Passo spesso davanti alla presidenza della scuola media. L'altro giorno captai da alcuni ragazzi, che erano in attesa di essere ricevuti dalla preside, queste parole: "qui è tutto cambiato ". Non erano studenti delle terze dell'anno scorso. E vero, è tutto cambiato... anche per noi che vediamo le cose dall'esterno. Volendo presentare nell'Eco questa novità, l'unica la nostra ispettoria, mi sono permesso di intervistare direttamente l'interessata.
Sono entrata a far parte della scuola media a 23 anni, inaspettativamente. Da alcuni anni, esattamente dopo il mio matrimonio, il Don bosco non era più la mia parrocchia. Qui avevo vissuto le tappe importanti la mia vita: il battesimo, la prima comunione, l'appartenenza ai gruppi dell'Azione Cattolica, il matrimonio, l'attività dell C.P.B. (Centro Preparazione Battesimi).
La convocazione per l'insegnamento arrivò tanto inattesa quanto gradita: insieme ad altri due laici mi veniva proposto di condividere il progetto educativo salesiano. La felicità iniziale si ridusse dopo alcuni mesi di scuola: mi rendevo conto che, per essere una buona insegnante, avrei dovuto dedicare più ore agli alunni, essere disponibile a tempo pieno, essere pronta ad ascoltare i loro problemi ed invece... mi ritrovavo in attesa del primo figlio. Gradualmente riuscii a conciliare le esigenze scolastiche con quelle della famiglia che nel frattempo era ulteriormente aumentata con l'arrivo di un secondo figlio... fino all'inizio di quest'anno scolastico quando il direttore mi ha affidato l'incarico di preside.
Vedo che alla lunga tradizione, la nostra scuola deve sapere coniugare un deciso aggiornamento. Questo non è un sogno, lo ritengo un dovere... la fantasia potrà srigliarsi sulle modalità. Ritengo essenziale l'ascolto dei ragazzi, per rispondere alle loro esigenze, memore del saggio detto " c'è sempre da imparare, anche dall'alunno ".
Vengo ai sogni che affolano la mia mente. Vorrei un rapporto più stretto con la scuola elementare e la scuola superiore in nome di quella auspicata continuità didattica che al Don Bosco dovrebbe avere una marcia in più. Vorrei inoltre che i salesiani rimanessero più lungo con noi che l'attuale biennio... I nostri bravi studenti stranieri trascorrono circa due anni nella scuola: prima hanno la difficoltà della lingua, poi, quando si sono bene inseriti e sarebbero pronti a dare una valida impronta, devono proseguire altrove i loro studi. L'ultimo sogno, ma il più caro, vorrei poter contare sulla presenza costante e continuativa di un salesiano vicepreside.
A cura di Alberto Rinaldini.
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