Giovani volontari in Cameroun

Ormai è passato quasi un mese e mezzo dal nostro ritorno dal Cameroun. Proviamo a tirare le somme. Ho davanti a me il "diario di viaggio", che mi aiuta a rivivere emozioni, situazioni e sentimenti.

Siamo partiti il 6 luglio da Firenze; il gruppo era composto da due ragazze toscane, Elena e Maria Teresa, da un accompagnatore salesiano, Mirko, e dal sottoscritto. In seguito, precisamente il 20 luglio, ci ha raggiunto un'altra ragazza di Firenze, Lisa, che si è poi fermata fino al 31 agosto con Mirko, mentre noi tré siamo rientrati il 3 di agosto. Il soggiorno, organizzato dai Salesiani dell'ispettoria ligure-toscana, si è svolto in tre città: la splendida cittadina di Kribi sull'Oceano Atlantico, la capitale Yaounde e la città di Ebolowa ai confini con la foresta.

Noi come volontari non avevamo compiti specifici organizzati, nel senso che abbiamo svolto i lavori che sul momento si sono presentati. Di "pratico" abbiamo scaricato un container proveniente dall'Italia, riordinato un magazzino di indumenti, svolto attività di oratorio con ragazzi e bambini a Yaounde, entrando così a contatto con la realtà del luogo, mentre a Ebolowa abbiamo visitato l'ospedale ed il carcere, risistemato e catalogato medicinali, curato lebbrosi; abbiamo inoltre visitato varie realtà presenti nel paese: le suore di un centro nutrizionale che si occupano del recupero dei bimbi affamati ed abbandonati dalle madri, suore salesiane che si occupano delle ragazze madri, la scuola del legno fondata dai Salesiani, che avvia i ragazzi verso il mestiere del falegname, insomma un'esperienza molto articolata. Sebbene ci siano stati alcuni problemi di carattere organizzativo, superati grazie alla forte coesione che si era generata all'interno del gruppo di volontari, ci siamo stupiti della nostra capacità di ambientamento. Dopo qualche giorno di permanenza ci sentivamo quasi a casa nostra! E queste sono più o meno le note di cronaca!

Una domanda che spesso si sente fare un volontario che parte per l'Africa è: "ma perché vai?". Per ciò che mi concerne, è difficile rispondere perché spesso non è facile tradurre in parole ciò che si sente dentro. Forse uno parte perché ha un desiderio ed un sogno: il desiderio di conoscere e capire l'altro, quello che Gesù dice essere tuo fratello, il fratello che è nel bisogno, nella necessità, il fratello che impersona Gesù ("ero carcerato...", "ero nudo...", "ero malato...") ed il sogno di poter fare qualcosa per questo fratello, per non limitarsi a vedere per televisione il servizio sulla siccità in Kenya, che mostra bambini che muoiono senza speranza di salvarli, magari commuoversi, per poi dimenticarsene girando canale. Per ora forse il sogno è rimasto tale, nel senso che non abbiamo fatto molto, anzi probabilmente nulla, tuttavia per noi è stata un'esperienza davvero unica perché entrando a diretto contatto col disagio e la sofferenza, vissute con estrema dignità, con la gioia di vivere e la spontaneità che gli africani hanno (un salesiano italiano che vive a Yaounde da più di dieci anni, li ha definiti degli "eterni bambini"), ti rendi conto che vale la pena rischiare qualcosa, forse anche tutto, per cercare di realizzare il sogno che hai, perché comunque è sempre di più quello che loro ti danno, piuttosto che quello che tu riesci a dare loro. Insomma, un mese che, secondo me, vale davvero la pena di spendere così.

Se ci fosse qualcuno interessato o incuriosito può contattarmi mediante e-mail all'indirizzo: parodi5@server3.fisica.unige.it

Adriano Parodi

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