Ex allievo Sergio Capelli

il mio amarcord

Ormai da alcuni anni sono in pensione, ma, con mia moglie, ho ritrovato al don Bosco la freschezza dei giovani. Tutto è come allora e nulla è più come... 50 anni fa! Quando vado al TGS o a sistemare l'archivio della Direzione, mi rivedo scorrazzare allegro e spensierato in quei cortili, rivivo l'impegno del laboratorio come le ore di scuola... ma i miei cortili e il mio laboratorio non ci sono più, come la mia scuola. Sì, è proprio così: il Don Bosco corre col tempo e si rinnova con una vitalità che non ha fine... come la vita.

Sul filo della memoria vado indietro nel tempo e rivedo i giovani ventenni salesiani che vivevano la nostra vita: alcuni sono ancora qui e nei loro settant'anni sprizzano quella stessa vivacità e giovialità di allora. I nostri cortili! Erano 3+1, tutti in terra battuta e che polvere... Uno inferiore destinato ai più piccoli, le prime tre classi, uno superiore - al piano rialzato - per i più grandi. Più a nord il campo dell'Oratorio ove giocavano gli studenti. Noi eravamo gli artigiani e a scuola andavamo dalle 17 alle 20. Il nostro mondo era il laboratorio! Eravamo circa quattrocento e nelle ricreazioni, specie dalle 13 alle 14.30, il nostro vociare lo sentivano da un chilometro di distanza. Ogni porta ospitava vari portieri, ognuno seguiva la propria squadra e non ci si dava noia, al di là di qualche rissa subito frenata dall'assistente che giocava con noi.

Sergio Capelli e consorte I due fischi del consigliere, oggi lo chiamano vice preside, erano il segnale della fine della ricreazione e del rientro in laboratorio.

Eravamo quasi tutti interni allora. Ricordo la sveglia alle ore 6.30. In mezzora dovevamo essere pronti per andare a Messa. Poi la colazione che consisteva in una tazza di caffè e latte in cui riuscivamo a "pucciarci" anche quattro o cinque panini, sottraendo la razione a qualche compagno. Non troppo consistente ne il pranzo ne la cena... Forse mi sono rimasti impressi i tempi più grigi. Alle 16.30 si faceva merenda e che spintoni per arrivare prima a prendere la tavoletta di cioccolata. Una volta la settimana mortadella e salame.

Il dopo cena lo passavamo nel cortile superiore ben illuminato. Era il momento dei ricordi del giorno, dei dubbi e dei problemi. La buona notte del Direttore, poi, in fila si andava a dormire. A volte qualcuno doveva aspettare ai piedi del letto per motivi disciplinari. A volte la sorpresa toccava all'assistente... Si trattava di uno scherzo di qualcuno che non sarebbe mai stato scoperto. Ricordo le arrabbiature di don Gallo, allora assistente e abile giocatore di pallone.

Dopo colazione, di Domenica, c'erano le visite dei parenti e verso le 10, a gruppi, guidati da un assistente, andavamo a fare un giro in città... naturalmente in colonna. Era l'occasione per i più grandi di gustare una furtiva sigaretta.

alunni artigiani

Nei pomeriggi dei giorni festivi il cinema, ma qualcuno segnato sul libretto nero doveva andare nello studio. Quante volte ho sentito il mio nome? Non ricordo, ma sicuramente qualche volta nella lista c'era anche Capelli. Non posso dimenticare il compianto prof. Fogliotti, bravissimo docente di matematica... Vedo ancora la pioggia di numeri che non sempre la grande lavagna riusciva a contenere... e allora usava il bianco del muro.

Guardando l'insieme del mio don Bosco di allora sono tanti i ricordi che si accavallano... Nel cuore rimane l'educazione ricevuta. Quanto mi è servita anche nei miei 40 anni di lavoro!

Il mio grazie riconoscente ai Salesiani di allora.

Sergio Capelli


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