La qualità dell'azione salesiana oggi

L'intervento salesiano presso i giovani

Intendiamo con "azione salesiana" quella presenza in mezzo ai giovani e nel mondo, ispirata da don Bosco e da Madre Mazzarello, che forma un grande movimento nella Chiesa e nella società. La sua spiritualità è espressa nel Sistema preventivo e il criterio permanente è l'oratorio di Valdocco.

1.OGGI

Non è necessario parlare di tutto, ma è senz'altro utile guardare in faccia alcuni aspetti della realtà che viviamo per dare ragione alle scelte di qualità che facciamo. Sono effetti di una cultura postmoderna, marcata dal dominio del consumismo e della globalizzazione controllata dall'economia.

- Dio non sembra più parlare. I prodotti proposti sul mercato umano sono tanti, e vengono introdotti con tanta violenza che la voce di Dio è smorzata. L'uomo di oggi è distratto da Dio, portato via da Lui. Dio è un prodotto vecchio, non attrae più. L'operatore salesiano troverà difficoltà a perforare il muro inquinato della pubblicità per far accettare un Dio che significhi qualcosa per l'uomo d'oggi.

- Il potere sta dalla parte dell'economia, del mercato, del commercio, non dalla parte della politica e certamente non da quella della ricerca del bene. Persone buone perdono la battaglia nel sociale e nel politico. E nonostante che la storia della salvezza continui ad insegnare che è più arricchente il servizio agli altri che il potere su di loro, educare i giovani alla mentalità evangelica in un tale contesto troverà sempre maggiori difficoltà.

- L'etica odierna ascolta la coscienza relativa , individualizzata e non è guidata da una normativa che proviene dall'ordine del creato. La scienza sembra offuscare i valori etici; i rapporti umani sembrano a servizio di certe idee di promiscuità; ognuno, sia uomo o donna, deve avere non solo gli stessi diritti ma le stesse funzioni in società e in famiglia; criteri comuni devono cedere a opinioni private, ecc.. Non si sa più da dove incominciare per regolare le relazioni umane.

- Religioni tutte uguali . Certo che la religione statale di una volta non aveva più futuro, e che la vita sociale non deve di per sé essere regolata da qualche religione. Ma neppure sembra giusto considerare qualsiasi religione uguale a qualsiasi altra. La società occidentale è pluriculturale e dunque plurireligiosa. E questo sta bene. È un compito: ci tocca imparare a vivere in una società pluralista. Il problema è che il fatto religioso diventa fluido, indifferente, buono per tutti e spesso legato ad aspetti sentimentali invece di riconoscere la storicità della rivelazione. Il tabù di oggi è che la religione non deve incidere sulla morale e sull'ordinamento della società.

- Cristiani timidi . Di fronte a questa realtà, molti operatori di chiesa sono diventati timidi, incerti, sforniti di argomentazioni, insicuri. Dall'altra parte c'è chi si rifugia in un certo tradizionalismo e nella forma sicura che è di difesa e di ricerca del nido sicuro dove si protegge dalle insidie del mondo.

- Tutti a servizio del sistema . Nel nostro campo pastorale specifico notiamo, in tempi recenti, una mirata azione contro la scuola cattolica. Alzando la bandiera della non interferenza ideologica e della necessità di educare alla neutralità, la politica di oggi vuole togliere forza e specificità alla scuola non statale. Lo Stato vuoi prendere in mano l'educazione scolastica, indebolendo in questo modo la Chiesa, non senza la ricerca di profitto economico, dato che la scuola deve promuovere un modello proposto dalle forze dominanti di oggi. Scuola dunque al servizio del sistema globalizzante dell'economia, e non a servizio della persona dell'educando, e meno ancora in vista di una società basata su valori evangelici.

Don Bosco in linea con San Paolo. In questa realtà, don Bosco vuole che i suoi giovani si prendano la responsabilità di animare i loro amici verso il bene e verso il Regno, affida molto a loro e costruisce l'opera del bene sulla loro generosità.

Paolo dice al giovane Timoteo di non trascurare il dono spirituale che è il lui e che gli è stato conferito per indicazione di profeti, anche se giovane (cfr. 1 Tim, 4,14). Paolo ha fiducia in Timoteo: "Nessuno disprezzi la tua giovane età" (ivi 4,12).

Le due figure che ricordiamo ci portano alla condizione fondamentale per garantire qualità al nostro agire. Non abbiamo noi inventato il nostro impegno, lo abbiamo ricevuto come vocazione, da Dio. Senza un radicamento costante in Dio tutto quello che diremo in seguito non sarà possibile.

S. Paolo e don Bosco sono santi, educatori, che hanno ricevuto il loro mandato direttamente da Dio. Si sono sempre confrontati con il messaggio di Cristo, e direi in concreto che si sono sempre lasciati guidare dalla presenza eucaristica. Paolo è mandato ai pagani per parlare della croce e della risurrezione, offre la soluzione della cena del Signore quando incontra difficoltà comunitarie (cfr 1 Cor. 11,17-34); don Bosco è mandato ai giovani della periferia della città di Torino e a tutti i giovani del mondo, con il monito di rendersi umile, forte e robusto, per portare i suoi ragazzi disorientati a Cristo nell'Eucarestia.

Affermiamo anche, come S.Paolo a Timoteo, una specificità concreta del nostro agire: il coinvolgere i giovani nell'opera educativo-pastorale, svegliando in loro la capacità di impegnarsi nella via della santità, per la costruzione del Regno.

2. L'EDUCATORE

La persona dell'educatore è il primo garante della qualità del nostro agire salesiano.

