Ho insegnato nelle scuole statali dal 1969 al 1993, per 20 anni Filosofia e Storia in vari licei genovesi; prima e dopo anche nella scuola non statale. Penso di aver diritto ed esperienza sufficiente per dire la mia sulla " vexata quaestio ", ma solo in Italia, tra scuola statale e scuola non statale.

1. Dalla scuola di stato alla scuola della società civile

Già vent'anni fa padre Balducci vedeva la risposta nello spostamento da scuola di stato a scuola della società civile. Ma è la tradizione liberaldemocratica che dice la stessa cosa in nome libertà. Leggiamo con sorpresa in " Saggio sulla libertà " di John Sturt Mil del 1859:

"la natura umana non è una macchina da costruire secondo un modello e da regolare perché compia esattamente il lavoro assegnato, ma un albero, che ha bisogno di crescere e di svilupparsi in ogni direzione, secondo le tendenze delle forze interiori che lo rendono una persona vivente " (pag. 88) (...) " Proprio perché la tirannia dell'opinione è tale da rendere riprovevole ogni eccentricità, per infrangere l'oppressione è auspicabile che gli uomini siano eccentrici " (pag. 97 ).
L'Europa deve a questa pluralità di percorsi tutto il suo sviluppo progressivo e multiforme
"(pag. 104).Perciò, " la libertà l'unico fattore infallibile e permanente di progresso, poiché fa sì che i potenziali centri indipendenti di irradiamento del progresso siano tanti quanti gli individui " (pag. 101).
"Tutto ciò che si e affermato sull'importanza dell'individualità del carattere è della diversità di opinione e dei comportamenti implica, con la stessa incommensurabile importanza, la diversità di educazione. Un'educazione di Stato generalizzata non è altro che un sistema per modellare gli uomini tutti uguali; e poiché il modello è quello gradito al potere dominante - sia esso il monarca, sia il clero, l'aristocrazia, la maggioranza dei contemporanei - quanto più è efficace ed ha successo, tanto maggiore è il dispotismo che instaura sulla mente. (...) Una educazione istituita e fondata dallo Stato dovrebbe essere tuttalpiù un esperimento in competizione con molti altri, condotto come esempio e stimolo che contribuisca a mantenere un certo livello qualitativo generale
" (pag. 142).
Tuttavia le diseguaglianze economiche possono distorcere l'uguale possibilità di accesso all'educazione. Il ruolo dello Stato è quello di permettere uguali opportunità, non di essere il gestore dell'educazione. " I mali cominciano quando il governo, invece di fare appello ai poteri dei singoli e delle associazioni, si sostituisce ad essi; quando invece di informare, consigliare e talvolta denunciare, impone dei vincoli, e ordina loro di tenersi in disparte e agisce in loro vece " (pag. 53).

Quante volte ho presentato in classe questa visione sulla scuola di John Stuart Mill! I nostri studenti liceali non ne afferravano tutto la forza dirompente sull'egemonia culturale di sinistra, ma " statalista ", che si respirava nella scuola. Capisco il peso della nostra storia: il processo unitario nato cattolico è diventato opera del liberismo anticlericale; alla sinistra liberaldemocratica, dopo il ventennio fascista, subentra una sinistra social marxista che porta avanti la battaglia contro l'individualismo borghese in nome della socialità, ma con una concezione dello stato " unico naturale detentore " del compito educativo. La scuola dev'essere monopolio statale e se la Costituzione del 1948 - antifascista - recepisce i principi del pluralismo e della sussidiarietà, difesi dalla visione cattolica della società, in campo scolastico un colpo di mano giacobino inserisce il comma " senza oneri per lo stato " nell'articolo della libertà. C'è l'offerta statale per l'istruzione, c'è libertà di istituire scuole, ma chi intende avvalersi di esse paghi le tasse per la scuola dello stato e paghi la scuola non statale. Non si può togliere i " soldi di tutti " dalle scuole statali per darli ai ricchi! Invochiamo l'aiuto " liberatore" di Stuart Mill!

2. Dallo stato educatore allo stato ispettore

Concordiamo con l'analisi dello storico Sergio Romano nel Corriere della Sera del primo novembre 99. L'articolo porta significativamente come sottotitolo " laici assenti ingiustificati " e come titolo: Scuola dopo la " crociata " cattolica. Lo storico sottolinea come il sistema monopolistico in capo dell' istruzione usato lo stato moderno, se presenta indubbi limiti, ha certo anche notevoli meriti. Ma oggi, in un clima assai diverso da quello in cui la scuola pubblica è nata, " molti al posto dello stato educatore vorrebbero uno stato ispettore che fissa alcune regole comuni e accerta che vengano rispettate. Non gli negano il diritto di gestire scuole, soprattutto se ciò può servire a favorire i ceti sociali più umili e le zone più periferiche. Ma vorrebbero che rinunciasse al suo monopolio e permettesse ai cittadini di scegliere liberamente l'educazione dei loro figli ". Ma scuola non statale è prevalentemente cattolica. E' vero - sottolinea Sergio Romano, " certe manifestazioni in piazza San Pietro, all'ombra dell'autorità papale, finiscono per rafforzare le diffidenze del mondo laico. Ma i laici non fanno molto per creare le istituzioni di cui ha bisogno e abbandonano nelle mani della Chiesa una causa che li concerne. Il mecenatismo e le associazioni industriali hanno creato alcune università private. Perché queste università non dovrebbero aprire licei in cui anticipare lo stile e il metodo del loro insegnamento ? Perché non dovrebbero esservi a Milano domani, accanto a tanti licei pubblici e cattolici, " un liceo Bocconi "?

3. Oltre allo statalismo laici e cattolici

Forse una timida risposta alla provocazione di Sergio romano è venuta dal documento sottoscritto da un gruppo di parlamentari cattolici e laici martedì 9 settembre, qualche ora prima della discussione in aula sulla parità . Un confronto per eliminare vecchi pregiudizi che vede cattolici e laici schierati per la libertà di scelta in campo educativo. Ammesso che lo Stato " in passato ha permesso a molti settori di svilupparsi con la sua presenza ", si riconosce che i tempi sono cambiati e la società è cresciuta. Ma per la scuola il vecchio sistema appare restio a cambiare. Il documento sarà dato ai parlamentari, non non scalfirà il testo blindato confezionato dalla commissione. Significativo ruolo dello stato:

Alberto Rinaldini
1)John Stuart Mill, Saggio sulla libertà, Il Saggiatore 1981


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