Don Bosco: un dono per Genova

Una pedagogia della bontà

Il "Don Bosco duemila" naviga col suo carico di novità a vele spiegate nel nuovo millennio. Il Santo dei giovani aveva detto che Sampierdarena nel tempo avrebbe acquistato la stessa importanza di Torino-Valdocco ove il suo sogno cominciò a farsi realtà. Genova come Torino! Un sogno affidato nel tempo ai Salesiani e a quanti ne condividono lo spirito e la passione educativa che coinvolge la città.

Siamo coscienti, noi che dovremmo essere "don Bosco" oggi, dei nostri limiti, ma sentiamo viva la "presenza della Provvidenza" e la benevolenza del nostro fondatore. Non di noi parliamo, ma del buon Padre e ringraziamo Dio che non cessa di mostrarci il suo amore. La barca va, perché Lui è il vero pilota e muove la generosità dei genovesi e non solo... Il drappello di giovani salesiani, sei dei quali vengono dall'India, dal Vietnam e dall'Est, le danno un tocco di giovinezza e di mondialità. Il folto gruppo di obiettori di Coscienza, la miriade di animatori e istruttori sono una preziosa riserva di valori e di proposte educative.

Quest'anno celebriamo i 130 anni di presenza di don Bosco a Genova... Il legame, però, tra don Bosco e Genova ha radici più antiche. Appena ordinato sacerdote, nel 1841, fu richiesto come precettore da una nobile famiglia genovese. Non era quella la via che portava a Genova! Furono altri illustri genovesi, tre vescovi, Mons. Fransoni, Mons. Magnasco, il cardinale Alimonda a convincerlo e don Bosco divenne "genovese".

5° Liceo scientifico

Scrive il Cardinale Siri: "Non c'è stata figura di rilievo tra noi che per qualche tempo non sia entrata nella sua orbita, non ne abbia subito il fascino... Genova e don Bosco non ebbero che a vedersi per comprendersi". E da 130 anni la gente sente il "Don Bosco di Sampierdarena" come la sua casa.
E' il Santo dei giovani che affascina...

UN CLIMA DI FAMIGLIA

A metà '800 i giovani, per la società, non avevano voce. Sui giovani don Bosco scommise la sua vita e questa scommessa affidò ai suoi Salesiani. Diverse sono le "povertà" delle giovani generazioni nel cammino del tempo, ma il loro grido di aiuto è lo stesso.

Don Bosco ha indicato una via, la pedagogia della bontà.

"Voi avete opere, collegi, oratori e case per giovani, ma non avete che un tesoro: la pedagogia di don Bosco. In un mondo in cui i giovani sono traditi, disseccati, triturati, strumentalizzati, psicanalizzati, il Signore vi ha affidato una pedagogia in cui trionfa il rispetto per il ragazzo, della sua grandezza, della sua fragilità e della sua dignità di figlio di Dio. Conservatela, rinnovatela, rinvigoritela, arricchitela di tutte le scoperte moderne, adattatela a queste creature del ventesimo secolo, ai loro drammi che don Bosco non ha potuto conoscere. Ma, per carità, conservatela. Cambiate tutto; perdete se il caso le vostre case, ma conservate questo tesoro, costruendo in migliaia di cuori la maniera di amare e di salvare i giovani che è l'eredità di don Bosco".
Così scriveva ai Salesiani, negli ultimi decenni del '900, Duvallet, apostolo della rieducazione dei giovani. Siamo d'accordo con Duvallet e questo è l'orizzonte in cui opera il Don Bosco. Qual è questo tesoro? La pedagogia della bontà che don Bosco vive nel suo lavoro con i giovani prima e trascriverà poi nelle poche pagine del Sistema Preventivo.

L'avventura educativa del nostro fondatore è ben espressa dalle sue parole:

Per essi manifesta un'attenzione premurosa, rivolta alla loro persona, perché nel suo amore di padre i giovani possano cogliere il segno di un amore più alto.

COME OPERAVA DON BOSCO

II metodo della bontà?

Per don Bosco educare comporta uno speciale atteggiamento fondato su convinzioni di ragione e di fede. Al centro c'è la "carità" evangelica che inclina ad amare il giovane qualunque sia lo stato in cui si trova per portarlo a vivere come onesto cittadino e come figlio di Dio. La "ragione" ricorda l'autentico umanesimo cristiano: il valore della persona, della coscienza, della natura umana, della cultura, del mondo del lavoro, del vivere sociale. La "religione" offre possibilità di incontrare Gesù. L'atteggiamento empatico - don Bosco parla di amorevolezza - sottolinea la qualità dell'educatore: dedizione e capacità di affrontare sacrifici e fatiche in mezzo ai giovani. Richiede simpatia profonda per i giovani e capacità di dialogo.

L'OGGI

Come il Don Bosco di Sampierdarena tenta di operare col cuore del suo fondatore?

5° Istituto Tecnico Industriale Ho sentito cantare:
"Cristo non ha mani
ha soltanto le
nostre mani"
.
Questo è vero
anche per Don Bosco.
Egli non ha mani,
ha solo le nostre mani.
Anzi, siamo noi
le sue mani.
Amare le cose che i giovani amano per portarli a scoprire e amare quello che non trovano normalmente nel vissuto quotidiano!
I giovani amano aggregarsi in modo libero e spontaneo?
Il Don Bosco dona spazi, persone, un cortile per incontrarsi e una casa che li accoglie.
giovani hanno bisogno di spiritualità?
Il Don Bosco propone momenti formativi di crescita, di ricerca ed esperienza di fede.
I giovani amano giocare?
Il Don Bosco offre loro non solo i campi verdi, ma palestre e il Paladonbosco con i suoi tecnici ed allenatori in varie discipline.
I giovani amano la musica?
Il don Bosco la casa della musica, come del canto, della danza.
I giovani amano il teatro?
Dalla Compagnia "II Sogno", alle recite scolastiche e oratoriane, c'è solo l'imbarazzo della scelta.
Amano la cultura?
il don Bosco è un vero e proprio cantiere: dalla scuola materna, al Liceo scientifico, all'ITI, ai corsi di formazione professionale e corsi post-diploma, al Centro Linguistico Europeo, al Centro Cultura "II Tempietto, all'Università della Terza età,". Se vogliono unire lo sport e la scuola, nel 130° compleanno il don Bosco offre il Liceo Scientifico sportivo... Il primo in Italia. E tanti nuovi progetti sono all'orizzonte... nell'originale intuizione salesiana che vuole offrire ai giovani, con creatività, il meglio e il più bello, in case accoglienti e in attrezzature all'avanguardia.
Basta affacciarsi e trovi tutto!

sul
Il Secolo XIX
del 26/1/2001
Alberto Lorenzelli
direttore del Don Bosco


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