Enrico Briano

In ricordo

Un addio a don Briano nella chiesa di S.Gaetano e don Bosco, la sua chiesa.

Il nostro patriarca ci lascia

Alla vigilia dell'apertura della Porta santa, della Notte di Natale che immette nel grande Giubileo, la porta dell'eternità si è aperta a te, caro don Briano, per il tuo incontro giubilare col Signore. Dio fatto uomo, Parola fatta carne. Hai così anticipato il tuoi anno santo, indicandoci la strada, come è giusto che faccia chi ha esperienza e saggezza.

Siamo qui in tanti confratelli con i tuoi nipoti e familiari, con gli amici che ti sei conquistato con la tua disponibilità ed il tuo servizio.

Da un paio d'anni la tua fibra forte cedeva, il portamento alto, diritto e fiero si incurvava, la parola non ti fioriva più sulle labbra collegata al pensiero. Ma con orgoglio continuavi a festeggiare sant'Enrico e il tuo compleanno offrendo un buon pranzo di pesce alla tua comunità, che sempre ti ha assistito con amore.

Purtroppo, i novant'anni non si sono potuti celebrare in casa, per non turbarti, ma una rappresentanza è venuta a festeggiarti.

Il declino fisico, unito alla nativa indipendenza del tuo temperamento (volevi fare da solo...) ha reso anche difficile il seguirti, particolarmente in quest'ultima estate. Ma i confratelli, alcuni in particolare, ti sono stati accanto giorno e notte per tenerti in casa fino a che fosse possibile ed anche oltre.

Poco più di tre mesi fa è stato inevitabile l'ingresso al Piccolo Cottolengo di Don Orione a Genova quarto, dove sei spirato ieri mattina, assistito con dedizione, di cui ringrazio. Mi dicevi un mese fa: qui sono il preferito, mi trattano meglio di tutti.

Caro don enrico, quella Parola che hai predicato con tanta competenza ed amore, che hai cercato di testimoniare nella tua vita di consacrato e di sacerdote, che hai trasmesso - da buon salesiano - nell'insegnamento tra i ragazzi e tra gli adulti, quella Parola che è la Persona stessa di Cristo è ora per te luce senza fine, gioia senza tramonto.

Scompare così il nostro patriarca: il carisma non è solo don Bosco, la sua passione per i giovani, il suo sistema preventivo, la sua spiritualità e le sue tante iniziative, è la catena di salesiani che da oltre 150 anni prolungano la sua presenza tra i giovani in ogni parte del mondo. E tu, don Briano, come tanti nostri anziani sei stato memoria di questo carisma, suo interprete aperto alle novità, pronto ad incoraggiare le cose belle. Mi dicevi, quasi a commento della tua vita: qualcuna ne ho anche combinata, ma quante cose belle, quante cose grandi! Il Signore mi ha voluto bene.

Don Briano aveva novant'anni, li aveva appena compiuti: era nato infatti il 4 dicembre 10909 a Savona

In quell'oratorio, alla scuola di don Pedussia, si innamora di don Bosco e ne fa il suo progetto di vita.

A Sampierdarena dal 1946

Così lo ricorda un suo ex allievo che fu presidente nazionale Ex Allievi e direttore della Rai: Uomo di prim'ordine, salesiano di prim'ordine, uomo nuovo in molte manifestazioni, un salesiano aggiornato ai tempi nuovi. Era il salesiano della gioia, della vita, dello sport, della giovinezza, del futuro. Giusto e severo, amabile e accogliente, allegro tra noi, ben calato nella nostra realtà giovanile.

Questa voglia di vivere, questo senso positivo ed aperto verso le cose belle (quanti superlativi anche negli ultimi tempi) lo accompagnerà sempre.

E' un uomo libero, uno spirito aperto, una personalità forte che la vita religiosa sa orientare, nel solco di don Bosco al dono di sé: mmi sono fatto tutto a tutti.

