo e il millennio si avviano al tramonto e si intravede già l'alba di una nuova stagione, noi ci fermiamo a meditare sulla realtà del tempo che scorre via veloce, non per rassegnarci, ma per valorizzare gli anni che ci restano da vivere.
Che cosa è la vecchiaia?. La risposta del Papa è piena di fascino. Se la definisce l'autunno della vita seguendo l'analogia suggerita dalle stagioni, cita poi San Efrem il Siro che paragona la vita alle dita di una mano sia per dire la brevità del vivere sia per tratteggiare le varie fasi. Alla vecchiaia attribuisce beni particolari: attenuando l'impeto delle passioni essa accresce la sapienza, dà più maturi consigli. In un certo senso è l'epoca privilegiata di quella saggezza che, in genere, è frutto dell'esperienza, perché il tempo è un grande maestro.
In controluce legge nella Bibbia, enumera le numerose figure di anziani: da Abramo a Mosé, da Zaccaria ed Elisabetta a Simeone ed Anna, a Nicodemo. Dio affida loro compiti eccezionali.
La Scrittura, al di là del richiamo realistico sulla caducità della vita, conserva una visione molto positiva della vita e ogni età ha la sua bellezza e i suoi compiti.
L'età avanzata è vista come segno della benevolenza di Dio!
Una vota si nutriva grande rispetto per gli anziani. Oggi in certe culture ce n'è molto meno a causa di un modo di pensare che pone al primo posto l'utilità. Gli stessi anziani sono ridotti a chiedersi se la loro esistenza sia ancora utile. Si giunge a proporre l'eutanasia!
Urge- scrive Giovanni Paolo II- recuperare la giusta prospettiva da cui considerare la vita nel suo insieme. E la prospettiva giusta è l'eternità, della quale la vita è preparazione significativa in ogni sua fase. (...) Gli anziani aiutano a guardare alle vicende terrene con più saggezza, perché le vicissitudini li hanno resi esperti e maturi. Essi sono i custodi della memoria collettiva, e perciò interpreti privilegiati di quell'insieme di ideali e valori comuni che reggono e guidano la convivenza sociale. Escluderli è come rifiutare il passato in cui affondano le radici del presente, in nome di una modernità senza memoria. Gli anziani sono in grado di proporre consigli e ammaestramenti preziosi.
Gli aspetti di fragile umanità, connessi in maniera più visibile con la vecchiaia , diventano in questa luce richiamo all'interdipendenza e alla necessaria solidarietà che legano tra loro le generazioni, perché ogni persona è bisognosa dell'altra e si arricchisce dei doni e dei carismi di tutti.
Perché - si chiede - allora non continuare a tributare all'anziano quel rispetto che le sane tradizioni di molte culture in ogni continente hanno posto in valore?. Per la tradizione ebraico-cristiana c'è il comandamento del decalogo. Ma il Papa guarda anche oltre, Occorre convincersi che è proprio di una civiltà pienamente umana rispettare e mare gli anziani, perché essi si sentano, nonostante l'affievolirsi delle forze, parte viva della società.(...) Lo spirito umano del resto, pur partecipando all'invecchiamento del corpo rimane in un certo senso sempre giovane se vive rivolto verso l'esterno.
Lasciandoci prendere per mano dalle riflessioni dell'ultima parte raccogliamo con emozione il messaggio agli anziani con cui si chiude la lettera. Anziano anch'io, ho sentito il desiderio di mettermi in dialogo con voi. E' naturale che col passare degli anni diventi familiare il pensiero del 'tramonto'. Se la vita è un pellegrinaggio verso la patria celeste, la vecchiaia è il tempo in cui si guarda più naturalmente alla soglia dell'eternità. Tuttavia anche noi anziani facciamo fatica a rassegnarci alla prospettiva di questo passaggio. Che c'è oltre il muro d'ombra della morte? Costituisce essa il termine definitivo della vita o esiste qualcosa che lo oltrepassa?
Gesù afferma di se stesso: ' Io sono la resurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà.' In questo spirito, mentre vi auguro, cari fratelli e sorelle anziani, di vivere serenamente gli anni che il Signore ha disposto per ciascuno, mi viene spontaneo parteciparvi fino in fondo i sentimenti che mi animano in questo scorcio della mia vita. Ne ringrazio il Signore... E' bello potersi spendere fino alla fine per la causa del regno di Dio.
Al tempo stesso, trovo una grande pace nel pensare al moneto in cui il Signore mi chiamerà: di vita in vita!
Dacci o Signore della vita, di prendere lucida coscienza e di assaporare come un dono, ricco di ulteriori promesse, ogni stagione della nostra vita.
E quando verrà il momento del definitivo passaggio, concedi di affrontarlo con animo sereno, senza nulla rimpiangere di quanto lasceremo. Amen.
Rini