Don Ciotti: "Ragazzi, rompete l'omertà"

II fondatore del Gruppo Abele ospite ieri all'Istituto Don Bosco di Sampierdarena

gruppo abele

Dall'altare, duro appello contro la mafia e i giochi di potere dietro la droga.

Mettere le persone, e non i "bisogni" al centro dell'attenzione. E, ancora, un deciso appello contro la mafia, che continua ad "ingrassarsi" grazie all'omertà della gente.

Non ha usato toni soft (ne li usa mai, peraltro), don Luigi Ciotti, cuore e mente del Gruppo Abele, ospite ieri all'Istituto Don Bosco di Sampierdarena, per concludere le celebrazioni per la ricorrenza di San Giovanni Bosco, ma anche per il centotrentesimo anniversario dell'arrivo dei salesiani a Genova.

Prima dell'omelia (durante la Messa delle ore 9,30), poi nella sala del cinema del Don Bosco, gremita al di là di ogni previsione, don Ciotti ha svariato praticamente su tutti gli argomenti che abbiano al loro centro i giovani.

Educazione e prevenzione (verso ogni forma di dipendenza), dunque, in primo piano, ma non solo. Durante l'omelia, davanti all'altare e al crocifisso, don Ciotti ha levato alto il suo appello contro la mafia. E' stato questo il momento più elevato: quando il sacerdote "di frontiera" ha voluto ricordare a tutti che dietro alla droga e ad altre situazioni a rischio, agiscono grandi burattinai. "Ci sono tanti giochi di potere - ha detto - che 'regolano' questo mercato". Ed è soprattutto per stroncare questo "giro", che don Ciotti si schiera sul fronte della depenalizzazione delle droghe.

L'incontro nella sala del cinema si è presto trasformato in un botta e risposta, sui temi più significativi e anche qui è tornato il discorso della mafia, questa volta attraverso il tema dell'omertà: "Rompete l'omertà, il silenzio della paura", ha invitato don Ciotti. Perché in questa Italia che ha scoperto il "bisogno" delle città sicure, si è perso invece l'interesse verso il pericolo mafia, ha avvertito il fondatore del Gruppo Abele.

Inevitabile, vista l'esperienza del sacerdote nel campo del recupero dei tossicodipendenti, il passaggio sulle dipendenze: non solo droga, ma anche alcolismo e prostituzione; oltre che antidepressivi, visto che l'Italia è il paese dell'UE dove le vendite sono più elevate. "Dobbiamo penetrare nel territorio - ha spiegato - attraverso le scuole, lo sport, le istituzioni, il tempo libero". Don Luigi ha anche "presentato" quello che è l'ambiente ideale dei giovani del Terzo Millennio, notte e virtuale su tutto.

Recuperare il territorio, dunque, e affrontare i giovani nel loro habitat. Proprio come a suo tempo aveva fatto don Bosco, un altro "prete di strada", un grande profeta dei giovani che seppe mettere al centro, non le situazioni, ma le persone.

Miriana Rebaudo
da "SETTIMANALE CATTOLICO"
del 5/2/2001

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