Sulle orme di Mosè.

Il viaggio pellegrinaggio nei nostri redattori Gianni e Gianna Savoldelli

Il titolo è un po' altisonante, ma mi piace far raccontare l'esperienza " dal vivo " che hanno fatto Gianni e Gianna: percorrere una parte del lungo viaggio che il profeta Mosè intraprese alla testa dal suo popolo, attraverso l'esodo nei deserti del Sinai e della Giordania.
Guarda caso il nostro pontefice, Giovanni Paolo II, ha preceduto i nostri redattori di alcuni giorni sulle stesse tracce...

monastero di S.Caterina

Che cosa vi ha spinto ad intraprendere questo viaggio?

Gianni: la storia iniziata alcuni anni fa. Nell'autunno del 1996 abbiamo fatto una vacanza in Egitto effettuando la famosa ed interessante "crociera sul Nilo". Quella vacanza proseguì con alcuni giorni di permanenza sulle spiagge del Mar Rosso, precisamente a Sharm el Sheikh. Da questa località, situata piedi delle montagne del Sinai, si possono fare diversi tipi di escursione, sia per mare che all'interno del deserto. In una di queste abbiamo "scoperto" il monastero di santa Caterina ed il monte di Mosè, quello, per intenderci, dove Mosè si ritirò per 40 giorni e ricevette dal Signore le famose Tavole della Legge, i Dieci Comandamenti.
Anche questa seconda parte della vacanza già profondamente entusiasmato. Ci siamo perciò ripromessi di ritornare ancora in quei luoghi sacri.

Gianna: devo aggiungere che dopo quell'esperienza, in cui ci eravamo praticamente "innamorati" dell'Egitto, abbiamo iniziato a documentarci sui paesi adiacenti alla costa mediterranea: la Terrasanta/Palestina (Israele), Giordania ed appunto l'Egitto. Nello stesso anno avevamo fatto anche un 'indimenticabile viaggio in Terrasanta con il T. G. S., accompagnati da un Alberto Lorenzelli, proprio durante la settimana santa. Un viaggio che non dimenticheremo mai più, per le grandi emozioni spirituali vissute.

Un terzo viaggio in Medioriente nell'Anno Santo?

Gianni: qualche mese fa, abbiamo messo finalmente in cantiere questo viaggio, minuziosamente programmato, decidendo di partire verso fine marzo. Dopo la nostra prenotazione abbiamo avuto conferma, dai giornali, dei viaggi che avrebbe fatto Sua Santità, prima nel deserto del Sinai, quindi in Giordania ed Israele. La quasi coincidenza dei tempi ci ha lasciato molto sorpresi e impressionati...

Quali percorsi avete seguito?

Gianni: siamo partiti in aereo da Milano Malpensa il 23 marzo, diretti in Egitto-Sinai, ancora una volta a Sharm el Sheikh. Abbiamo trovato il buon clima secco del deserto che il nostro organico molto gradisce, è la gente egiziana ci ha accolto con notevole gentilezza e savoir faire.
Dopo alcune giornate di mare, dove Gianna è rimasta ininterrottamente al sole ogni giorno dalle 8 alle 17 e (guardare la tintarella per credere), abbiamo fatto l'escursione notturna al Gebel Musa (Monte di Mosè) e al monastero di santa Caterina, che si trova ai piedi del monte stesso. Partenza verso le ore 23: ci sono da percorrere in pullman circa 250 km.

il monastero di S.Caterina
Giungiamo ai piedi del monte alle 2 di notte (riviviamo l'Esodo 19, 2-3: "... ed arrivati al deserto del Sinai, in quel luogo si accamparono ed ivi Israele fermò le tende in cospetto del monte. Mosè allora salì a Dio").
Si inizia a piedi la scalata, ovviamente su sentieri rocciosi oggi abbastanza ben tracciati, per un percorso della durata di circa due ore e mezza. Il paesaggio nell'oscurità sembra quasi irreale. Il gruppo dei pellegrini si snoda lungo sentiero e le luci delle torce elettriche in continuo movimento sul percorso: sembra una massa splendente che sale...
Nella vetta troviamo una piccola spianata in mezzo alla quale è stata eretta una cappella. Quasi si confonde con le rocce. Ci sediamo per riposare, ben coperti con le nostre giacche a vento (siamo a 2285 metri e la temperatura è molto vicina allo zero). Il silenzio è magico e tentiamo di immaginare cosa può aver provato Mosè circa 3500 anni fa, quando giunse in questo luogo già allora sacro.
Attendiamo l'alba. Non trascorse molto tempo che la luminosità del cielo comincia a cambiare: l'orizzonte inizia rapidamente a schiarirsi ed i primi raggi di sole illuminano le rocce tutt'intorno. Uno spettacolo che meraviglia ed entusiasma.
Sulla via del ritorno di pensiamo ai momenti intensamente vissuti, sino a che giungiamo in prossimità del monastero di santa Caterina.
Il monastero si presenta come una vera e propria fortezza, circondata da alte mura: è molto grande e non tutto é visitabile, anche perché è abitato, ancora oggi, da alcuni monaci di religione cristiana greco ortodossa. Si entra pochi alla volta e si visita la basilica della Trasfigurazione, molto bella e ricchissima di icone sacre ed altre pitture, poi il famoso "Roveto Ardente", con annessa cappella, e il cosiddetto "Pozzo di Mosè" dove il profeta incontrò la sua futura moglie.
Uscendo dalla fortezza, attraverso la piccola porta, transitiamo da un cortile giardino, all'aperto, dove si è svolta tutta da cerimonia, trasmessa anche in televisione, che ha vissuto il Papa incontrarsi con la comunità religiosa locale

