Alla luce degli sviluppi della società italiana, nel contesto europeo, e degli stessi processi di autonomia scolastica, diventano sempre più anacronistiche e difficilmente sostenibili le resistenze e le preclusioni nei confronti della parità scolastica.
Abbiamo già espresso le nostre perplessità riguardo alla proposta di legge contenente " norme per la parità scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all'istruzione ", approvata il 21 luglio scorso dal Senato della Repubblica e da sottoporre all'esame della camera dei deputati. In realtà, eccetto che per la scuola dell'infanzia, si tratta prevalentemente di provvedimenti per il diritto allo studio, mentre sulla parità viene posta qualche significativa affermazione di principio, ma non è possibile nascondere un netto arretramento rispetto ai contenuti della stessa proposta di legge presentata dal precedente Governo e fatta inizialmente propria da quello attuale. Oltre ad alcune ambiguità o incongruenze normative che potrebbero rendere per certi aspetti ancora più difficile il compito delle scuole non statali, risulta particolarmente carente quella dimensione economica che è indispensabile per una parità concreta ed effettiva. Così un problema sempre più urgente rischia di rimanere, ancora una volta, in larga misura inevaso. È lecito dunque, anzi doveroso, chiedere qualche modifica incisiva, nonostante i molteplici ostacoli che ben conosciamo.
Appare necessario in ogni caso, non solo per le ragioni di principio che tante volte abbiamo illustrato, ma anche in rapporto alla fase di cambiamento che l'Italia e la scuola italiana stanno attraversando, porre la questione della parità scolastica come uno snodo fondamentale del rinnovamento del nostro sistema formativo. Un tale rinnovamento può essere infatti sinteticamente rappresentato come il passaggio da una scuola sostanzialmente dello stato ad una scuola della società civile, certo con perdurante ed il irrinunciabile ruolo dello stato, ma nella linea della sussidiarietà.
Siamo consapevoli che un simile passaggio esige realismo e gradualità, così da tener conto della situazione esistente, dei valori e dei legittimi diritti in esso presenti, della storia concreta della struttura formativa del nostro paese. Ma non è meno importante saper guardare in avanti e rendere possibile, anche sul piano scolastico formativo, la valorizzazione di tutte le risorse della nostra società, nella prospettiva di una piena libertà della scelta educativa dei cittadini e delle famiglie e di una sana e costruttiva emulazione.
È questa la via per rendere più agile e dinamico, e in definitiva meglio in grado di rispondere all'attuale domanda formativa, l'intero sistema scolastico italiano, riconoscendo senza riserve la funzione pubblica che svolgono in esso, unitamente a quella dello stato, le istituzioni scolastiche non statali.
Rientra nella logica di un simile approccio che la scuola cattolica, nel rigoroso rispetto della propria identità, cerchi le più ampie convergenze e collaborazioni con quelle forze culturali e sociali che avvertono le ragioni storiche di un tale progressivo cambiamento e sono disposte promuovono in concreto. Risulterà più agevole, così, far comprendere a tutti che quella della scuola libera e della parità scolastica non è soltanto una rivendicazione particolare e " confessionale " dei cattolici, ma piuttosto una questione generale, di libertà civili di pubblico interesse. Questa nostra assemblea intende pertanto contribuire a promuovere un ampio movimento di culture di opinione, che faccia maturare anche in Italia quei convincimenti e quelle scelte che sono da tempo presenti e operanti in grandissima parte dell'Europa.
Cardinale Camillo Ruini
| [Torna alla pagina precedente] | [home page] |