Un Oratorio nel deserto

Un Centro Professionale a Ebolowa

Tre salesiani. Siamo arrivati in Cameroun il 29 novembre 1982. Partiti con entusiasmo, pronti a cominciare subito, quell'immenso volano che è l'Africa ci ha riportato alla realtà. Eravamo convinti di incontrare una popolazione giovane, dinamica. Sarebbe dovuta bastare una piccola spinta per farli prendere una sostenuta velocità di crociera. Niente di tutto questo, sembrava anzi che ci domandassero che cosa venivamo a fare. E allora ci siamo messi in osservazione per vedere cosa potevamo fare.

Come osservatorio abbiamo scelto un punto alto. Una parrocchia con popolazione in città e in 38 villaggi nella foresta. E in città abbiamo incontrato 14.000 studenti. Di questi, un migliaio di privilegiati aveva il minimo per andare a scuola, gli altri 13000 vagavano per le strade con un quaderno e una penna a sfera in mano. Frequentavano di giorno scuole sinistrate, per tornare affamati nelle loro case la sera. Se avevano da mangiare, mangiavano, altrimenti riprendevano a girare per il quartiere o andavano a letto. Le loro scuole non solo sono sinistrate nelle strutture, ma senza contenuti, con programmi disadatti alla loro situazione. Si va a scuola per cercare "il successo" dietro la scrivania di un ufficio statale. Pochi raccomandati lo trovano.

Otto anni di riflessione e di studio del posto, della popolazione e delle necessità dei giovani. Due anni di progettazione, di cui quattro mesi passati a Legnano nello studio dell'ing. Guido Amadeo, e alla ricerca del finanziamento, due anni per la costruzione e alla fine il Centro Professionale "Don Bosco" di Ebolowa è là, con i suoi 12.000 metri quadrati coperti che si innalzano su quattro piani, un laboratorio di falegnameria, aule scolastiche, uffici, biblioteca, sale per professori e istruttori e tutto il complesso dell'internato e ancora 1200 metri quadrati pronti per accogliere i laboratori di elettronica e di meccanica auto.

Ma soprattutto ci sono 80 ragazzi che in condizioni ideali per il paese, ma anche per un apprendista italiano, imparano un mestiere. Per ora solo falegnameria. Diverranno 120 quando cominceranno le altre due specializzazioni. È con la formazione professionale che noi salesiani di Don Bosco lavoriamo per l'evangelizzazione e lo sviluppo.

Gli 80 apprendisti vivono in internato. La casa di Don Bosco che li accoglie assomiglia più a una famiglia che a un collegio. La struttura è una costruzione aperta, moderna e funzionale con cortili e verde. Camere in comune pulite, ordinate e luminose. I servizi igienici numerosi, impeccabili. Vitto abbondante, sano, ricco di calorie. Acqua in abbondanza, rara nel paese. Aule a grandi finestre, ben orientale e di limitata capienza. Abbiamo voluto costruire una bella scuola, piena di luce, per i poveri. E ci siamo riusciti. È la più bella scuola dei Cameroun.

Con il loro lavoro domani gli apprendisti, potranno costruirsi una casa, le cui caratteristiche principali saranno la funzionalità, l'ordine, la pulizia.

Con loro, fino al 17 settembre 1999, hanno vissuto quattro salesiani: don Carlos Nguema, don Giovanni Favaro, fratel Ocundajesu Cristof e don Giovanni Rizzato. Che cosa hanno fatto: il "muricciolo" su cui i ragazzi potevano sedersi, fare le loro scritte, i loro scarabocchi liberamente, come e quando volevano. Hanno trovato i salesiani con loro ad ascoltarli, ad attenderli ad ogni rientro dalle loro passeggiate e scorribande per il quartiere o nelle uscite notturne, nell'infermeria a curare le loro piccole piaghe e le ricorrenti crisi di malaria, nel lavoro scolastico e di falegnameria. Con loro hanno condiviso la casa ed i pasti. Con loro hanno fatto tante feste, perché il ragazzo africano sa far grande festa con piccole cose.

Questi ragazzi al Centro "Don Bosco" imparano un mestiere, ma soprattutto a divenire uomini. Diciamo loro: "Una volta terminata la vostra formazione potrete forse non eccellere come falegnami, ma come uomini sì, dovete eccellere".

rizzato con la bimba da lui salvata

La formazione degli 80 ragazzi attuali e il funzionamento del Centro è costata 300 milioni di lire nell'anno 1998/99 e salirà a 450 milioni quando saranno avviate le specializzazioni di elettromeccanica e meccanica auto. Noi chiediamo alle famiglie 420.000 lire. Quelle che possono darle... Il resto viene fuori, goccia a goccia, dal lavoro di produzione e da una ricerca faticosa e continua presso amici e benefattori. Sono i tanti amici in Italia, alcuni in Svizzera, in Germania e in Francia che ci hanno fatto crescere e vivere in questi dieci anni. A tutti il nostro ringraziamento per la prima volta da queste pagine dell'Eco di Don Bosco.

Nessun contributo governativo. Nessun aiuto dallo Stato Italiano che pure in Cameroun ha gettato miliardi in progetti "arcobaleno", che invece di creare sviluppo nel paese ne hanno alimentato la corruzione.

Padre Rizzato Giovanni

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