Un anno dopo

Intervista alla nuova preside Giuliana Marenco

Passo spesso davanti alla presidenza della scuola media. L'altro giorno captai da alcuni ragazzi, che erano in attesa di essere ricevuti dalla preside, queste parole: "qui è tutto cambiato ". Non erano studenti delle terze dell'anno scorso. E vero, è tutto cambiato... anche per noi che vediamo le cose dall'esterno. Volendo presentare nell'Eco questa novità, l'unica la nostra ispettoria, mi sono permesso di intervistare direttamente l'interessata.

Dopo un anno di presidenza come valuti quest'esperienza?

Le impressioni sono molteplici e quelle gratificanti superano quella agrodolci che, peraltro, non mancano mai in nessun tipo di lavoro. L'essere diventata dirigente in una scuola salesiana ha certo creato in me situazioni inedite, impegnative e, a volte, anche problematiche. Ne enumero alcune. Anzitutto è la prima volta che, in un ambiente piuttosto mascolinizzato (non mi piace definirlo maschilista) una donna è chiamata a ricoprire ruoli dirigenziali. Mi sono ritrovata a dover dirigere i docenti laici, con i quali ho condiviso l'esperienza di insegnamento per 15 anni, e docenti salesiani che operano in casa loro. A parte qualche inevitabile momento di tensione, ho trovato nella maggior parte dei colleghi la massima disponibilità. L'aiuto di alcuni poi è stato indispensabile per superare i giorni difficili. Grazie inoltre al costante sostegno del direttore, dal segretario della scuola, di don Guido, già nostro stimato preside, anche le mansioni burocratiche sono state meno pesanti.

Come hai fatto ad incontrare il Don Bosco?

Sono entrata a far parte della scuola media a 23 anni, inaspettativamente. Da alcuni anni, esattamente dopo il mio matrimonio, il Don bosco non era più la mia parrocchia. Qui avevo vissuto le tappe importanti la mia vita: il battesimo, la prima comunione, l'appartenenza ai gruppi dell'Azione Cattolica, il matrimonio, l'attività dell C.P.B. (Centro Preparazione Battesimi).

La convocazione per l'insegnamento arrivò tanto inattesa quanto gradita: insieme ad altri due laici mi veniva proposto di condividere il progetto educativo salesiano. La felicità iniziale si ridusse dopo alcuni mesi di scuola: mi rendevo conto che, per essere una buona insegnante, avrei dovuto dedicare più ore agli alunni, essere disponibile a tempo pieno, essere pronta ad ascoltare i loro problemi ed invece... mi ritrovavo in attesa del primo figlio. Gradualmente riuscii a conciliare le esigenze scolastiche con quelle della famiglia che nel frattempo era ulteriormente aumentata con l'arrivo di un secondo figlio... fino all'inizio di quest'anno scolastico quando il direttore mi ha affidato l'incarico di preside.

Non voglio elogiarti, ma il direttore ha visto bene. Hai tutto le doti, da natura, per fare la preside. Vivi appieno lo stile salesiano nell'educazione, sei un tipo dinamico e creativo, come dimostra tuo impegno di dirigente dell'Unitre.

Mi definiscono e mi sento un tipo esuberante e vulcanico. In cinque minuti infatti accettai l'allettante proposta. Devo dirle che ho l'impressione che qualcuno abbia letto nel mio pensiero di tanti anni fa e che abbia cercato di realizzarlo facendomi trascorrere la maggior parte del mio tempo a scuola!
camargue

Da qualche anno i salesiani si sono impegnati, a livello di congregazione, ad operare insieme ai laici nell'opera educativa. La dimensione salesiana è comune a tutti. Per noi salesiani, ma anche per i laici, è stato una vera rivoluzione. Da quanto hai detto sento l'eco di tale rinnovamento. Nel tuo caso addirittura eccezionale. Vengo alla domanda: sei passata da insegnante laica a preside dei tui ex colleghi laici e religiosi. Una novità con luci e ombre?

Nonostante la buona volontà non è sempre facile far operare insieme salesiani e laici. Ci sono oggettive esigenze diverse, anche se comune è il progetto educativo e sentita la necessità di progettare, lavorare, verificare insieme. Quando ci riusciamo abbiamo in mano la soluzione anche per i casi più difficili.

Prospettive, sogni che potrebbero anche realizzarsi per il futuro della tua scuola?

Vedo che alla lunga tradizione, la nostra scuola deve sapere coniugare un deciso aggiornamento. Questo non è un sogno, lo ritengo un dovere... la fantasia potrà srigliarsi sulle modalità. Ritengo essenziale l'ascolto dei ragazzi, per rispondere alle loro esigenze, memore del saggio detto " c'è sempre da imparare, anche dall'alunno ".

Vengo ai sogni che affolano la mia mente. Vorrei un rapporto più stretto con la scuola elementare e la scuola superiore in nome di quella auspicata continuità didattica che al Don Bosco dovrebbe avere una marcia in più. Vorrei inoltre che i salesiani rimanessero più lungo con noi che l'attuale biennio... I nostri bravi studenti stranieri trascorrono circa due anni nella scuola: prima hanno la difficoltà della lingua, poi, quando si sono bene inseriti e sarebbero pronti a dare una valida impronta, devono proseguire altrove i loro studi. L'ultimo sogno, ma il più caro, vorrei poter contare sulla presenza costante e continuativa di un salesiano vicepreside.

A cura di Alberto Rinaldini.

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