E dopo il Sinai?

Gianna: Dopo Sharm, un breve viaggio aereo ci ha condotto ad Aqaba, a sud della Giordania. Ci attendeva una intensa settimana di visite a siti storici e luoghi sacri, che contraddistinguo questa terra, ricca delle civiltà mediorientali.
In pullman sono arrivati nella capitale, Amman, grande città moderna dove si concentra la maggioranza della popolazione giordana.
Da qui abbiamo effettuato varie escursioni visitando monumenti di grande interesse artistico archeologico. Abbiamo percorso strade, attraversato diversi paesi e cittadine... Tutti luoghi citati nell'Antico Testamento, attraverso il quale passato al popolo ebraico in viaggio verso la Terra Promessa.

Gianni:
il monte Nebo il monte Nebo, in assoluto, ci ha riservato le maggiori sorprese. Nell'ultimo tratto di strada prima della cima, vediamo ancora i festoni di saluto al Papa, che stato qui in visita appena cinque giorni prima. Siamo a 800 metri di altitudine e dal piazzale si può ammirare, come su un balcone naturale, il paese di Canaan: la valle del Giordano, il Mar Morto, l'oasi di Gerico, i monti della Giudea fino a Gerusalemme, che neppure noi, come già il Papa, riusciamo a vedere a causa della foschia. E' il panorama che Mosè vide prima di morire ("Mosè salì dalle steppe di Moab sul monte Nebo... e il Signori gli fece vedere tutta la terra di Giuda... il Signore gli disse:"Questa è la terra che ho promesso... ma tu non vi entrerai" Deuteronomio 34, 12).

Il nostro tour Giordano è terminato con la visita alla "città rosa", così è detta Petra, uno dei siti archeologici più belli del medio oriente. C'è da rimanere affascinati specialmente dalle opere costruite nella roccia, la più bella delle quali forse è la cosiddetta tomba del tesoro. Petra

Che cosa resta nel cuore di questo pellegrinaggio?

Gianna: ho provato un'emozione che a parole non facile esprimere e che, a tutt'oggi, è ancora viva in me. Il solo fatto di avere calpestato il suolo dove in precedenza era stato il Santo Padre, mi ha, come dire caricata di speranza.

Gianni: quando abbiamo pensato a questo viaggio sapevo che l'esperienza vissuta sarebbe stata carica di significati. Sapevo che la visita a questi luoghi "storici e sacri" sarebbe stata molto affascinante ma, la vera sorpresa, è stato l'eco per il viaggio di pace che ha fatto il Papa in quei luoghi.
Bisogna anche dire che questa terra non è soltanto il deserto del passaggio di Mosé, ma altresì un'affascinante paese, testimone e protagonista di millenni di civiltà e di storia, compresi alcuni secoli del cristianesimo.

Che cos'è cambiato in quella terra dopo il viaggio del Papa?

Gianni: a sentire alcuni testimoni del posto, tra cui la nostra guida giordana di religione musulmana, il pellegrinaggio giubilare del Papa è stato per loro un grande avvenimento storico. Il santo padre è stato accolto con molta simpatia. Le sue parole di perdono e di speranza in una pace duratura fra i popoli di quell'area, sono stato per loro di grande conforto. Un terzo della popolazione giordana è formata da profughi palestinesi, emigrati dopo le guerre con Israele del 1967 e 1973. Come abbiamo sentito e visto dai telegiornali locali, il proseguimento della visita in Israele del Papa, avvenuta mentre ci trovavamo ad Amman, ha avuto la stessa importanza anche per il popolo palestinese di Gerusalemme. Non so se qualcosa potrà cambiare, però questo popolo ha mostrato di crederci.

a cura di Alberto Rinaldini.


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