Vogliamo pensare e parlareGenova e i G8 |
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Ma noi vogliamo pensare. Vogliamo ragionare. Vogliamo capire. Genovesi di nascita o d'azione, legati da radici profonde alla città della Lanterna e al mondo che la circonda, che varca, attraverso lo stretto di Gibilterra mari ed oceani, e gli abitanti delle terre di tutti i continenti: donne sorelle e uomini fratelli. Le dichiarazioni del presidente del Comitato parlamentare per il controllo dei servizi segreti sulla presunta necessità di eliminare i movimenti che contestano il vertice dei G8 a Genova hanno il merito della chiarezza sulla reale fisionomia degli attori del momento.
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Ma i G8 sono i maggiori responsabili della gravissima situazione economica e ambientale del pianeta, poiché, per la prima volta nella storia, il mondo è retto da un unico sistema: l'impero del denaro, il cui cuore è la speculazione finanziaria. Mai nella storia si era visto un impero tanto vittorioso e convincente, grazie alla potenza dei mass media. Viviamo in un sistema economico dove il 20% degli uomini consuma 1'82% delle risorse a spese del resto dell'umanità. Il 20% dei più poveri ha a disposizione solo 1,4% dei beni. Questo sistema di oppressione si regge sullo strapotere delle armi: spendiamo ogni anno 800 miliardi di dollari in armamenti, che servono a difendere i privilegiati dalla minaccia dei poveri. L'impero del denaro uccide con la fame (30 milioni: un immane sterminio ogni anno), con le armi (conflitti armati, regimi repressivi, scudo stellare), con la distruzione dell'ambiente, con la distruzione delle culture. In questo quadro è perfettamente comprensibile che i sudditi debbano essere allontanati dai luoghi dell'ostentazione del potere ("Genovesi andate al mare o in montagna"), che una città venga occupata militarmente e i suoi abitanti blindati in essa, che le più elementari libertà costituzionali siano cancellate almeno per un certo periodo. L'unica cosa su cui si discute è se il dissenso possa essere manifestato fino e non oltre al 1° luglio 2001, oppure come fece in Germania il cancelliere socialdemocratico Schroder, aspetti in un qualche stadio un delegato governativo a cui consegnare una petizione per i potenti del mondo. Invece Genova può, deve, e quasi certamente sarà, il luogo dove le forze più positive del pianeta saranno presenti. Il vertice di Porto Alegre in Brasile si è chiuso dandosi appuntamento nella nostra città. Esponenti della società civile come José Bove o il leader dei Sem Terra Joao Stedile, hanno annunciato la partecipazione alle manifestazioni di Genova. Molte migliala di persone hanno fatto in modo che Genova sia il luogo della non-violenza e della pace proprio nei giorni in cui i potenti del mondo ostenteranno la loro supponenza. |
DAL G8 al GTUTTIA voi otto "grandi" della
terra... (È una proposta che parte dal Santuario della Guardia di Genova) |
E' il tempo della profezia di Isaia: occorre mostrare, senza violenza, ma con inchiodante chiarezza, che gli operatori di pace sono cultori di una giustizia planetaria, che non permetta sazi e affamati, miserabili e spreconi, chi ha tutto e chi ha niente, ma fautori di una società che rispetti i principi dell'equità e dell'uguaglianza non solo sulle terre degli otto cosiddetti "grandi", ma del mondo abitato.
Per chi è credente nel Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe e di Gesù Cristo, la terra è stata affidata all'umanità intera uscita buona e benedetta dalle mani del Creatore, con il compito di custodire e di coltivare il giardino, il "gan", per il bene di tutti.
Ma oggi non è così. E ci si vuoi far credere che non è possibile avere pane per tutti perché siamo troppi, che i prestiti fatti ai Paesi in via di sviluppo non sono già stati ampiamente pagati a tassi usurai, che non viene impedito premeditatamente il loro sviluppo, imponendo ad esempio il prezzo delle materie prime dalla piazza di Londra, e in maniera spudorata a favore dell'Occidente. Il popolo della pace chiede di poter dire questo - e di chiedere soprattutto un'inversione di rotta - di fronte a tutti, perché nessuno possa più dire di non sapere, e perciò si senta responsabile dei propri simili.
Il settimo comandamento impone di non rubare. E chi ha rubato deve restituire. L'Occidente oggi deve restituire, se vuole ancora avere titolo e parlare di diritti, di doveri e di umanità.
da Il Fermento
marzo 2001
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