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II suo modo di vivere è scandito tra molteplici appartenenze, condizioni, riferimenti culturali; compone in una unica esperienza varie biografie, senza attribuire ad alcuna di esse un carattere preminente o esclusivo; mette in atto scelte e decisioni che abbiano la caratteristica essenziale di non precludere le molteplici opportunità che la vita presenta o fa intendere di poter avere a disposizione. Vive in modo naturale l'esposizione a un contesto sociale differenziato; è più disposto a fare un mosaico che a cercare un baricentro, a districarsi in un mercato di bancarelle che a seguire un corteo. La sua vita si snoda su più poli non necessariamente in relazione fra di loro. A ciascuno di questi viene attribuito un valore, perché risponde a esigenze che altri non sono capaci di esaudire. La realizzazione è attorno a più poli: policentrica, o attorno a più zone diverse dal centro: eccentrica. Si sente sempre su un crinale che ti può far piegare su un versante o su quello opposto che è assolutamente di segno diverso dal primo; non c'è una scelta tra il bene e il meglio o tra il male e il peggio, ma tra il bene e il male, tra la regolarità o la trasgressività, tra il ragionato e il demenziale: dipende dalle occasioni, dai contesti, dallo stato d'animo, dalla compagnia. Non c'è la preoccupazione di ruotare attorno a un fuoco, ma di destreggiarsi nella molteplicità delle situazioni scavando da tutte utilità, vantaggio per qualcosa che ancora non è, ma che a poco a poco costruisce.
La vita è soprattutto riuscire ad ampliare sempre di più le possibilità di viverla. È importante fare molte esperienze, arricchire continuamente l'esistenza, moltiplicare incontri, confronti, panorami, scenari, emozioni; piace una vita varia, articolata, densa di stimoli e di sollecitazioni, continuamente aperta alla novità. È assolutamente importante una vita in diretta: la festa dell'esserci è una delle feste più desiderate. È fatta di stare assieme, di contatto fisico, di rapporto personalizzato, tutto quello che può pure decadere in fretta nell'effimero, ma che è prima di tutto una sensibilità costante di un nuovo modo di essere uomini. La felicità non abita nel quotidiano, ma nello straordiario. Le scelte fondanti che esigono selettività e gerarchia, o il ricondurre la vita in termini di unitarietà e priorità non è nel modo di pensare dei giovani.
Oggi, contrariamente a qualche decennio fa, i giovani sono tornati a porsi domande religiose. Non è imbarazzante per nessuno dire di credere in qualcosa, di avere una religiosità, di essere curiosi per il trascendente. Non si deve spendere tempo a dire che la religiosità è un fatto positivo per la vita. Non è domanda di fede o di cristianesimo, ma apertura al desiderio di Dio che deve essere ancora educato per divenire esperienza del Dio di Gesù Cristo. L'approdo alla fede cristiana è difficile sia perché queste domande sembrano poste su piani sghembi, che non comunicano, rispetto alle proposte della comunità cristiana, sia perché sono collocate in un contesto di grande pluralismo, a contatto quotidiano con esperienze religiose differenti. Nel paese più piccolo si devono confrontare con islamismo, buddismo, esperienze di chiese cristiane sorelle, religioni indù. Tutti hanno ragioni e convinzioni da proporre, testimonianze spesso più radicali delle proprie. Tutti avanzano pretese di esclusività. La secolarizzazione che viveva della autosufficienza dell'uomo di fronte alla dimensione religiosa è per lo meno bloccata. Hanno una domanda di trascendente, che si sviluppa su sentieri nuovi, un po' disorientata; è una domanda che non sempre incontra le proposte della comunità cristiana e rischia di perdersi in un nuovo paganesimo, in movimenti confusi come la new age, se non in involuzioni magiche e settarie.
Avere un lavoro è sempre segno di maggior stabilità psicologica e sociale e di un certo ritorno di interesse alle realtà oggettive, un coefficiente di maturazione, Purtroppo dobbiamo farne spesso a meno nel cammino di maturazione del giovane, perché non c'è e, se c'è, spesso è un lavoro senza dignità. È disincantato di fronte a tutte le promesse e ricerche di lavoro. Ha davanti una mentalità nuova da acquisire, ma entro schemi mentali difficili da cambiare.
La sfida da affrontare nel prossimo futuro sarà anche quella del nuovo modello di istruzione. La scuola interessa al mondo giovanile, la vive ancora come uno spazio vitale, ma per quanto ancora? L'autonomia, la parità, i nuovi cicli, i nuovi saperi sono sicuramente determinanti per il futuro di questi giovani.
Per i giovani del Sud come chiesa italiana stiamo promuovendo un progetto, detto progetto Policoro, in cui a partire dall'evangelizzazione (se non avessimo altro da offrire ai giovani che il vangelo, avremmo già qualcosa di grande da offrire che merita ogni impegno) aiutiamo a far crescere un cambiamento di mentalità, piccole imprenditorialità, ma soprattutto un vero impegno che mette in rete tutte le risorse del territorio. Abbiamo costituito filiere di associazioni per l'evangelizzazione per ritrovare i valori di fondo e filiere di associazioni professionali (confcooperative, confcommercio, cenasca cisi ... ) per aiutare il cambio di mentalità, per lavorare insieme. E devo dire che abbiamo trovato buone collaborazioni anche di banche che mettono a disposizione fondi per creare questa rete viva nel territorio.
