Don Alberto Lorenzelli, 46 anni, è il direttore del Don Bosco. Da vent'anni è una dellefigure cardine dell'istituto dei salesiani. Cos'è successo nel quartiere in questi vent'anni?
"Non ho dubbi: è aumentata la forbice, la frattura sociale tra chi vive in maniera benestante e chi invece versa in condizioni di povertà. Non solo economica, ma anche culturale e di valori. Faccio un esempio..."
Quale?
"Quello di una ragazza di ventun anni, morta recentemente nel quartiere. Ebbene, quando abbiamo chiesto nel palazzo, nessuno dei vicini sapeva che lì abitava una giovane ammalata da sette anni".
Gravi problemi di relazione sociale...
"Non solo. Un tempo le nostre strutture davano occasionalmente una mano a chi si trovava in difficoltà. Oggi devono lavorare tutto il giorno, tutti i giorni. C'è chi chiede una mano per pagare le bollette, chi ci chiede un sussidio per mangiare, chi addirittura non sa dove andare a dormire..."
C'è una povertà diffusa...
"... e più ricchezza. Ma chi si trovava in una fascia sociale medio-bassa scivola sempre più giù..."
I giovani?
"Difficile, arduo coinvolgerli in progetti culturali. Un altro esempio: quando, dieci anni fa abbiamo avviato una serie di incontri con i personaggi della cultura in vista della maturità, il Tempietto (il teatro dell'istituto, ndr) era strapieno, mancavano le poltrone. Oggi non ci riusciamo più".
Si è spiegato il perché?
"Sicuramente è colpa nostra. Non riusciamo a trovare le chiavi giuste per interessare questi giovani. Ultimamente abbiamo tentato con la musica. Abbiamo creato una breccia: ma ci si riesce solo quando si passa per situazioni almeno apparentemente più futili. Pensi che qui al Don Bosco avevamo una grande tradizione: la scuola di politica. Oggi il rifiuto dei ragazzi per questi argomenti è invalicabile".
Ma ci riuscite a coinvolgerli sui grandi temi di oggi?
"Sì. Anche se l'impressione è che siano più vulnerabili delle passate generazioni. Che le armi critiche siano spuntate e che certi messaggi passino con grande facilità..."
Per esempio?
"Parliamo degli stupefacenti. Quando ci troviamo a discuterne, la prima obiezione che fanno è: "ma lo spinello non è una droga". Magari non hanno lo stesso atteggiamento rispetto alle droghe pesanti. Ma molti, moltissimi sono convinti che fumarsi uno spinello sia un'attività di puro divertimento, che non comporta rischi".
di Marco Menduni
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