E' dal 1946 a Sampierdarena, per 53 anni. Nel dopoguerra si forma e matura la sua abilità di conferenziere. Con padre Morlion dell'università cristiana “Pro Deo” don Briano si lancia a difendere gli ideali cristiani nei dibattiti, sulle piazze, nei teatri, nelle chiese, alla radio: la sua parola è affascinante, la presenza si impone, è documentato e aggiornato, trascina.

Tra tutte le conferenze, memorabile quella nel teatro regio di Parma, e quella nel duomo di Pisa, gremito di autorità e di popolo per la commemorazione del rettor maggiore don Ricaldone.

Intanto continua ad insegnare francese e poi inglese nella nostra scuola media per quasi 40 anni, ed è preside della scuola media pre 35.

Insegna religione nelle scuole statali per 10 anni al Classico di Genova e all' I.T.I. per periti chimici di Sampierdarena.

Dal '51 per sei anni è delegato ispettoriale degli Ex Allievi e più tardi tiene i contatti con i Cooperatori e le antiche famiglie genovesi. Dirige l'Eco di don Bosco e promuove cineforum ed iniziative culturali.

E' vicario dell'istituto, cioè vicedirettore, per 12 anni, con autorevolezza ed equilibrio. Ma soprattutto predica. E' sua la Messa di mezzogiorno per 22 anni qui a San Gaetano, e poi 10 anni alla Cella ed altri ancora sino a due anni fa alla chiesa dell'Adorazione. Ho qui un ricordo personale: i miei fratelli e sorelle più grandi correvano a sentirlo, quella era la loro Messa.
Caro don Briano, mi ricordavi spesso questa vicinanza della mia famiglia ed eri contento di sentirlo dire.

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Il tuo stile era sobrio, mai più di 10 minuti, colto ma brioso, vivace ed aperto agli avvenimenti. Cercavi di impastare la Parola con la vita, per una fede concreta, orientamento per l'agire, luce vera che viene in questo mondo.

Curavi lo stile, essenziale, chiaro ed elegante, avevi una formidabile memoria.

Non potevi non predicare, l'annuncio del Vangelo lo sentivi dentro come una missione che ti era stata affidata. E correvi per l'Italia: quanti Esercizi spirituali predicati ai salesiani e alle figlie di Maria Ausiliatrice! Ricordo ancora a Col di Nava due anni fa, quando hai voluto proporre una tua omelia dalle tante cassette che i tuoi tanti amici avevano registrato, ed erano, pur nell'usura del tempo, parole vive, immagini efficaci. Ne eri contento, te ne compiacevi come un dono di natura ricevuto da Dio ma coltivato poi con molte letture, con intensa meditazione, con accurata preparazione.

L'ultimo capolavoro

Un'altra cosa grande hai messo in piedi, giunto a 70 anni, quando potevi anche riposare: il Centro Linguistico Europeo “Don Bosco”, aprendolo ai giovani e agli adulti per le varie lingue e alle aziende che hai conquistato con la tua capacità di rapporto e la proffessionalità che hai saputo anche formare negli altri docenti. Era il tuo fiore all'occhiello; anche in questi ultimi anni, con l'aiuto prezioso della tua nipote, potevi mostrarne con orgoglio il bilancio positivo. E continua ancore, e ci sarà l'impegno nostro di condurlo avanti, nel tuo nome.

Col tuo biografo don Miscio

Perché anche il sacerdote si innesti bene, fiorisca e cresca riccamente, occorre che l'innesto avvenga su di una umanità educata, garbata, sorridente, gentile, generosa, che deve rimanere autentica. Non ti sei spogliato di nulla. L'uomo nuovo è fiorito sull'autenticità della giovinezza della tua natura. Hai conservato la tua esuberanza, la tua voglia di vivere, la tua gioia di stare con gli uomini, con le donne , con i giovani, per affascinarli e così portarli ad apprezzare quello che tu apprezzavi, come don bosco faceva.

Tu hai vissuto nel positivo, nella vita, nell'onore, nell'amore. Hai diffuso il senso della vita, non hai rattristato nessuno. Hai rallegrato molti. Che vuoi più di così? Ringrazia Dio di quello che ti ha dato.