Un giovane italiano in media si sposa a trent'anni: è la media più alta d'Europa. Sta volentieri in casa, ha una famiglia che lo adora, lo sostiene, lo ovatta. Sicuramente influisce su questo comportamento il problema del lavoro e della casa, ma è un dato complesso che si inscrive nei modelli culturali delle società postmoderne. Nonostante le decisioni siano viste sempre come reversibili, alcune fanno paura o non sono collocate giustamente in una prospettiva di futuro.
Il forte desiderio di relazioni, la globalizzazione dell'informazione e dei mezzi di comunicazione di massa favorisce i contatti tra i giovani e in particolare i loro nuovi linguaggi (musicali, artistici in senso lato...). Navigare in Internet è per loro naturale e li fa sentire protagonisti di nuovi mondi, abitanti di un villaggio globale. In tutte le latitudini la musica, i ritmi, le espressioni della corporeità sono gli strumenti attraverso cui passano i manifesti del modo di vivere dei giovani, il loro modo di pensare, di mettersi in comunicazione tra loro e con gli adulti, l'aspirazione agli ideali e alla realizzazione dei propri sogni.
Ma l'esorbitante numero di occasioni,di proposte, di iniziative che vengono offerte, di beni materiali e di consumo disponibili distrugge la capacità di scegliere, di decidere, di orientarsi; rende fragili. È per loro difficile trovare riferimenti morali soprattutto riguardo alla vita affettiva e sessuale, riguardo all'uso dei beni, del tempo, della loro stessa giovinezza. Desiderano molto più di quanto propone loro la società o gli adulti, ma le fonti dell'etica diventano sempre più soggettive. Si creano spazi che spesso diventano dei loculi. Il loculo del virtuale, in cui stanno a smanettare alle Play station con tutta la tendenza a depositare lì dentro la capacità di vita che potrebbe essere una forte capacità di fantasia, di interiorità. L'altro loculo è quello della solitudine, cioè questa tendenza a vivere da soli, probabilmente per un senso di onnipotenza del postmoderno, della serie "se mi metto io ci riesco; se mi prendo in mano io la vita risolvo tutto..." una sorta di onnipotenza, di autosufficienza, che però diventa tendenzialmente una chiusura in se stessi e una prigione.
La sperimentazione di sé e del mondo dei valori, le prove di futuro vivibile, di collocazione di sé rispetto a tutto quello che capita avviene in quei campi in cui i giovani possono determinare la loro esistenza autonomamente, e cioè nei luoghi dell'informale: tempo libero, mondi espressivi, relazioni affettive e amicali, luoghi del consumo, dei viaggi, delle emozioni, della ricerca di significati, Questi luoghi si distanziano sempre di più dagli spazi istituzionali. Non solo, ma vengono considerati istituzionali quegli spazi, anche molto vicini a loro come l'oratorio, che non hanno visto la loro azione nel configurarsi o che non li interpretano, in cui non si sentono più rappresentati...
Ma sopra tutti e sopra tutto, il fenomeno che più caratterizza i giovani d'oggi, sia adolescenti che oltre i diciott'anni è la ricerca di spazi di vita propri, di luoghi in cui passare il tempo senza pagare pedaggi, ne fisici, ne di simboli, ne di immagine: la banda, il muretto, la squadra, la compagnia, il gruppo musicale, la piazzetta, le vasche del corso, la spiaggia, i concerti, il pub, la discoteca, la notte, l'automobile; gli spazi virtuali, la musica, il fumetto e internet. Li hanno sempre chiamati spazi vitali, io oggi li chiamo spazi dell'ambivalenza, perché è in essi che il giovane risolve gli esiti della sua vita, decide da che parte stare, definisce le sue scelte, prende le sue decisioni. Ogni decisione deve essere "live", in un contesto in cui pulsa l'esistenza, l'amicizia, il sentirsi vivo e libero.
Sono gli spazi in cui oggi i giovani vivono, si incontrano, sognano, si relazionano, decidono, stanno bene, aspettano che passi il tempo, sballano, si scambiano esperienze e decisioni di vita, e in cui emergono anche le domande religiose. Non è sempre stato così. Sono quattro o cinque decenni che i giovani si costruiscono loro luoghi, si defilano dalla realtà adulta, inventano una sorta di società parallela,sicuramente non autosufficiente, ma del tutto impermeabile a presenze non gradite di adulti, si costituiscono come una questione o almeno una sottocultura.
Qui, anziché nei luoghi istituzionali a ciò dedicati, come la scuola, la parrocchia, la famiglia, i giovani pongono la forza e l'emotività necessarie per andare avanti nella vita e per decidere che farne. Ce ne potremmo scandalizzare, ma è così. Per le relazioni affettive, per la decisione degli studi da compiere, per i rapporti sociali, per la appartenenza alla Chiesa, per la dimensione religiosa spesso influiscono di più questi mondi vitali che il giovane si crea che i nostri luoghi istituzionali.
