3 beati nel nome di don bosco

Lugi Variara Artemide Zatti Maria Romero

Lugi Variara

Un don Bosco tra i lebbrosi

Don Luigi Variara nacque il 15 gennaio 1875 a Viarigi (Asti). Nel 1856 vi era andato don Bosco per predicare una missione. E fu a don Bosco che il papa affidò il figlioletto conducendolo a Valdocco il 1° ottobre 1887. Il santo morirà quattro mesi dopo. Ma la conoscenza che Luigi ne fece fu sufficiente a segnarlo per tutta la vita. Chiese di farsi salesiano ed entrò in noviziato il 17 agosto del 1891. Animato da ardente spirito missionario fu inviato dai superiori in Colombia. Con don Unia che aveva iniziato a lavorare con i lebbrosi, il 6 agosto del 1894 giunse ad Agua de Dios. Il lazzaretto comprendeva 2000 abitanti di cui 800 lebbrosi. Si immerse totalmente nella sua missione. Organizzò una banda musicale e 'la città del dolore" cominciò, per la prima volta, ad animarsi in un clima di festa. Fu ordinato sacerdote nella domenica del Buon Pastore nel 1898. E proprio a questa icona evangelica ha ispirato tutto il suo ministero sacerdotale.

Luigi Variara

Ad Agua de Dios don Variara incontrò un gruppo di ragazze, desiderose di vivere la vita consacrata, ma impossibilitate a realizzare il loro sogno, a causa della lebbra che le aveva colpite. Don Luigi le guidò in un cammino di vita cristiana più radicale a servizio dei più poveri e dei più ammalati.

Partendo da questo piccolo gruppo nacque l'ardito progetto - cosa unica nella Chiesa - di un Istituto che permettesse di accettare anche malate di lebbra. Nacque così, all'interno della Famiglia Salesiana, la Congregazione dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria, che oggi conta 600 religiose ed opera in varie nazioni dell'America Latina, in Guinea Equatoriale, in Cameroun, in Spagna e in Italia. Continuano il lavoro educativo e pastorale iniziato dal fondatore, occupandosi del bene spirituale e sociale, specialmente dei poveri, degli emarginati e dei malati.

Il compianto Rettor Maggiore è stato assistito con tenerezza, negli ultimi tempi della sua grave malattia, proprio dalle suore di don Variara.

Mori lontano dai suoi diletti ammalati, come l'obbedienza aveva voluto, il 1 febbraio 1923 a 48 anni. Ora riposa ad Agua de Dios nella cappella delle sue "Figlie".

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Artemide Zatti

Il medico dei poveri

Era malato. Incurabile: tubercolosi. Diventerà il medico degli altri, guarendo corpi e anime. E' il primo coadiutore salesiano martire (altri sette martiri sono invece già beatificati per aver donato la loro vita in Spagna). Medico, infermiere dei poveri, lui, che aveva conosciuto la miseria.

Artemide nacque a Boretto (Reggio Emilia) il 12 ottobre 1880. Nel 1897 la famiglia Zatti emigra oltreoceano come, in quei decenni, milioni di Italiani. A Bahia Bianca, Argentina, frequenta la parrocchia salesiana. E si innamora di don Bosco. Vuole farsi religioso, entra nella casa di formazione a Bernal, ma curando un sacerdote ammalato di tubercolosi resta contagiato. Viene mandato a Viedma, avamposto dell'evangelizzazione della Patagonia. Aria buona e la scoperta della sua definitiva vocazione. Insieme a don Garrone, direttore dell'Ospedale salesiano di San Josè, chiese ed ottenne da Maria Ausiliatrice la grazia della guarigione con la promessa, da parte sua, di dedicare tutta la vita alla cura dei malati. Guarì e mantenne la promessa.

Artemide Zatti

L'ospedale fu la palestra della sua santità. Fu di una dedizione assoluta ai suoi malati. Cominciò prima ad assumersi la responsabilità della farmacia annessa all'ospedale, poi, morto don Garrone, ebbe la totale responsabilità anche dell'ospedale.

La sua sarà una vita di preghiera, servizio e povertà fino al 15 marzo 1951, quando morirà stroncato da un male incurabile.
"Era un infermiere abilissimo – disse un medico che aveva lavorato a lungo con lui – ma era lui stesso la medicina, perché curava con la sua presenza, con la sua voce, con le sue battute scherzose, col suo canto".

Tra i parenti, in linea materna di Zatti, c'è il compianto Rettor Maggiore, don Juan Vecchi.

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Maria Romero

In lei el pueblo trovò la madre.

Un'anima vulcanica, suor Maria Romero. Non era nata in Nicaragua, la terra dei quaranta vulcani? Donna nata in una famiglia benestante (suo padre fu anche Ministro delle Finanze), si è donata interamente ai più poveri tra i poveri. Con fiducia totale nella Provvidenza, con generosità creativa e infaticabile. Con sollecitudine alle condizioni materiali ma anche all'educazione, alla dignità umana e alla vita spirituale dei miseri. Una mano nella mano di Cristo, l'altra nella mano della Madonna, i suoi compagni di strada nelle strade dell'umanità più derelitta e abbandonata.

Per lei la famiglia sognava grandi cose: studiò musica, pianoforte e violino. Ma lei scelse la strada religiosa. Le pareva che il carisma di don Bosco fosse stato creato apposta per le sue aspirazioni.

Pronunciati i voti come suora di Maria Ausiliatrice, fu inviata a San José di Costa Rica, che divenne la sua seconda patria. Fu destinata ad insegnare nel collegio per ragazze abbienti. Ma lei cercava soprattutto “ i fanciulli poveri ed abbandonati” come don Bosco. E, conquistati quelli della città, andò per monti e per valli a “salvare anime”. Come don Bosco, formò, scegliendole tra le migliori sue allieve, le discepole per l'Opera degli Oratori. Le chiamava “las misioneritas” e compirono miracoli.

Maria Romero

Le crebbero intorno opere sociali da stupire lo stesso governo. Giunse a creare un villaggio per i più poveri tra i poveri, dando a ciascuna famiglia – tolta da sotto i ponti – una propria casetta. Seppe infondere tanta devozione a Maria Ausiliatrice. Le costruì una chiesa nel centro di San Josè che è faro e salvezza per innumerevoli anime.

Questa suora tanto attiva era anche eminentemente mistica, di intima unione con Dio.

Morì di infarto il 7 luglio 1977. La sua salma è a San Josè de Costa Rica, presso la grande opera da lei fondata come “ Casa de la Virgen” e “Obra social”.

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A cura di Alberto Rinaldini.

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