Ricordando don Luigi Dossi

Caro don Luigi, eri sfinito, senza più forze negli ultimi tuoi giorni. Il male che avevi contrastato con tanta energia ti consumava a poco a poco. E Domenica 28 gennaio, mentre Varazze festeggiava don Bosco, aprivi gli occhi al cielo, assistito con tanto amore dal direttore, don Luciano, e da tuo fratello. Da Sampierdarena nel tuo dolore ci sentiva- mo tutti coinvolti: i tuoi confratelli anzitutto, ma anche le persone che ti avevano conosciuto in parrocchia.

Don Luigi era nato a Genova il 18 maggio 1931. Trasferito a Trento nel periodo bellico vi resterà sempre legato. Tornato a Genova, lavora nell'azienda di suo padre, finché un giorno riemerge quel desiderio di seguire il Signore che già anni prima era apparso e scomparso come un momento di luce.

L'idea di diventare sacerdote - narra lui stesso - si era affacciata già a 18 anni, ma poi parve scomparire. Nel settembre del '56, a 25 anni, consultato il confessore, alla sera, nell'oscurità e solitudine della sua cameretta pronunciava il suo "fiat". Aggiunge ancora: "Non lievi difficoltà ho dovuto superare, l'età avanzata, il distacco dalla famiglia, lo studio. La strada mi si presenta lunga e ardua, ma una certezza mi conforta: non sarò solo, con me sarà sempre Gesù, e con la sua luce, la sua forza, la sua grazia, spero di percorrerla fino in fondo".

Riprende gli studi a Novi Ligure, mentre si prepara al noviziato, che conclude nel 1959, con la professione religiosa. Completa i suoi studi a Roma-San Callisto, il tirocinio ad Alassio, la teologia a Roma, all'UPS. E il 21 dicembre 1968 viene ordinato sacerdote a Pietrasanta.

La freschezza del suo sacerdozio la donerà proprio a Pietrasanta, ove starà fino al '72. Lo troviamo poi a Genova-Quarto dal '72 all'89 come insegnante, ad Alassio fino al '97 e, infine, nella nostra parrocchia di Sampierdarena. All'orizzonte quel male che lo farà tanto soffrire.

Ricorda don Giorgio Colajacomo, il nostro ispettore: "Mi diceva tutto il suo dispiacere di aver dovuto interrompere l'insegnamento, mi parlava di come si preparava con la lettura, la riflessione e la preghiera al nuovo ministero".

Luigi Dossi

Un ministero pacato il suo, raccolto e tutto salesiano. Lo presagisce lui stesso annotando un sogno durante gli studi teologici: "Mi pareva di essere su un ponte altissimo dove sotto si aprivano ampi paesaggi. Ero in compagnia di un ragazzo col quale parlavo serenamente. Il ragazzo era a me molto vicino, poggiava quasi il capo sul mio petto e mi guardava con due occhi buoni. Un giorno, gli dicevo, avrai la tua famiglia, bambini da educare, la casa da mantenere, ma bada in tutto ciò che farai di non dimenticarti mai, mai di una persona... Di chi? Gli chiesi, e lui pronto: di Dio. E in quell'istante mi svegliai. Mi è subito parso un sogno significativo. Il ponte: rappresenta il ministero sacerdotale che unisce terra e cielo. Il ragazzo, e uno solo: il campo del mio lavoro salesiano e il tipo del mio apostolato: non appariscente, modesto e nascosto. Il suo capo sul mio petto: il mio sincero amore per i ragazzi. Infine, che centro delle mie conversazioni con i ragazzi, non può che essere uno: Dio".

Nella sua lotta contro il male, emerge la fede robusta di don Luigi. "Circa gli esami medici che dovrò fare - scrive - non devo avere ne paura, ne tristezza, ma felicità e gioia! Qualunque siano gli esiti ed eventuali interventi da subire: tutto è dono e grazia, per il bene mio e delle anime".

E' il tumore che lo colpisce, le cure chemioterapiche, qualche ripresa, sino a che prende il sopravvento, sino a Domenica 28 gennaio 2001.

Malato non facile don Luigi, proprio per il sistema nervoso scosso, ci sorprende per la sua profonda spiritualità. "Soffrire momento per momento – scrive durante la dura lotta contro il male – quello che Dio manda senza preoccuparci per l'avvenire... E' possibile la gioia quando si è provati, tribolati? Può coesistere la gioia con la sofferenza? Sì, i malati possono essere felici con il dono di se stessi, nell'amore. E' un modo nuovo di vivere la consacrazione. Quando poi giunge il momento di unirsi all'ora suprema della passione del Signore, la persona consacrata sa che il Padre sta portando ormai a compimento in essa quel misterioso processo di formazione iniziato da tempo. La morte sarà allora l'atto supremo d'amore e di consegna di sé".

Caro Dossi, vorremmo ringraziarti per quanto, senza troppo apparire, ci hai insegnato.

Lo facciamo usando un episodio da tè raccontato: ti si avvicina, al confessionale, una bambina di 5 - 6 anni. Si presenta: Ciao..."Cosa mi vuoi dire?" le chiedi, e lei con un sorriso e due occhi bellissimi: "Niente! Voglio salutare tutti i preti!". Ciao don Luigi... Il tuo paradiso è pieno di tanti occhi cheti ripetono quel "ciao"! •

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a cura di don Alberto Rinaldini


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