Sono spazi che si ritaglia contro tutto e contro tutti: lo spazio della notte, lo spazio del tempo libero, dello stare, delle cuffie, delle amicizie, della solitudine, dell'attesa indefinita, del silenzio, della ricerca, del girovagare, del rispondere alle convocazioni. In questi spazi si formulano domande, si insinuano sogni, si accendono vocazioni, si cerca il senso e lo si elabora. Questi spazi creano al giovane una sorta di piattaforma da cui è necessario partire per qualsiasi viaggio nella vita, per qualsiasi ricerca di risposte o aiuti o prospettive. È in atto una forte destrutturazione dei luoghi di vita dei giovani.
La casa dei senso è la vita quotidiana con il suo insieme di relazioni, esperienze affettive, attività del tempo libero. Il senso lo va scoprendo entro i luoghi dell'invenzione della speranza e della constatazione delle delusioni, nel ricamo di percorsi che inventa con la sua motoretta o la sua macchina, nella progettazione delle risposte alle sue aspirazioni che avviene spesso nel gruppo del muretto, nella passeggiata sul corso, ai bordi dei campi da gioco o nei parchi, sui tediosissimi spostamenti in bus per andare a scuola o al lavoro, nelle amicizie di una stagione...
Qui nascono e si formulano le ricerche e i primi tentativi di risposta al vivere. Qui affondano in strati impensati della coscienza individuale i perché della vita che non risparmiano nemmeno i più superficiali e distratti. Qui, tra la sopportazione del caos del traffico e la fuga nel proprio mondo veicolato dalle cuffie, si affacciano le inevitabili domande di ulteriorità. Che parentela ha tutto questo con il luogo solenne di una celebrazione liturgica o col gruppo troppo ristretto di amici che in parrocchia o nel movimento ha fatto quadrato attorno a sé concentrandosi e difendendosi dagli estranei?
I luoghi in cui i giovani piantano le loro tende non sono necessariamente fisici o geografici, possono essere anche virtuali. L'esposizione dei giovani a questi luoghi è altissima. Si direbbe che ne fanno una atmosfera in cui vivono, come l'aria per gli uomini o l'acqua per i pesci, per cui non sono nemmeno percepiti per quello che sono, ma per quello che permettono di vivere. In essi acquisiscono capacità manipolatorie velocissime, facilità di uso, creatività di modi nuovi di comunicare, non necessariamente dipendenza.
E sono gli stessi luoghi virtuali che spesso creano i luoghi fisici:
Oggi le statistiche, ma è sotto gli occhi di tutti, dicono che almeno un buon 80% di giovani oltre i 18 anni, in una almeno delle notti di un week end non torna a casa prima delle tré di notte. Facciamo qualche tara al dato, aggiungiamo pure che tale abitudine un giovane non la tiene per tutto il periodo della giovinezza e altre considerazioni di realismo, sta di fatto però che a notte sta diventando sempre più per i giovani il tempo in cui si scatenano, esprimono libertà, ricerca di amicizia, relazioni e divertimento, voglia di vivere e desiderio di contare, Non si tratta di migliala, ma di milioni di giovani che vivono questa esperienza. Sono lontani dal mondo degli adulti, si ritagliano luoghi e spazi in cui vivono solo loro, sentono di potersi esprimere con maggiore libertà. Di giorno puoi vedere tanti giovani con le cuffie per estraniarsi da tutto quello che capita, di notte non ne vedi uno che le porta, perché sono nel loro mondo.
Che cosa offre la comunità civile? Che cosa offre la comunità cristiana? La notte in termini diretti non vede nessun ambiente educativo anche cristiano a disposizione. Il mondo dei profitti si fa in quattro per offrire ai giovani riposte alle loro domande, non curandosi eccessivamente della qualità umana delle proposte e proponendosi spesso un guadagno economico senza scrupoli. Avviene così che si esaltano le tendenze anche più negative, che si danno risposte false a problemi veri, che si sfruttano i giovani nelle loro pur ragionevoli ricerche e domande. Noi come comunità cristiana abbiamo milioni di metri cubi di ambienti (oratori, chiese, conventi, scuole cattoliche, sale ... ), ma nessun metro cubo ospita giovani durante la famosa notte. Se è vero che in questo tempo i giovani cercano vita, cercano risposta anche alle loro domande religiose, è anche vero che devono rimandare ad altri momenti l'incontro non dico con la comunità cristiana, perché potranno sempre imbattersi, anche di notte, in qualche altro giovane o adulto convinto che offre la testimonianza della sua fede, ma con le sue strutture e esperienze educative fatte di spazi, di aggregazioni, di ambienti.
Buttiamo a mare le istituzioni, la famiglia, la scuola, la parrocchia, l'associazione, l'oratorio? Neanche per sogno, anzi è proprio da qui che deve partire una decisione di educazione diffusa, che si concretizza in alcune conseguenze: