Don Giovanni Gregorini

Una vita di sofferenza
Chi porta bontà dona Dio

Alla vigilia del sessantesimo di professione religiosa, del cinquantesimo di ordinazione sacerdotale, si è spento a Varazze, dov'era un mese, dopo un breve periodo in ospedale, Don Giovanni Gregorini. Aveva 76 anni.

Caro Don Gregorini, questa volta avevi ragione tu. Sentivi avvicinarsi la fine. Ma l'avevi detto qualche giorno fa. Eri sofferente ma non sembravi grave. Ti sentivi venire meno. E stanco, forse non ce la faceva più lottare.
Attendevi la morte come una liberazione anche se non nascondevi smarrimento e paura. Desideravi di essere già nell' eternità. Ordinato sacerdote a Genova, laureato in lettere, per cinquant'anni si stato cui ha Sampierdarena, dove ha insegnato sino al 86. Tu stesso ricordi gli 11 anni come cappellano delle Carceri di Sampierdarena dal 60 al 71 e il tuo servizio all' albergo dei fanciulli di Torriglia, il tuo impegno nel redigere la cronaca della casa e la grande soddisfazione del tenere il catechismo della prima comunione per tanti anni.
Sei stato in mezzo ai ragazzi una presenza amica, cordiale e sereno del rapporto, pronto ad ascoltare. Gli ex allievi così ti ricordano.
E preparato morire. Il pensiero si era familiare, troppo -dicevamo- quando ti volevamo più ottimista di fronte al futuro. Scrivevi nel testamento già nell'89: Signore, prendimi quando voi. Io sono distaccato da tutto. Fa di me quello che vuoi. Sono pienamente cosciente della mia prossima fine. Offro la mia vita per la Congregazione, per la Chiesa e per il mondo intero.
E poi l'infermeria.
Accanto l'insegnamento, è stata la tua cattedra. Hai curato tanti ragazzi, malati o in cerca di sollievo dalle ore di scuola. Li hai seguiti con affetto, con delicatezza, con pazienza. La tua camera era punto di incontro di tanti confratelli ed amici che ti venivano a trovare, punto di ascolto, di sfogo e di confronto. Dici ancora del testamento: ha cercato di rendermi utile, come potevo, ai miei confratelli e giovani bisognosi di cure in infermeria. Curare e visitare i confratelli è stata sempre la mia preferenza e la mia gioia. Venite a me, voi tutti che siete affaticati ed oppressi: e tu lo eri, affaticato e stanco, e il Signore ti ha ristorato, accogliendoti tra le sue braccia.
Così preghiamo con i tuoi familiari ed amici, con gli alunni della scuola che hanno partecipato al dolore della comunità, accompagnanti in questo tuo addio.

don Giorgio Colajacomo


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