"E la 'nuova pace' ritornerà
a splendere con il nuovo Natale dell'umanità pacificata con la
giustizia".
Così terminava il corsivo di
fondo del nostro direttore nel numero precedente. Parole di speranza
per una vera pace in tutto il mondo. E invece il nostro animo è,
ancora una volta, "sconvolto" da quanto avviene sulla
terra, in particolare in quella Terra Santa, patria di Gesù,
che dovrebbe essere il nostro faro nel mondo. In quella terra dove
per secoli e secoli si sono combattute guerre spietate ed inutili.
Noi non possiamo... non vogliamo entrare nel merito delle cronache,
delle ragioni e dei torti subiti dai contendenti. Riprendendo le
parole di Sua Santità, ripetiamo ancora una volta che... "la
guerra nulla risolve, la tragedia è davvero grande: nessuno
può rimanere silenzioso e inerte, nessun responsabile politico
o religioso".
II Papa, facendosi voce della grande sofferenza delle genti comuni e pacifiche, ha più volte lanciato messaggi di conciliazione, di tolleranza, di buona volontà, affinché quei popoli trovino infine il coraggio di guardarsi negli occhi e costruire una vera e duratura pace. Questi messaggi sono regolarmente ignorati, inascoltati.
Cosa può fare allora "l'uomo"
per far cessare queste ingiustizie?
Non possiamo rassegnarci ed accettare
tutto quello che viene. Dobbiamo continuare a batterci, affinché
un giorno il bene abbia infine la prevalenza sul male. Ma batterci
come? La fede e la preghiera sono sicuramente un mezzo che potrebbe
darci, oltre alla forza di comprendere il nostro prossimo, la forza
di aiutare i popoli poveri della terra. Dovremo raccogliere quei
gridi di aiuto che provengono dagli emarginati del mondo e tradurli
non in inutili chiacchiere ma in fatti concreti. Smettiamo di parlare
di "globalizzazione", "sviluppo tecnologico" ed
altri bei termini altisonanti.
L'insegnamento migliore lo ha dato il nostro Santo don Bosco. Facciamo come Lui: fatti e non parole.
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