Di recente mentre al Senato si discuteva della fecondazione artificiale, utero in affitto, dono (-o vendita) di seme ed ovuli, il "Corriere della Sera" lo invitata in prima pagina a "distinguere molto chiaramente tra morale religiosa ed etica pubblica".
Giustamente Maurizio Blondet sull' "Avvenire" commentava: "È implicito il pregiudizio laicista: gli argomenti ispirati alla 'morale religiosa' non hanno la dignità ne intellettuale, ne civile, ne politica, per intervenire nel discorso pubblico".
| Ma gli Italiani sono in gran parte cattolici e comunque la nostra civiltà è impregnata di valori portati dal Cristianesimo. Però i principi religiosi, che hanno ben altro fondamento e stabilità del relativismo laicista, non devono essere usati nel discorso sull'etica pubblica. | Nell'articolo di commento al "Corriere della Sera" forse troviamo la spiegazione. "Di rado un pregiudizio laicista è stato espresso con più brutale semplicità. Occorre dire che è una anomalia tutta italiana. Nella più antica democrazia del mondo, gli Stati Uniti d'America, le posizioni che partono da un'ispirazione religiosa - tanto più quando si decide sull'etica pubblica - hanno invece un rilevante peso sociale. E soprattutto un incontestato rispetto sociale: nessun politico e giornalista si sognerebbe di volerle escludere dal dibattito". |
Blondet porta poi un esempio. Un gruppo di protestanti americani, che credono letteralmente al racconto della Creazione scritto nella Genesi, hanno lottato e preteso che nelle scuole venisse insegnato accanto all'evoluzionismo darwinista, il creazionismo. Ed hanno vinto.
Un esempio paradossale, che i nostri laicisti bollerebbero come un trionfo dell'oscurantismo. Invece è una vittoria della democrazia all'americana, come la definì John Dewey, per il quale tutte le idee, e non solo quelle degli esperti, dei tecnici e degli scienziati, hanno diritto di essere esposte al popolo sovrano.
| C'è per me un altro motivo più filosofico che preoccupa in quella presa di posizione dell'articolista del "Corriere della Sera". Se chi crede non può, nella società di cui è parte, esporre le sue idee quando si tratta di legiferare per il bene comune, allora una delle due: o la religione è superstizione, un pericolo per la convivenza, o se può essere un punto di vista, va esposto proprio per non rischiare di rendere assoluti altri punti di vista che per natura restano punti di vista e non la verità. |
La radice di fondo si trova nel "laicismo" nostrano, non nella laicità che significa rispetto per tutti e quindi possibilità di vivere anche per "idee morali" contrarie alle mie. Proprio quella ragione, invocata per liberare l'uomo dagli integralismi, dai fondamentalismi, dall'oscurantismo, chiede al laicismo di smettere finalmente anche in Italia... siamo nel 2000... la veste dell' "ismo" e indossare l'abito più umano di chi proprio in nome della laicità vuole che ogni idea si confronti per la vita della società.
| La democrazia può fare a meno di partiti, ma non di un "combattivo dibattito pubblico": il popolo deve sapere che, con una scelta a maggioranza si assume anche la responsabilità degli effetti, dato che la decisione politica non è una scelta assoluta fra "bene" e "male". |
Alberto Rinaldini
| [Torna alla pagina precedente] | [home page] |