L'educazione si realizza con la collaborazione tra adulti e giovani . Il giovane ha bisogno di modelli credibili e accompagnatori fedeli. L'adulto da fiducia al giovane fino a dargli la responsabilità non solo per se stesso ma anche per le cose e le persone che gli sono attorno. Il giovane deve imparare in tanti modi a "dominare la terra", ossia a entrare nella società in modo libero e responsabile con lo scopo di migliorarla. L'adulto lo mette in condizione di farlo e sveglia in lui o in lei le capacità delle quali spesse volte non è cosciente, e le spinge al massimo rendimento.

L'educatore dialoga continuamente con il giovane e crea così la capacità di dialogo con la storia, con la cultura, aiuta a fare delle scelte responsabili e ragionate di fronte ai molteplici stimoli e creare un movimento che vada oltre le nostre forze immediate e influisca su organismi regionali e mondiali. Siamo presenti in tutto il mondo, con comunità internazionali, collegati con istituzioni per l'educazione e per i diritti della persona e collegati tra di noi come Famiglia Salesiana. Ecco il nostro operare in modo globalizzante.

3. L'ORATORIO, CRITERIO PERMANENTE

L'oratorio è un luogo dove il giovane e l'adulto si trovano bene insieme, dove ognuno è inserito bene nel gruppo, dove le attività sono sentite come proprie, condividendone la responsabilità e dove una varietà ampia di iniziative converge verso la crescita integrale del giovane. Tutto questo sembra difficile, ma in un ambiente familiare si realizza senza eccessivi problemi. Tutti si trovano bene e felici. Le caratteristiche fondamentali sono "II rapporto personale di amicizia tra adulti e ragazzi e la presenza dell'educatore tra i ragazzi; la creazione di un ambiente che faciliti l'incontro; l'offerta di svariate attività per il tempo libero; il senso missionario delle porte aperte a tutti quelli che vogliono entrare; l'apertura alla massa, ma con attenzione alla persona e al gruppo; la formazione progressiva di tutta la comunità giovanile attraverso la pedagogia della festa, la catechesi, la solidarietà e la vita di gruppo" (Capitolo Generale SDB 21 [1978] 124).

Per realizzare una presenza costante, amichevole, instancabile e felice in mezzo ai giovani d'oggi, il "salesiano", sia religioso/a o laico/a, ha bisogno di umiltà, forza e robustezza . Da questo compito nessuno può esimersi o pensare che "tocca agli altri, ai giovani". È l'essenza del sistema di don Bosco. La formula dell'oratorio non parla di una struttura particolare, è il paradigma di ogni nostra attività e opera. Il salesiano adulto crea comunità con i giovani, li porta a vivere, studiare, lavorare e pregare insieme, sa dialogare con loro, sa guidare il gruppo, e "in mezzo a loro si sente bene". Questa sua costante presenza da al salesiano la necessaria credibilità quando interviene sulle strutture che governano il settore giovanile nelle nazioni e nella Chiesa.

Il centro e l'anima dell'oratorio è don Bosco vivente. Il direttore/la direttrice al centro dell'insieme, dovranno provvedere, secondo i ruoli e le responsabilità di ciascuno, membri effettivi della comunità o collaboratori, a una formazione sistematica e permanente per una modifica continua e sempre aggiornata che garantisca il pieno e sereno svolgimento del proprio compito.

Lo stile oratoriano fa la scelta privilegiata per i più poveri, i più lontani. Non è una cosa semplice ritornare ogni volta a loro e non lasciarsi prendere dai più potenti. C'è bisogno di una ferma opzione per la povertà nella propria vita e nella impostazione mentale per realizzare questa scelta. È una espressione eloquente di quell'umiltà che produce la forza di scegliere coerentemente per le persone, lasciando da parte tutto il resto.

CONCLUSIONE: RILEGGERE E RIPENSARE

II Sistema preventivo è prima di tutto una spiritualità che trova la sua espressione in tempi e contesti diversi. È quindi sempre necessario rileggere le condizioni nelle quali i nostri giovani vivono e ripensare il nostro modo di intervento presso di loro. Le tre parole chiave sono da rileggersi alla luce di evidenti rivoluzioni di concetti e di mentalità, per rimanere sempre presenti nel tempo e nella cultura attuali.

La religione è vissuta molto diversamente oggi di quanto lo fosse al tempo di don Bosco, esige oggi molta chiarezza nel mettere Cristo e il Vangelo al centro. L'attenzione alla Scrittura è totalmente rinnovata e il rapporto religione/etica è tutto cambiato. Per poter dialogare con le tendenze etiche di oggi è necessario radicarsi bene nei criteri fondamentali.

L'amorevolezza è tutta da ripensare, in base a un rapporto diverso tra adulti e giovani. Per rispondere a tendenze e polemiche nuove bisogna saper esprimere i criteri relazionali con le categorie in vigore oggi.

Viviamo in tempi di sopravvento della razionalità tecnologica, di educazione al controllo del mondo dei desideri, di evasione nell'emozionale immediato, di ricerca di potere, di pensiero debole in una selva di multiculturalità. Bisogna ricuperare la pienezza delle funzioni della ragione se si vuole equilibrare l'insieme delle attività educative e pastorali (cfr. P. Braido, Prevenire non reprimere, il sistema educativo di don Bosco, LAS, Roma, 1999, pag.402).

La testimonianza di chi conosce la realtà e crede nel patrimonio educativo spirituale è la via più sicura. •

Lue Van Looy
Vicario del Rettor Maggiore


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