Educatori nell'era informatica

dal libro intervista a don Jan E.Vecchi
a cura di Carlo di Cicco

Il libro-intervista al rettore maggiore dei Salesiani , don Juan E.Vecchi, per Educatori nell'era informatica, è un dono intelligente per chi vive la missione di accompagnare le giovani generazioni nel loro crescere in novità e creatività. Vogliamo presentarlo ai nostri lettori con brani del libro da cui traspare la competenza e fresca attualità di chi sa che l'educazione è opera di cuore.

Dalla presentazione del giornalista
I Salesiani vengono da una tradizione di 150 anni di ascolto dei giovani, quando i ragazzi, soprattutto se poveri o analfabeti, erano assolutamente insignificanti nella società. E le ragazze contavano ancora meno.
Negli stessi anni in cui Carlo Marx lanciava il suo "Manifesto", don Bosco, lottando duramente con i pregiudizi del suo tempo e rischiando la salute, apriva l'oratorio nella periferia di Torino, polo importante della prima industrializzazione in Italia, con l'idea del riscatto sociale e religioso dei giovani poveri e abbandonati.

Una holding educativa cattolica

Ora i Salesiani hanno scuole, università, oratori in 120 paesi del mondo. Sono più 17 mila con oltre 1500 istituti. Dirigono decide di riviste, editrici sparse in ogni continente, contano migliaia di allievi/e ed ex allievi/e in ogni ceto sociale.
Operano in mezzo ai giovani di ogni fascia di età, con tipi di presenza differenziata: centri giovanili, scuole professionali, scuole dai primi grandi di istruzione all'università, parrocchie, collegi, comunità di accoglienza per tossicodipendenti o ragazzi di strada.
Sono stati tra i primi a dar vita, nelle loro università, agli osservatori della gioventù o alle facoltà di scienze dell'educazione.
Alla pari, sul fondo educativo, operano con i Salesiani anche 17 mila suore, Figlie di Maria Ausiliatrice, impegnate specialmente con le giovani donne. E poi, Cooperatori e Cooperatrici, ossia salesiani non inquadrati nella vita consacrata, ma altrettanto coinvolti nel servizio ai giovani. In termini d'impresa e di risorse, si direbbe che, insieme, sono una holding cattolica e un'impresa multinazionale educativa di tutto rispetto. Ma, anziché nel profitto, questa singolare impresa continua a trovare la sua giustificazione nell'organizzarsi per rispondere efficacemente alla domanda delle origini: perché e come restare dalla parte dei giovani, specialmente dei meno fortunati.
L'educazione dei giovani con il sistema preventivo rimane la ragione dell'essere salesiani, nello scorrere del tempo e nel mutare del quadro sociale e politico sullo scacchiere internazionale

Simbolo della tradizione di don Bosco

Don Vecchi è, ora, il simbolo di questa grande tradizione perché è l'ottavo successore di don Bosco, che con i giovani ha stretto un patto mai venuto meno.
Ogni successore del santo dei giovani viene chiamato "Rettor Maggiore, l'autorità suprema della grande "famiglia salesiana" ramificata del mondo. E' il custode e garante che quel patto tra don Bosco e i giovani permanga valido.
Ragionare allora di educazione con don Vecchi, offre un punto di vista stimolante, in una grande stagione cambiamenti, quando gli occhi di tutti scrutano il futuro che viene con il nuovo millennio.
Di questi tempi, come e più che nel passato, i giovani sono contesi tra il maestro classico ed il maestro informatico, tra la famiglia tradizionale e nuovi modelli di focolare. Cominciano a nascere con sistemi artificiali, e manifestano precoce apprendimento delle nuove tecnologie. Sono oggetto di indagini interessate e area di mercato per larghi consumi.

Primo successore di don Bosco su Internet

E' il primo successore di don Bosco che usa normalmente Internet e i più moderni mezzi comunicazione. Un traguardo con qualcosa di speciale?
Segna il passaggio all'esercizio del proprio ufficio tenendo conto del maggior numero di informazioni a disposizione e il suo rischio. Il vantaggio di avere un panorama più vasto e più dettagliato quando si prendono delle decisioni.
Concordo con gli esperti nel dire che l'informazione è il segreto di una buona decisione. D'altra parte, c'è il rischio che questo orientamento verso l'informazione ci limiti un po' nei rapporti e nella comunicazione personale. Non solo per mancanza di tempo, ma per abitudine a un tipo di comunicazione che ci dà l'illusione di portarci molti dati e, dunque, non ci mette sufficientemente in guardia su quanto perdiamo dei gesti, dei sentimenti, di tutto quello che la persona sprigiona anche senza parlare, con il solo presentarsi e interagire in forma spontanea.

