La vera insidia? L'omologazione

L'appiattimento culturale è una subdola minaccia

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""Mettiamo subito un punto fermo: il Papa non è contrario alla globalizzazione in sé, così come la Chiesa, con la sua dottrina sociale, non ha mai fatto l'esaltazione del pauperismo.
Il Santo Padre lancia però un monito: la globalizzazione spinta alle estreme conseguenze potrebbe portarci a vivere in un mondo forse più ricco, ma sicuramente più infelice".

Il professor Stefano Zamagni commenta a caldo l'allocuzione di Giovanni Paolo ai partecipanti alla plenaria della Pontifica accademia delle scienze sociali, un discorso -sottolinea l'economista bolognese- che ha il pregio di collocarsi nell'ambito di una linea ben consolidata, all'interno di un magistero enunciato già dalla Centesimus annus, l'enciclica del 1991. "In quel documento Vojtyla citava espressamente la globalizzazione. Gli studiosi laici invece cominceranno ad occuparsi del problema solo nella seconda metà degli anni Novanta".

Possiamo dunque affermare che su questa materia il Pontefice ha anticipato i tempi?

"Sì, il Papa ha giocato d'anticipo. Oggi torna sull'argomento perché della globalizzazione si fanno più evidenti alcune caratteristiche davanti alle quali non si possono chiudere gli occhi".

Quali in particolare?

"Penso al fenomeno delle imprese che si deresponsabilizzano nei confronti del proprio territorio. Penso all'inversione del nesso causale tra economia e politica. Non è più la politica a fissare le regole del gioco, sono semmai i soggetti economici a farlo. Non possiamo infine trascurare il fatto che la globalizzazione presenta purtroppo un altro risvolto preoccupante".

La ricerca scientifica è governata oggi dagli interessi dei privati che la finanziano
Senza un codice etico comune, la logica del mercato porta al relativismo

A che cosa si riferisce, professore?

"La globalizzazione riduce le povertà assolute, ma aumenta quelle relative, cioè le ineguaglianze tra i diversi gruppi sociali. Non solo tra il Nord e il Sud, del mondo, ma anche all'interno degli stessi Paesi sviluppati, Italia compresa. Orbene, l'aumento delle disuguaglianze relative è pernicioso in quanto si pone come una minaccia alla pace e un attentato alla democrazia.

Giovanni Paolo II ammonisce a non fare della globalizzazione una nuova versione del colonialismo. Perché questo grido d'allarme?

"Nella globalizzazione è insito un grande rischio, quello della omogeneizzazione culturale. Si tratta di un processo subdolo in quanto non avviene attraverso atti di imperio come nel passato".

Nella stagione del colonialismo classico, intende dire?

"Sì. A quel tempo le potenze egemoni imponevano la propria volontà e di conseguenza il proprio stile di vita alle popolazioni coloniali. Con il potere, con le leggi, con la forza degli eserciti. Oggi il dominio è esercitato in forme sottili, indirette, attraverso la dipendenza economica, la commercializzazione dei beni e dei prodotti. Ma II risultato è sempre quello, lo stravolgimento di determinate identità culturali".

Occorre rispettare la diversità delle culture e non privare i poveri di ciò che resta loro di più prezioso, incluse le credenze religiose.
II pericolo all'orizzonte un mondo forse più ricco, ma certo più infelice

Con quali conseguenze a livello planetario, qualora il processo si consolidasse senza incontrare ostacoli?

"Il principale aspetto negativo dell'omogeneizzazione sta nella distribuzione della varietà culturale, nel predicare che possa esistere un'unica via ottimale allo sviluppo, la cosiddetta one best way. Ma così facendo si distrugge quella dialettica tra le culture che è invece la vera molla del progresso. Se la globalizzazione dovesse portare alle estreme conseguenze questa tendenza in atto, davvero i popoli sarebbero meno felici. La felicità dell'uomo è legata in buona parte alla propria identità culturale".

Identità potrebbe sembrare un termine generico, astratto. Di cosa si deve sostanziare tale concetto?

"Di norme di comportamento. Di stili di vita. Ma anche di credenze religiose. Si capisce allora perché proprio su questo aspetto il Papa abbia richiamato l'attenzione di tutti".

In conclusione, quale atteggiamento della Chiesa rispetto alla globalizzazione emerge attraverso l'intervento del Pontefice?

"Direi di discernimento, di distinzione di ciò che è positivo (e ce n'è) da ciò che è rischioso. E anche di fronte agli aspetti negativi l'atteggiamento è quello di chi vuole fare evolvere il processo, pilotandolo al servizio dell'uomo e di tutti gli uomini. Non certo di chi punta ad arrestarlo". •

L'obiettivo dei cattolici non è fermare il processo in atto ma orientarlo in modo che sia a servizio dell'umanità

da avvenire quotidiano cattolico
del 28 aprile 2001
intervista di Antonio GIORGI

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