L'elemento più caratterizzante è il trittico: il crocifisso virtuale, il crocifisso reale con sotto la XV stazione della via crucis raffigurante la Risurrezione. Si crea un forte rapporto biunivoco teologico tra il Cristo in croce e la sua Risurrezione.
Un altro elemento è la modularità. Tutto il progetto è modulare: il davanzale delle vecchie finestre, le cappelle laterali virtuali, diventano un modulo di base che viene ripetuto in altezza altre quattro volte. La seconda ripetizione in altezza coincide con la controparete che marca tutta la via crucis. La modularità ritorna nel tabernacolo, nell'ambone e nell'altare.
Ricordo infine anche la sfondatura, o gioco di curve usato per movimentare lo spazio.
Nasce da una domanda molto semplice del Direttore don Alberto: "Mi potresti fare un progettino per la nostra cappella?" Da qui la triplice sfida: con me stesso, con il geometra costruttore, con i Salesiani. Era il primo progetto importante per me; il costruttore aveva sempre lavorato col volante in mano e questa volta doveva condividerlo con l'architetto; ai Salesiani sfuggiva l'importanza dei particolari: uomini pratici siete abituati a cogliere l'essenziale. L'opera d'arte si legge non nel complesso generale, ma nel particolare. I Salesiani però mi hanno lasciato mano libera.
Nel dialogo informale con il Direttore furono proprio queste le condizioni poste. Il tono caldo è dato dai legni usati, il ciliegio e il mogano, dalle tinte, dal parquet per la pavimentazione e dalla illuminazione indiretta. |
Piccoli particolari, insignificanti.
Senza presunzione, penso proprio di sì.
Lo scultore Silvano Rustici ha visto il progetto in nuce della cappella. Il lavoro poi è stato ortato vanti insieme, così come è avvenuto con la pittrice Greta Cencetti, cui dobbiamo le tavole della Pentecoste e della Natività, gli episodi di don Bosco e tutte le vetrate. Ho avuto la fortuna di lavorare insieme allo scultore e alla pittrice: un dialogo in sinergia che ha facilitato l'armonia dell'intero.
La via crucis è un'altra originalità della cappella: in genere le Via crucis sono rettangolari verso l'alto, il mio modulo è rettangolare rivolto verso il basso per dare più il senso del movimento e del coinvolgimento. Vedevo la Via crucis come una serie di istantanee fotografiche della passione di Cristo. Lo scultore, prima perplesso, ha poi condiviso l'idea.
Il trittico principale - crocifisso virtuale, crocifisso reale e XV stazione della Via crucis - è l'estremo di una spina dorsale. L'altro estremo è la figura di don Bosco, nella parete della sacrestia. La progettazione della cappella nella spina dorsale ha il suo asse portante a cui tutto fa riferimento: il trittico e don Bosco occupano l'asse longitudinale; quello trasversale è occupato da Maria Ausiliatrice, al centro, e da una serie di episodi mariani collegati fra di loro ( l'Annunciazione, la Natività, le Nozze di Cana ) e di fronte all'ingresso dal quadro più pregiato, la Madonna del Melograno.
Era una delle mie preoccupazioni. Proprio per questo ho cercato di celare tutti gli impianti: le luci non si vedono, gli impianti di sonorizzazione e di riscaldamento restano nascosti dai controsoffitti. Anche l'illuminazione della via crucis, da me suggerita, è nascosta in quella controparete per non appesantire l'insieme. Alla fine il pericolo di "barocchizzare" la cappella è stato scongiurato.
Piccoli particolari. |
Si doveva esaltare di più gli intarsi del Tabernacolo... secondo il disegno. I colori dovevano essere più vivi nel gioco di intarsio tra i due legni, mogano e ciliegio, che ho usato per tutta la cappella. La croce del tabernacolo è in padouk, che è lo stesso legno della croce della porta d'ingresso: è un legno rosso molto vivo che richiama il tabernacolo. L'ho usato ancora nella corona circolare del leggio ove è scritto "anno giubilare 2000".
Un salesiano, il maestro Modesto Pintarelli, è l'esecutore materiale di pregevoli lavori di intarsio di ineccepibile fattura riguardanti il Tabernacolo e il Leggio. Anche la porta d'ingresso e tutti gli arredi lignei sono opera sua.
intervista a
Vincenzo Passarello
a cura di don Alberto Rinaldini
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