Incontro con Don Ciotti |
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Domenica 4 febbraio, nell'ambito delle manifestazioni per la festività di S.Giovanni Bosco, si è svolto un incontro con don Luigi Ciotti presso la sala del "Club Amici del 'Cinema". L'ospite è stato introdotto da don Alberto Lorenzelli che ha sottolineato la particolare vicinanza di don Ciotti alla sensibilità salesiana per l'attenzione dimostrata al mondo dei giovani.
Sollecitato dalle domande del numeroso e partecipe pubblico intervenuto, don Luigi ha affrontato problemi controversi per i quali ha proposto soluzioni coraggiose caldeggiando un modo più realistico di fronteggiare il problema delle dipendenze (da oppiacei, cocaina, alcool, nuove droghe, psicofarmaci), introducendo il concetto di "riduzione del danno" provocato alla società e a se stesso da parte di chi abusa di queste sostanze.
Particolare assenso hanno suscitato le parole del sacerdote quando ha proclamato la necessità di riflettere sulle ragioni che causano l'insorgenza delle dipendenze, ravvisabili nell'orizzonte culturale privo di riferimenti forti e nella mancanza di autentiche e significative relazioni umane che caratterizzano la nostra epoca. La scuola deve "educare alla salute" cioè attrezzare i giovani a comprendere la realtà e deve riconoscere i nuovi giovani che sono portatori di una nuova cultura, ascoltano musica elettronica, viaggiano su Interne!, utilizzano un linguaggio-base di soli 600 vocaboli, comunicano con grande difficoltà, inseguono un divertimento privo di contenuti etici e politici, basato solo sul piacere. Questa realtà è stata documentata incontrando oltre 2.500 giovani all'uscita delle discoteche per circa due anni. Le parole e i gesti di questi ragazzi, racchiusi in un video realizzato per il Ministero della Pubblica Istruzione, segnalano l'esistenza di uno scontro tra una realtà "virtuale", fondata sull'apparire e sul piacere e la vita reale con le sue frustrazioni a partire dalla mancanza di lavoro. Il "corto circuito" tra virtuale e reale viene spesso riempito dall'alcool e dalle nuove droghe che aiutano a raggiungere quello "sballo" che annulla il grigiore di un'intera settimana.
Secondo don Ciotti, le dipendenze si battono con il protagonismo dei giovani, offrendo loro un territorio in cui agire, come fece don Bosco creando per i ragazzi del suo secolo, per quelli più emarginati e in situazioni di difficoltà, in primo luogo, un oratorio dove agire, scuole professionali in cui imparare un mestiere, validi educatori religiosi e laici che fossero punti di riferimento nel corso della loro crescita. |
Secondo don Luigi i ragazzi chiedono di essere "incontrati", non "affrontati", devono essere accompagnati nella loro maturazione attraverso le testimonianze degli adulti e in particolare degli educatori e degli animatori, non privilegiando risposte tecniche, ma partendo dai bisogni fondamentali.
Questi possono essere individuati nell'affettività, nei valori forti, ma soprattutto nella necessità di esprimere le proprie risorse e le proprie capacità, nel dare un senso e un significato alla propria vita, cioè una dimensione religiosa (rispettando le diverse realtà ormai presenti nel nostro paese), evitando ogni genere di fanatismo, cercando cioè, come diceva Papa Paolo VI, di fare della solidarietà "un prolungamento della giustizia".
Per raggiungere questi risultati deve nascere una "città educativa" (cioè pienamente coinvolta nella dimensione educativa) coinvolgendo tutte le realtà locali dalla scuola, alle polisportive, ai commissariati, alle associazioni per aniani, nel progetto di dare un diverso assetto al territorio in cui tutti entrano in gioco. A questo proposito si può ricordare la rete "Libera" fondata da oltre 700 diverse realtà operanti in Italia (dalla diocesi di Gioia Tauro, all'ARCI, all'UISP, alla Chiesa Valdese) con lo scopo di modificare l'humus sociale che fa prosperare l'illegalità e la mafia nel Sud d'Italia.
Molti giovani aderenti all'associazione, riuniti in cooperative, coltivano terre confiscate a famigerati capibanda; ad essi don Ciotti dedica metà della sua settimana incoraggiandoli con la parola e con l'esempio.
L'incontro si è protratto fino alle 13 quando l'oratore si è congedato dalla comunità parrocchiale del Don Bosco di Sampierdarena lasciando dietro di sé l'eco delle sue parole, talora scomode, ma incoraggianti, mai banali, e la sua esperienza di testimone del Vangelo tra gli ultimi e gli emarginati, ma anche tra quelli che ha chiamato gli "inclusi" i giovani fortunati, quelli "perbene", che devono essere stimolati ad operare in modo concreto per diventare adulti veri, coerenti e credibili.
Anita Milea
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