E quando si è avvicinato il 60°, do Briano ha risposto al biografo: Ti sei dimenticato delle mie incapacità e dei miei difetti che sono molti ed evidenti. Caro don Mscio, ti prego di inserire questa volta anche qualche racconto allegro e soprattutto i miei difetti che troverai dappertutto nella mia vita.

E don Miscio riprende: Tu vuoi la libertà: Tu sei veramente un uomo libero. Hai avuto tanta fortuna nella vita, perché hai saputo vedere della via il lato migliore, hai saputo goderne il frutto non perché ti è venuto in mano, ma perché lo hai saputo cercare e lo hai trovato.

don Giorgio Colajacomo


Don Briano e la Juventus

Don Briano era conosciuto dai campioni del calcio, parlava con essi, con essi qualche volta scappò a giocare. Fu un amore, amici, che va raccontato.

Caligaris, il grande terzino della Juventus e della Nazionale, abitava nel rione Crocetta di Torino. Il suo balcone e la sua finestra davano sul cortile dove i giovani teologi giocavano. Venivano a trovare Caligaris i suoi compagni di squadra Rosetta, Combi, Cesarini e altri, i giocatori della Juventus, la grande squadra.

Io posso raccontare queste cose, perché tanto con don Briano se ne parlava ai tempi belli, trenta e più anni fa a Sampierdarena, e da lui sentivo raccontare, io ammirato ed entusiasta ascoltatore. E lessi le lettere di Caligaris, e le misi nella mente, ed io stesso potei sperimentare quanto abile era don Briano a giocare a pallone, eccellente ed insuperato tra quanti salesiani e giovani correvano dietro alla palla nei cortili degli istituti. Fui anch'io tra questi un tempo e ora non si direbbe. Anch'io spesi una vita.

Bella la storia con Caligaris. Vedeva, il grande terzino, giocare i teologi in partite forsennate ed accese. Nell'Istituto Internazionale Teologico della Crocetta vi erano autentici assi: c'erano inglesi, scozzesi, ungheresi, argentini, uruguaiani, brasiliani, oltre gli italiani s'intende, fior fiore di gioventù, veri campioni.

Noi ragazzi a sentire parlarne negli anni quaranta mitizzavamo, trasecolando. Caligaris uno ne vedeva sovrastare tutti per tocco, per classe, per bravura ed eleganza. Diceva alla moglie, diceva agli amici: “Venite a vedere quel giovane con la tonaca. Osservatelo quando ha la palla come la tocca. Quello non sfigurerebbe nelle file della Juventus”. Volle conoscerlo, vollero conoscerlo. Si conobbero. Nacque l'amicizia.

Come poteva il giocatore teologo non impazzire per la Juventus che si batteva a due passi la domenica, come non interessarsi della Nazionale italiana di calcio, i cui giocatori erano suoi amici?

L'amicizia continuò a lungo anche quando don Briano, divenuto sacerdote, venne via da Torino, ma non smise di giocare al pallone, anzi allora cominciò veramente con l'esperienza che si era fatto.

Inviando in dono un pallone ai giovani di sampierdarena nel 1936 Caligaris diceva ad un certo punto della lettera: “... Divertitevi e seguite gli insegnamenti di don Briano perché egli oltre ad essere un ottimo maestro è anche un provetto giocatore. Questo lo posso affermare vendo seguito quasi giornalmente le sue prodezze: il balcone della mia abitazione mi permetteva di assistere alle partite che disputavano nelle ore di ricreazione”. E scrivendo a don Briano: “ ... Mi vorrà, caro don Briano, perdonare se nella mia lettera ai giovani mi sono permesso di palesare le sue virtù calcistiche. Ho detto la pura verità, perché molte volte ho avuto l'occasione di ammirare la sua indiscussa abilità e più volte ho detto con la mia signora (mentre eravamo in quel famoso balcone) che lei avrebbe figurato magnificamente in qualsiasi squadra di divisione A”.

Antonio Miscio


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