Per motivi di salute , nei primi mesi del 2000 , ho dovuto trascorrere molto tempo riposo. Ho potuto così seguire le serate di Porta a Porta. Un modo di affrontare i problemi di oggi con competenza e correttezza da parte del conduttore Bruno Vespa. Mi riferisco ai problemi politici: elezioni regionali, commenti post elettorali, referendum e secondo governo Amato. Uno staccato del mondo incivile modo di confrontarsi tra coloro che essi ci chiedono il voto, mostrando, peraltro, un discutibile quanto apparente rispetto per noi, il popolo sovrano! Un interrogativo mi martella: "come giudicano veramente gli elettori questi politici?" Dovrebbero dire che cosa intendono fare del potere che loro deleghiamo e ci ammanniscono una spettacolo così incivile
Anche il più sprovveduto inorridisce di fonte ad esponenti di primo piano che infiorano il loro dire con insulti all'avversario politico. Siamo anche noi offesi! Come lamentarsi poi se il popolo non va a votare? Il disertare le urne potrebbe essere un modo di stigmatizzare quella politica. Per loro - non per tutti - ciò che conta è la squalifica dell'avversario per contagiare l'ascoltatore? E le proposte politiche su cui dovremmo dare l'assenso?
E' un'ingenuità aspettarsi buone maniere da "codesti signori"? L'avversario politico è uno che la pensa diversamente e nessuno è la verità ... né centro destra, né centro sinistra.
La seconda repubblica, in questo, ha fatto notevoli passi indietro. Vince chi grida, che offende, chi non lascia parlare l'avversario? Anni fa questo modo scorretto di confrontarsi era il proprium di un solo gruppo, ora pare diventato un atteggiamento piuttosto comune. E' libertà anche usare in modo grossolano l'arma della squalifica?
Una lezione pertinente è venuto dal capo dello stato allorché, davanti alle telecamere, ha comunicato i motivi che lo hanno indotto, quale garante della costituzione, ad affidare ad Amato l'incarico di formare il nuovo governo. Conclude con una frase che la dice lunga per chi non vuol capire: "Non mi crederete, ma in tutti i partiti ha trovato un grande senso di responsabilità ed impegno. Un linguaggio sempre rispettoso anche nei momenti più appassionati". A ben vedere la lezione del linguaggio rispettoso non raggiunti tutti. In alcuni alti esponenti di partito è "riemerso l'antico - recente linguaggio... " come nella discussione in parlamento per il voto di fiducia al nuovo governo. Varie volte il presidente della camera ha dovuto richiamare i deputati alla correttezza... " le telecamere ci stanno riprendendo, onorevoli colleghi!" Ma noi non siamo un "popolo bue"!
Questa non è la ricerca del bene comune, è ubriacatura di parole per una vittoria elettorale o per sminuire la sconfitta. Si pensa di persuadere non co la ragione politica, ma con la ragione che grida più forte! Per travasare meglio le proprie idee come il Callicle del Gorgia del dialogo platonico. Per Callicle ciò che contano non è la forza della verità, ma la verità della forza!
Il popolo col buonsenso riesce ad andare oltre? Dopo la non politica gridata, con potrà seguire ora una politica vera per la soluzione dei nostri gravi problemi? Non voglio vedere tutto nero nel dialogare politico. Abbiamo, anche nei momenti più caldi, esempi di grande finezza... Ricordo a questo proposito un intervento a Telecittà. Il nuovo governatore della nostra regione riconosce i meriti del predecessore in modo cavalleresco. Per fortuna non è l'unico caso. Il rispetto, pur nel contrasto delle idee, dovrebbe essere costume politico.
Potessi parlare ai signori della politica, direi loro che non se ne può più di quella violenza verbale e inviterei a vivere il "giubileo" della politica. Un giubileo "laico"... Un giubileo che restituisca respiro e nobiltà a quell'arte che Polo VI definiva "il primo atto di carità". Almeno le buone maniere!
Alberto Rinaldini
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