Riprendiamo per i lettori dell'Eco alcune parti di una lunga lettera spedita dal Ciad da don Natalino. Con questo salesiano l'opera di Sampierdarena ha un legame particolare. Don Natalino è di Sampierdarena, un oratoriano ed ex-allievo della Scuola Media e dell'ITI;
Scrive da N'Djamena in data 9 settembre 2000. "La casa salesiana, bella e funzionale, è terminata.
si sono concluse le tante attività estive: giochi olimpici, gite, incontri vari, ecc... E si è avviata la programmazione del nuovo anno che si articola attorno a tre temi:
si è dato due obiettivi:
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Questi obiettivi intendiamo raggiungerli con la rilegatura dei libri, nella fabbricazione dei palloni, nella pesca, nella rivendita dei giornali, nella sartoria per le ragazze.
Sentiamo la mancanza, nel Ciad, della scuola materna, che è base per l'educazione scolastica. Qui la scuola inizia a 8, 9, 10 anni!
per l'aiuto che offrite. Tutto quello che si fa è possibile grazie ai vostri aiuti. Ve ne sono riconoscente... ma mancano le forze.. e nuove braccia. Forse noi religiosi salesiani dobbiamo fare di più per la pastorale vocazionale. Perché sono contento della scelta fatta; perché fare conoscere Cristo è utile per rinforzare la mia fede, perché don Bosco ha una forza straordinaria nel comunicare con i giovani.
lo mi trovo bene e vorrei che altri condividessero la mia vita! Parlo di vita religiosa... come i primi salesiani: "Prete o non prete, io sto con lei, don Bosco". Per me è quello che conta.
Un grazie a tutti. Quando avremo l'energia elettrica e il telefono in ordine, riprenderò a rispondere ai vostri messaggi. Ciao.
Adriano Parodi
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