Dico ad André Glucksmann, il filosofo francese: per noi cattolici, è quasi difficile capire perché la visita del Papa in Israele ha tanto "toccato il cuore" degli ebrei. Lei, come ebreo, può spiegarlo?. "Io non posso parlare per tutti gli ebrei. E personalmente, ciò che il Papa detto e fatto a Gerusalemme non mi ha stupito: corrisponde al periplo fondamentale della sua esistenza, e ai suoi testi".
Tuttavia, è come se le anime ebraiche siano placate. Perché?
Vede, fino ad oggi la Chiesa si lasciava giudicare da Dio, e lei giudicava gli uomini: è un giudizio che scendeva dall'alto. Oggi, la Chiesa si lascia giudicare dal basso: dal fango e dal sangue di questo secolo. La Chiesa non giudica più in nome del bene, ma si lascia interrogare dal male. Il Papa accetta che la religione sia giudicata dalla Terra , persino dagli infedeli; questo è veramente nuovo. Il Papa incarna il periplo dell'uomo europeo di fronte abissi del secolo. Perché il problema, oggi, non il Cielo , ma l'Abisso. E lui lo sa.
Perché dice questo?
Questo polacco abitava a Cracovia, e aveva vent'anni quando veniva aperto Auschwitz. Lui ne è innocente, e nessuno può dire ilcontrario; ma, visibilmente, è lui, questo Papa, che si rimprovera qualcosa. Perché? Perché evidentemente si misura con persone che sono entrate in quell'inferno, che hanno bevuto l'Abisso fino alla feccia. Sono persone che lui ha beatificato: Kolbe, Edith Stein.
D'accordo, ma due millenni di gelosia, diffidenza e di sfida tra ebrei e cattolici, potranno cancellarsi?
Non è più lì l'essenziale. Il pentimento della Chiesa non può essere compreso come solo fra ebrei e cattolici. Deve esistere e comincia ad esistere, su un'altra scala. La Svizzera mette in discussione ciò che ha di più sacro, le banche, sulla questione dell'oro dei perseguitati del Reich; la Svezia ciò che ha di più sacro, la buona coscienza socialdemocratica, sulla sua legislazione eugenetica e la castrazione delle donne; la Francia ciò che ha di più sacro, lo Stato, con Chirac che riconosce le colpe nella persecuzione degli ebrei. Credo che pentirsi sia fondamentale per l'Europa. E, ovviamente, per le religioni. Che cos'è una religione si non è conversione?
Difficile però. In Israele, il rabbinato più fondamentalista è colto di sorpresa dalla simpatia che l'opinione pubblica israeliana ha tributato al Papa.
Tutte le religioni sono minacciate dai loro propri integrismi. E ricordiamoci che il viaggio del Papa era molto rischioso, nei sentimenti c'è anche il sollievo che tutto sia andato bene. Si è avuto paura. E' bene non dimenticarlo.
Di nuovo apocalittico? |
Gerusalemme è dinamite. Incrocio di popoli e delle tre regioni, resta un barile di polvere: non solo politica, non solo religiosa, ma anche in un certo senso filosofica.
Un esplosivo filosofico?
Dio è una materia molto infiammabile. Per questo Gerusalemme è e resta sull'orlo dell'abisso. Ma il mondo è sull'orlo dell'abisso, e il Papa ha mostrato, proprio con il suo viaggio, di esserne cosciente.
Ma come, "il mondo sull'orlo dell'abisso"! Non c'è forse un'aria di pace, la caduta delle ideologie assassine, il successo economico ...?
Oggi si uccide con facilità in nome di Dio. E' ovvio che da un momento all'altro questo possa avvenire a Gerusalemme. Ma avviene anche in Cecenia, dove i cannoni dell'armata russa vengono benedetti dalla Chiesa Ortodossa.
Per questo dice: ricordiamoci la paura che abbiamo per il Papa?
E' fondamentale che non dimentichiamo: abbiamo avuto paura, abbiamo tenuto il respiro. Che il mondo sia sull'abisso, Giovanni Paolo II lo ha intuito, e il suo viaggio è proprio la testimonianza in questo senso. Il giovane polacco che aveva vent'anni quando viveva vicino ad Auschwitz, è arrivato a Gerusalemme compiendo il periplo attorno ai precipizi del '900. Passando anche per i gulag, s'intende.
Quel gulag che, felicemente, abbiamo già dimenticato.
Appunto. Non bisogna dimenticare, è essenziale avere ancora paura.
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del 5 aprile 2000
intervista di
Maurizio Blondet
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