La grande realtà giovanile di Sampierdarena è sicuramente il Don Bosco. Su questo punto non hanno dubbi i parroci delle nove parrocchie del Vicariato che, interrogati sui giovani, puntano il dito diritto verso l'istituto "Don Bosco" gestito dai Salesiani, che con la sua scuola, gli impianti sportivi, le aule, gli spazi che ha, fa da grande catalizzatore della realtà giovanile sampierdarenese.
Don Mario, raccontano i confratelli, è capace di passare
anche 18 ore con i "suoi" ragazzi, immerso fra il cortile
le aule, e tuttavia le difficoltà non mancano.
"Ci sono diversi giovani educati e tranquilli, - afferma -
ma anche parecchi ragazzi "difficili", talvolta un po' sbandati,
coi quali si riesce tutt'al più a fare un po' di amicizia e di
accoglienza, imparando insieme almeno le regole della convivenza e
della buona educazione".
Insomma finché si va sui
campi da gioco e sulla musica tutto bene, ma il momento
spirituale - afferma don Mario - è quello che rifiutano di
più". "
All'ombra del Don Bosco girano come niente
1000/2000 giovani - e però - dichiara don Alberto Lorenzelli -
per noi annunciare loro Cristo rimane una grande sfida. Non solo
perché incomincia a emergere sempre di più la presenza
di albanesi e di sudamericani, spesso poco integrati, ma perché
l'aria che si respira qui è in generale pesante. I giovani
vengono su con poche speranze, ripiegati su prospettive schiaccianti,
la paura è di non trovare lavoro e talvolta sembrano fuori
dalla realtà.
Una volta avevamo i giovani del dissenso e
quelli del consenso, oggi purtroppo ci sono sempre di più
giovani del nonsenso, che si buttano via tra virgolette lo sballo"
e qualche "pasticca" ... Fra crisi familiari, affettive e
di valori per noi è una sfida sempre più impegnativa
caricare di senso e di speranza loro vita".
Del resto la sfida non manca nemmeno per i giovani dell'Azione Cattolica e per gli Scout che rappresento le altre due realtà giovanili dell'aggregazionismo locale. "Il problema generale della nostra zona - afferma Nicoletta Bobbio che ha una lunga esperienza nell'Agesci del Belvedere, - è il numero abbastanza ridotto degli educatori per poter aprire nuovi gruppi, e intanto bisogna fare i conti con adolescenti e bambini che sono molto cambiati. A volte persino il contatto con la natura - afferma - è una voragine: non ne sanno più niente. Si vive troppo in casa e dopo la soli, e poi c'è il problema affatto secondario delle tante famiglie disgregate che si ritrovano alle spalle". Insomma problemi di relazione che inevitabilmente si riflettono poi nel gruppo.
Stefano Di Casa dell'Azione Cattolica che fa capo alla
parrocchia del Santissimo Sacramento e alla Cella,
lamenta soprattutto
la scarsa presenza di aggregazioni giovanili.
"La cosa più triste - afferma -
è che manchino gruppi di giovani, per poter
stare insieme. Noi ad esempio abbiamo un "gruppo marmellata"
con gente che arriva dopo Bolzaneto, S.Cipriano, Murta, Orero, Serra
Riccò, Cornigliano, persino da Albaro e Boccadasse, oltreché
ovviamente da Sampierdarena. Ci troviamo bene e stiamo facendo
insieme un gran bel cammino di amicizia e di fede; seguiamo anche un
programma, e poi ci sono momenti di testimonianza, di preghiera,
oltreché naturalmente un po' di casino quando è il
caso.
Sabato 6 maggio - annuncia - vogliamo fare un colpo di
testa: una distribuzione del Vangelo in via Cantore. Vedremo come la
prende la gente. Ma c'è il problema - osserva - forse un può
generale di tutta Genova, che le parrocchie hanno parecchie
difficoltà a fare dei bei gruppi giovanili".
Ne sa qualcosa in proposito anche Manuele Barbieri del
Sacro Cuore del Campasso,
dove da tre anni a questa parte si cerca di aggregare
almeno i bambini della zona, i un gruppetto parrocchiale che si
riunisce al sabato. "Si anima la Messa della domenica coi canti,
si gioca, si fanno i presepi a Natale e le feste di Carnevale, c'è
qualche bivacco nella bella stagione.
Adesso comincia finalmente a
ingranare, - afferma Emanuele - perché prima qui per i bambini
non si riusciva a mettere su niente, e chi voleva andava al Don
Bosco. I ragazzi più grandi invece se ne stanno lì
sul muretto e non sanno che cosa fare. Ma la voglia di aggregarsi
c'è.
Alcuni infatti hanno richiesto un locale per vedersi
ogni tanto, e fare almeno qualche gioco di società ...".
Insomma a volte è proprio difficile riuscire a coinvolgere e
si recupera un pò - afferma il parroco don Pietro Picollo, -
durante le feste patronali, dove finalmente si vede qualche famiglia
in più. Poi, qualcuna resta e tanti altri, come dice il
proverbio, passata la festa, gabbato lo santo..."
Il più
entusiasta fra i parroci di Sampierdarena è sicuramente don
Walter Molinari N.S. del Belvedere,
che è arrivato parroco qui
da un mesetto, e si è ritrovato
"un gruppone di scout che
lavora con la parrocchia e dà una bella mano all'attività
pastorale, mentre la gente del quartiere ha un grande affetto per la
sua chiesa". |
Stefania Mazzetti
| [Torna alla pagina precedente] | [home page] |