La scuola del nuovo millennio

La rottura di un monopolio

Raccogliamo spunti su gestione dell'intervento di Cesare Romiti alla tavola rotonda: la scuola alle sfide del nuovo millennio. Per maggior fedeltà al testo preferiamo lasciare la parola al relatore senza commenti.

1. Paradossalità della situazione italiana

"La prima autentica sfida per noi e per la nostra scuola è ancora quella vecchia: recuperare il gap di formazione e preparazione che separa il paese dagli altri partner dell'unione europea e dalle altre nazioni industrializzate e maggiormente sviluppate. Senza un salto di qualità educativo e culturale risulta davvero difficile confrontarsi con successo con gli altri.
In Italia però abbiamo anche qualcosa d'altro di singolare. Per esempio una lunga e antica diatriba fra scuola pubblica e privata (...)
Si può affrontare il 2000 con questo problema aperto? A mio giudizio no.
La " vexata quaestio " si snoda tutto fa attorno al famoso o famigerato articolo 33 della costituzione che riconosce a e enti e privati il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione e " senza oneri per lo stato ".
Secondo quanto risulta (chiaramente) dai lavori dell'assemblea costituente, il testo letterale e ufficiale significa che i privati che istituiscono scuole non hanno diritto di ricevere finanziamenti statali: è è riconoscimento della cosiddetta egualianza formale, che nega in via di principio qualsiasi discriminazione diritti. Ma non esclude che lo stato possa concedere a vario titolo agevolazioni o contributi diversi ".

2. L'ostacolo principale

" l'ostacolo principale e realtà è il principio stesso che lo stato possa abdicare a un bene così prezioso, a un servizio tanto essenziale è come quello dell'educazione dell'istruzione. Non sembra possibile che, date le sue caratteristiche di corrispondenza obbligatoria e di Valenza erga-omnes, questa funzione possa essere delegata ad altri. Come si fa a sostenere che l'eventuale introduzione della parità avrebbe come effetto la " balcanizzazione " della società, in quanto i cattolici si farebbero le loro scuole, gli ebrei le loro e così via i musulmani e gli steineriani fino a tutte le espressioni di esoterismo e ha tutte le frange settarie? Questo vorrebbe dire che l'idea stessa di società aperta e cioè di democrazia sta scomparendo.
La società aperta è appunto aperta a più visioni, filosofiche e religiose, a più colori, a più partiti, a più proposta per la soluzione problemi, (...)
Ma forse sono balcanizzate, le società tedesca, olandese, francese, inglese o spagnola dove esiste la libertà di insegnamento? L'ostacolo sostanziale sta appunto nel fatto che il medesimo articolo 33 e individua della scuola di stato il presidio essenziale della libertà di insegnamento, fino quasi scambiare o identificare il concetto di stato con quello di libertà.
E non colloca pertanto la scuola pubblica e quella privata sullo stesso piano di parità, fissa infatti in un unico e stesso soggetto tutte le figure coinvolte in questa funzione. Identifica cioè il garante della prestazione (la scuola dell'obbligo è uguale per tutti) sia con le erogatore finanziario-secondo gli obblighi fissati dalla costituzione-sia come suo possibile l'organizzatore, che diventa anche pressoché unico gestore, dal momento che l'accesso al privato è considerato eventuale. Quando li ideologie sismi hanno il sopravvento-si dice i morti seppelliscano i vivi. Per affrontare il XXI secolo con le qualità formative che le sue sfide impongono, occorre compiere questo salto culturale. (...)
Non si vede perché mai, così come lo stato finanzia in vario modo un gran numero di attività private dal marcato carattere ideologico e svolte a fini di profitto-dall'attività cinematografica quella editoriale, ha le più diverse cooperative culturali-non possa alla stessa maniera finanziare anche l'insegnamento impartito dai privati. (...)

3. E' più pubblica una scuola efficiente che una scuola statale per legge.

" la scuola statale imposta dallo stato è altrettanto sbagliato che la scuola privata imposto da movimento, da una confessione. Per questo si parla di scuola libera e della sua superiorità etica e pratica rispetto a quella dello stato. Scuola libera non significa assolutamente-come si intende ad accreditare-una scuola classista che, tutto preso dal suo efficientismo, abbandona se stesse le persone meno dotate intellettualmente più deboli economicamente.
Quanto si chiede oggi al potere, ossia al parlamento e al governo, e una trasformazione: una riforma legislativa è soprattutto culturale, di cui sono più che evidenti le implicazioni economiche ed umane ".

4. Rottura del monopolio

" Rottura del monopolio non vuol dire scomparsa dello stato.
Vuol dire alzare il livello del servizio pubblico; vuol dire pluralità di offerte. (...)
È difficile che nasca la competizione se i singoli istituti non hanno l'incentivo ad offrire un servizio migliore e ad attrarre così nuovi studenti. Il valore legale del titolo di studio impone necessariamente che una gran parte del curriculum scolastico venga deciso, per tutti, dal centro e che gli standard richiesti siano commisurati su questo scopo primario.
Ma c'è di più. (...)
C'è poi una conseguenza indiretta, ma non secondaria. Abolendo il valore legale si metterebbero fuori gioco gli istituti (pubblici o privati) che, pur offrendo servizi pessimo, prosperano solamente perché garantiscono, sempre comunque, il " pezzo di carta " a cui emissione sono tutti gli effetti abilitanti.
Questo del valore legale del titolo di studio è noto un gordiano della scuola italiana. "

5. Conclusione

" negli ultimi anni, rispetto le condizioni politiche e all'inerzia precedente, e sono stati compiuti passi molto importanti. (...)
Ma le missioni della scuola del 2000 impongono ancora maggiore chiarezza. Non si possono raccogliere le nuove sfide se non si vince l'ultima introducendo pari dignità e competitività a tutti i protagonisti del nuovo mercato ".

Cesare Romiti


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