Qualche tempo fa sul "Settimanale Cattolico" della diocesi c'era un ampio articolo intitolato "Tutte le strade portano al Don Bosco". Con lo spostamento di poche lettere si può ottenere un titolo che suggerisce una dinamica opposta. Qualcuno può vedere della presunzione in una simile affermazione o dell'incoscienza, dopo il fatto che numericamente le forze salesiane si contraggono sempre di più. Il mio titolo non vuole essere una banale battuta ad effetto ma vorrei cogliere l'opportunità per esprimere una riflessione che completi la prospettiva di quanto contenuto nell'articolo citato.
L'occasione mi viene offerta da una iniziativa che ho trovato già avviata, quando nel settembre scorso sono arrivato in questa parrocchia: "IL VANGELO SIA CON TÈ". In vista dell'anno santo il Vescovo di Genova, Mons. Dionigi Tettamanzi, ha chiesto ai cristiani della diocesi di formare dei "missionari del vangelo" che portino in dono il Vangelo di Marco a tutte le famiglie di ogni singola parrocchia. Al di là del fatto materiale di donare il vangelo alle famiglie che lo desiderano, in questa iniziativa vedo contenuta una prospettiva sul come la parrocchia, e con essa "il don Bosco", deve porsi nei confronti del territorio. Citando il titolo di un libro si può sintetizzare così: "da una chiesa introversa ad una chiesta estroversa". |
Con parole meno ad effetto, ma altrettanto incisive il Papa, e con lui i Vescovi italiani, da anni ci dicono che è urgente passare da una pastorale di conservazione ad una pastorale di nuova evangelizzazione o di missione. E' evidente che non si parte da zero. L'esigenza del cambio è sentita.
Ma che molti fatti ci dicono che il "don Bosco" è sempre stato un centro di irradiazione di cultura, di iniziative educative, di esperienza religiosa semplice e solida, di opere caritative, di sano agonismo sportivo e di efficaci vincoli di amicizia nel nome del Santo.
Con le ormai familiari immagini giubilari della "strada e della porta", sottese ai verbi "portano e partono", vorrei dunque proporre alcune brevi considerazioni. Dire che tutte le strade portano al don Bosco vuoi dire essere consapevoli, come cristiani, che ogni persona che arriva nei nostri ambienti salesiani (chiesa, oratorio, scuola, campi da gioco, sale di riunioni...) non viene per caso, ma sta già percorrendo quella "via" che è Cristo. Allora arrivando da noi ha l'esigenza consapevole o la nascosta nostalgia di incontrare anche il Cristo Verità e Vita.
Non basta dunque che le strade portino al don Bosco. Occorre che il don Bosco sia anche una "porta" che immetta in situazioni, offra possibilità di incontri, si spalanchi sugli scenari dello spirito... affinchè ognuno che vi giunge possa davvero entrare in relazione autentica con le persone, ma soprattutto, attraverso questa, entri in comunione vera e profonda con Dio. Se la strada che porta al don Bosco è già in qualche misterioso modo, Cristo, noi non possiamo deludere alcuno, per qualsiasi motivo arrivi a noi. Il che significa che la strada deve, prima o poi, avere una porta che si apra anche nella grande sala dove è possibile incontrare "Cristo parola di verità e pane di Vita".
È solo in questa ottica che diventa efficace anche l'espressione: "tutte le strade possono partire dal don Bosco". Strade che portano ad una meta e non in vicoli, magari affascinanti, ma ciechi. Con un'altra immagine, molto presente negli scritti biblici della liturgia del tempo pasquale, possiamo dire che oggi le nostre comunità di fede devono imparare "a stare e ad andare; a fermarsi e a correre; a vivere nell'intimità e a spalancare le porte".
"Stare" per essere in grado di accogliere, di ascoltare, di crescere nella comunione, di riflettere sulle domande che ci vengono poste come credenti, di trovare in comunità, ognuno la risposta personale alla chiamata di Dio (vocazione)... e quindi "andare", spinti fuori dallo Spirito Santo.
Una comunità "estroversa" non solo avrà una decina di coppie che vanno a bussare alle porte delle 6000 famiglie della parrocchia per donare il Vangelo; non solo avrà alcuni ministri straordinari dell'Eucarestia che portano la comunione agli anziani, agli ammalati; non solo avrà il parroco che passerà a visitare le famiglie... inventerà sempre adeguate risposte alle nuove domande.
Come essere vicini agli extracomunitari, soprattutto sudamericani, sempre più numerosi in parrocchia? Come accompagnare le giovani famiglie nella crescita di fede e non solo prepararle al rito del battesimo? Come imparare a non ridurre la carità al fare l'elemosina? Come abilitare le giovani generazioni al confronto e dialogo interreligioso, dato che ormai hanno come vicino di banco, o compagno di squadra il musulmano, il buddista...? Come abilitarci per sapere spezzare il pane della Parola di Dio nelle famiglie, costituendo gruppi del Vangelo, che incontrino le persone nelle loro case?
Prendere sul serio anche solo queste poche domande e tentare di rispondervi, non ci lascerebbe più tempo per le disquisizioni sui "primi posti", come tentavano di fare gli apostoli addirittura durante l'Ultima Cena! Spero di aver chiarito il mio pensiero sulla necessaria complementarità delle strade.
Concludo dunque con una citazione dalla lettera del nostro Vescovo Dionigi, per l'Anno Santo: "Sento quanto mai urgente che cresca sempre più in tutti noi la coscienza missionaria come parte integrante, anzi centrale della fede cristiana. Ciascuno deve sentirsi responsabile non soltanto della propria salvezza, ma anche della salvezza degli altri: nel suo disegno Dio affida l'uomo all'uomo, e così i "lontani" dalla fede vengono affidati ai "vicini". In tal senso la necessità della nuova evangelizzazione riguarda sì i "lontani" da avvicinare, ma ancora più riguarda i "vicini" che devono avvicinarsi ai "lontani". Senza dire che, forse, abbiamo alcuni di questi "lontani" che frequentano anche i locali delle nostre parrocchie, Circoli, Società sportive, Oratori, ecc. , e che finiscono per essere come dei "separati in casa": non potremmo - sacerdoti e laici - fare di più per avvicinarli, evangelizzarli, fare loro una proposta di Fede? Avvicinare i "lontani" è questione di coerenza con la propria fede cristiana, la quale ha in sé stessa la grazia e il dinamismo di aprirsi agli altri e di entrare in comunione con gli altri tramite la parola del Vangelo divenuta vita della propria vita" (da "Nel cuore della Trinità", Lettera pastorale per l'Anno Santo 2000, n.49).
don José De Grandis
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