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Globalizzazione: una sfida da affrontare

E' ormai inevitabile l'irruzione della globalizzazione. E' un fatto reale e potrebbe risultare benefica per tutti, a condizione che gli stati lavorino insieme per il bene del pianeta. Miliardi di persone, altrimenti, vedrebbero inevitabilmente peggiorare la loro condizione di povertà.

Le multinazionali, in nome di un neoliberismo che guarda al mercato e massimalizza i profitti, conquistano il mondo sottraendosi all'etica e al controllo della politica.

La globalizzazione non è un fine, ma un mezzo in vista di creare condizioni favorevoli allo sviluppo delle aree più povere... diversamente è un furto programmato!
Può essere un'arma contro le persone o la via per rendere più umana la vita a tutti.

La situazione di partenza è comunque tragicamente ingiusta: il 18% della popolazione mondiale si divide l'83% delle risorse globali. Al Summit del Millennio il cardinale Sodano, davanti ai rappresentanti di 130 stati, così stigmatizzava l'attuale situazione: "Ogni giorno pensiamo alla parabola del ricco Epulane e del povero Lazzaro, a cui vanno solo le briciole. Questa non e giustizia internazionale ".
"Tre dozzine di ricche nazioni – evidenziava Fidel Castro allo stesso Summit – monopolizzano la tecnologia, la scienza, la politica, offrendoci soltanto ricette per diventare più poveri".

Che fare?
Come credenti possiamo contribuire con linfa vitale ad un'etica universale dei diritti umani e dello sviluppo. Abbiamo molto da offrire seguendo l'idea che uomini e donne sono tutti fratelli e sorelle.

Quali strategie politiche immediate?
Risponde il Prof. Crocker dell'Università del Maryland: "Oltre a migliorare i forum democratici, più che organismi internazionali che rappresentano solo Stati-nazione ed elites governative, occorre inventare modi attraverso i quali le società civili possano giocare un ruolo al tavolo della globalizzazione... Qualcosa di simile allo Statuto del Tribunale contro i crimini internazionali, istituito a Roma nel 1998". Un modo per "far buona" la globalizzazione che vorremmo, oltre che economica, politica, solidale, ecologica, ricca di tutte le differenze dei modi di vivere e di produrre detta terra.

La voce dei paesi poveri ascoltata e rispettata non è solo problema, può diventare anche vera e propria ulteriore risorsa per tutti. Se il profitto non sequestrasse il futuro per il presente... "Quel futuro" del domani "programmato insieme", renderebbe il nostro "il Pianeta dell'equità".

don Alberto Rinaldini

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