La copertina del libro

Educazione in tilt

Internet non è solo un ulteriore passo avanti della comunicazione elettronica che, tuttavia, già da molto tempo, ha cambiato il perimetro di gioco della partita educativa?
Le nuove tecnologie informatiche e della comunicazione hanno proposto nuovo maestro principale. Si può discutere se sia un maestro buono o cattivo, o un maestro indifferente. Ma senz'altro in termini di peso e quantità, la comunicazione sociale multilaterale (internet, radio, videocassette, videogiochi, televisione, telefonino, tutto il sistema multimediale che ormai entra nelle case), ha comportato un cambio di prospettiva rispetto al tempo in cui tre istituzioni soltanto: la famiglia, la scuola, le istituzioni forti del villaggio o delle piccole città - e tra queste era autorevole la Chiesa - si dividevano il peso e l'influsso educativo.
I nuovi mezzi di comunicazione sociale hanno mandato in tilt i tradizionali sistemi educativi?
Li hanno mandato in tilt, nel senso che li hanno obbligati a ristrutturarsi internamente e a ripensare criteri, partner, condizione di accettazione dei messaggi, condizioni di comunicazione interpersonale.
Questa situazione nuova non contribuisce alla crisi di identità dell'educatore?
L'educatore vero e autentico, di fronte alle novità, più che entrare in crisi di tipo depressivo, entra in crisi di tipo promozionale, si sente sfidato ad adeguarsi con una capacità critica.
Può vivere la sensazione di sentirsi insidiato nel suo ruolo educativo. Ma allo stesso tempo, l'educatore sa che può adoperare la comunicazione elettronica, che può giocare il suo ruolo specifico e che non sarà sostituito dalla forma multimediale, perché la sua presenza di interazione è molto più personalizzata.
Si accorge, che suggerendo capacità critica, può influire sugli stessi grandi sistemi di comunicazione sociale anche con piccoli input. E poi, non tutto è negativo nei grandi sistemi della nuova comunicazione. Lo stesso educatore è in grado di percepire il grande aiuto che può ricavarne nei percorsi di apprendimento proposti ai giovani.
"Informatico" nel senso di conoscenza tecnica, ma specialmente di capacità nel saper cogliere le implicazioni che la nuova condizione di vita crea nei rapporti interpersonali?
Senz'altro, soprattutto per gli educatori incaricati della sintesi globale, come solo gli educatori professionali.
Aggiungo tuttavia che, secondo la mia visione, anche un educatore che non abbia assimilato ancora tutta la dimensione informatica sul piano propriamente tecnico, rimane in grado di dare input educativi. Può contare su altri aspetti della sua umanità, del suo sentimento, del suo cuore, per prospettare ali allevi una umanità matura, serena, capace di critica. L'educando rimane il soggetto stesso che si educa, facendo sintesi dei molti input che gli vengono dall'educazione formale, dalla televisione, dagli amici, dai genitori. E se incontra un educatore di qualità, anche se poco ferrato nell'aspetto informatico, certamente potrà ricevere preziosi contributi

Il terzo polo educativo

Per l'educatore, la battaglia con Internet e la televisione non è persa in parte?
No, perché l'educatore rimane un interlocutore umano del giovane e non un semplice strumento, per quanto prezioso, come sono le tecnologie dell'informatica e della comunicazione.
Anche se il giovane può riuscire da solo a padroneggiare i mezzi dal punto di vista del loro uso meccanico, non viene meno il ruolo di accompagnatore dell'educatore che lo aiuta a formarsi criteri di giudizio e di scelta nella vasta offerta che Internet, la televisione e altri strumenti mettono a disposizione.
Nel campo informatico e della comunicazione bisogna imparare a giudicare e scegliere come oggi avviene con le persone, i libri, gli avvenimenti. Un'attitudine che comporta non una crescita settoriale ma una crescita globale della persona. Perciò l'educatore è ancora un aiuto e un accompagnatore necessario.
La comunicazione informatica è un terzo incomodo o un compagno nell'educazione?
Faccio un ragionamento: ci troviamo in questa situazione. L'uomo - direbbe Ortega y Gasset - è lui e la sua circostanza. E noi ora ci troviamo in questa situazione nuova, determinata dall'informatica.
Osservando il fenomeno, si vede che ci sono elementi connaturali di positività propri del progresso tecnico. Ci potrebbero essere, inoltre, elementi di positività che vengono da coloro che li usano in senso della promozione umana. In Internet ha visito dei siti che mi sono molto utili per tutto: conoscenza della Chiesa, temi di predicazione, documenti del Papa, la Somma Teologica di San Tommaso, la Bibbia. Non si può pertanto fare una valutazione negativa.
Naturalmente, come in ogni realtà del progresso, c'è chi specula sulle passioni umane più basse e allora i siti di Internet sono utilizzati ai fini peggiori, quali la prostituzione o la pedofilia.
Ma tornando alla domanda, considero la comunicazione informatica un compagno che ha grandi elementi positivi e, dunque, i ragazzi vanno aiutati a incorporarla con senso critico alla propria vita.

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