Una battaglia da riprendere
Luigi Einaudi sosteneva, negli anni cinquanta, che tra tutti i monopoli dello Stato quello dell'istruzione era il peggiore e la questione da allora, ben lungi dal risolversi, è venuta via via perfezionandosi fino alla legge cosiddetta della parità scolastica, recentemente votata alla camera e diventata quindi operante.
L'onestà ci impone di precisare che la legge ha il merito di riconoscere il principio del servizio sociale reso dalla scuola, che essa definisce paritaria, autorizzandola a esplicare le rispettive istanze culturali, religiose e pedagogiche nei relativi progetti educativi.
La proclamazione del principio della parità tra scuola statale e scuola paritaria ha richiesto una gestazione di cinquantaquattro anni di meditazioni e ripensamenti e si deve, quindi, prendere atto per questo significativo risultato.
Un'attenta valutazione degli eventi ci permette, per altro, di sottolineare che la recente legge non è altro che una ristruttura della costituzione su temi particolari dell'educazione e con le correzioni del caso; vale la pena di ricordare che il parlamento europeo si è, da anni, espresso sulla libertà di educazione interessandosi non solo dei principi, ma entrando nel vivo dei problemi conseguenti.
Alle soglie dell'unificazione monetaria e non lontani dall'unione politica Europea, il nostro parlamento si è trovato quasi obbligato a legiferare in sintonia con le norme giuridiche da tempo operanti negli stati europei della comunità.
Nessuno si illuda, quindi, la Maginot delle forze politiche, tradizionalmente contrarie alla libertà d'istruzione (le stesse che sono paladine e, a loro dire, antesignane di ogni altra libertà) non è venuta meno e lo si può capire nelle poche normative attuative della parità che si limitano a creare borse di studio, a carico dello Stato, per le famiglie più bisognose, dimenticando in un sol colpo i problemi della retribuzione degli insegnanti e del mantenimento degli immobili della scuola paritaria, ciò che continuerà a costringerla a imporre rette scolastiche importanti. Le stesse borse di studio per le famiglie disagiate (lire 500000 annue) sono un compendio di disparità tra gli studenti della scuola statale e della scuola paritaria: la cifra stabilita è esigua già per chi studia in una scuola senza retta scolastica, figuriamoci per le famiglie ce devono fronteggiare quote annuali dieci volte maggiori o ancor di più.
Buoni scuola erogati alle famiglie dalle Regioni e finanziati dallo stato, assunzione da parte dello Stato degli oneri relativi agli insegnanti ed alle strutture della scuola paritaria, riduzione d'imposta o di altre tasse per le famiglie che scelgono la scuola paritaria, sono alcune delle varie possibilità risolutive dei problemi che ancora oggi non assicurano la parità scolastica: bisognerà riprendere il confronto con le forze sociali, sarà necessario, forse, tornare in piazza san Pietro, come nello scorso ottobre, ripetere la manifestazione di coinvolgimento popolare, che tra glia altri meriti ha avuto il pregio di far capire ai responsabili della Nazione che in tema di parità scolastica non sarà sufficiente regalare perline colorate.
Claudio Andreoli
Presidente della Confederazione Italiana Ex Alunni - Ex Alunne
della Scuola Cattolica