Domenica 11 Novembre 2001

Festa degli ex-allievi

Domenica 11 novembre il Don Bosco ha festeggiato i suoi exallievi. Non erano numerosi... il tempo piovoso del primo mattino ci ha "giocato"... un brutto tiro.

La "giornata del ritorno" si articola in vari momenti: accoglienza, incontro formativo, celebrazione eucaristica e il momento conviviale che porta sempre tanta allegria e fa crescere la familiarità. In questi raduni dispiace non trovare gli amici di un tempo. Eppure, oltre alle numerose telefonate, erano stati spediti 1500 inviti! Il desiderio di rivedersi e di rievocare episodi del tempo della scuola dovrebbe attirare un maggior numero di persone!

"Noi che siamo sopra i 60 - diceva con commozione un ex- siamo sempre meno! E nessun Salesiano di allora è presente". Che fare? Ognuno -abbiamo tante volte ripetuto - cerchi di convocare i compagni i della sua classe... e vedremo ripetersi il miracolo di classi presenti quasi al completo, dopo quindici o vent'anni.

La festa del 2001 ha coinciso con il secondo mese della tragedia delle due Torri a New York, perciò il momento formativo è stato una riflessione su questi "tristi" giorni. Dopo aver delineato la novità di questa spaventosa guerra ove si scontrano il terrorismo globale e la civiltà, dopo aver individuati i protagonisti, dopo aver ricordato che la pace precedente l'11 settembre era una pace senza vera giustizia, è nato un interessante confronto tra gli ex allievi su queste domande:

La Gaudium et spes del Vaticano II° ammonisce: "Ne ci inganni una falsa speranza. Se non verranno in futuro conclusi stabili e onesti trattati di pace universale, rinunciando ad ogni forma di odio e di inimicizia, l'umanità che, pur avendo compiuto mirabili conquiste in campo scientifico si trova già in grave pericolo, sarà forse condotta funestamente a quel giorno, in cui non altra pace potrà sperimentare se non la pace di una terribile morte".

Numerosi interventi hanno costruito un dialogo interessante, a volte preoccupato, a volte problematico. Raccogliamo solo alcuni spunti:

Un'originale risposta al problema posto dal primo intervento è stata avviata da un giovane, completata poi da altri. Quando si parla di religione con un musulmano ci si trova di fronte ad una sorta di muro. Il dialogo interreligioso non importa nulla. Agli occhi dei musulmani, Ebrei e Cristiani sono cittadini di seconda categoria, perché per l'Islam essi possiedono solo parte della Rivelazione. Inoltre dimentichiamo troppe volte che, secondo i giuristi coranici, l'Islam è religione, società e stato. Il Cristianesimo, accogliendo la modernità, ammette invece la distinzione tra stato e religione. Un certo "buonismo" cattolico che accoglie tutti, ha ecceduto nel non distinguere i musulmani fondamentalisti dai moderati e nel non aver preso coscienza della fondamentale diversità del rapporto tra politica e religione.

Quale convivenza allora è possibile? La collaborazione pratica nella vita quotidiana non pone problemi particolari. Lo dimostra la soluzione trovata dagli industriali: si permette di svolgere le loro pratiche religiose, senza che resti danneggiata la produttività.

"La bontà poi - come scrive il noto storico Franco Cardini - non è mai eccessiva. E a lungo andare finisce sempre col pagare". Si tratta della pazienza cristiana - ad essa faceva riferimento il nostro giovane ex-allievo - coniugata con una condotta di vita credibile. Un vivere cristianamente che potrebbe fare crescere anche il dialogo tra Islam e modernità... modernità che pone l'accento più che sulla verità oggettiva, sulla ricerca della verità, fatica e DNA dell'uomo in quanto dotato di ragione.

Infine la risposta diretta alla domanda che cosa deve fare il cristiano. Prendendo a simbolo la croce dobbiamo, anche in questo frangente, vivere "verticalmente" col cuore e la mente uniti a Gesù Cristo e "orizzontalmente" col coraggio di attuare nell'amore il nostro rapporto con l'altro... un amore che sa anche farsi "vigile" fantasia creatrice. •

La Presidenza Ex allievi

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