La seconda Valdocco

Memoria dei primi 100 anni dei Salesiani a Sampierdarena

Presentare un'opera così ponderosa per numero di pagine e per ricchezza di contenuto non è cosa agevole. Gli spunti potrebbero essere davvero molti. A chi è ignota, fra i genovesi, la meritata benemerenza che l'opera salesiana di Sampierdarena si è conquistata in que-sti 130 anni di presenza e di vita? È come una piccola città che si è mossa, vivendo e palpitando di attività sociali e scolastiche, di fervore apostolico e d'imprese giovanili. La Parrocchia, l'Oratorio, l'Istituto degli artigiani e degli studenti, con accanto le Figlie di Maria Ausiliatrice. Gli ex-Allievi, i Cooperatori, le Cooperatrici, la San Vincenzo, il Fraterno Aiuto Cristiano, le AGLI, la Libreria Editrice Salesiana. Un'immensa Opera dove mirabile è fiorito, come da un seme fecondo, lo spirito di San Giovanni Bosco, che dell'Opera ha benedetto la fondazione e gli inizi.

La presenza dell'Opera Salesiana là dove, alla foce del Polcevera, è nata l'Industria Italiana a metà dell'Ottocento, si è svolta nel filone tipicamente salesiano delle Scuole di Arti e Mestieri e dell'Ospizio per giovani artigiani e studenti.

Provvidenziale è stato poi il crescere di opere assistenziali e patronali nella Parrocchia, tra una popolazione formata per la gran parte da operai e in un ambiente ricco di istanze sociali.

L'Oratorio Salesiano è stato a Sampierdarena per la gioventù un efficace punto di riferimento, scelto tra i tanti richiami giovanili presenti nella zona.

Al mio cuore di Pastore è carissima l'Opera Don Bosco di Sampierdarena per la numerosa schiera di sacerdoti da essa usciti ad arricchire non solo il file della Congregazione Salesiana ma anche quelle del Clero Diocesano.

Nel libro si racconta di trecento sacerdoti. Fossero anche meno, ma non lo sono, il numero è consolante e dice la benedizione che da Dio l'Opera si è meritata e che sull'Opera permane.

Segno di questa benedizione è stata la costante vicinanza e l'affettuosa benevolenza che i miei predecessori sulla Cattedra Arcivescovile hanno sempre dimostrato, accettando volentieri ogni invito di presenza e di esercizio ministeriale nelle ricorrenze, nelle Festività, nelle solenni Cerimonie, negli avvenimenti più importanti.

caridnale Dionigi Tettamanzi

Più che obbligatorio è per me gratificante aggiungere la mia personale benevolenza e stima a quella che i Salesiani hanno ricevuto dai miei Predecessori. È doveroso si sappia con quanta passione Mons. Salvatore Magnasco ha seguito la nascita dell'Opera; come Egli vivamente abbia sollecitato Don Bosco ad accettare che la Chiesa di San Gaetano fosse eretta a Parrocchia nel 1884, accanto alla Parrocchia di Santa Maria della Cella e delle Grazie. E non posso dimenticare il Beato Tommaso Reggio, Arcivescovo di Genova dopo Magnasco, che fu largo di aiuti nel favorire gli inizi della Chiesa Salesiana di Vallecrosia e, in seguito a Genova, sempre generoso per vicinanza e affetto.

Di questo lavoro di Antonio Miscio apprezzo, oltreché la ricchezza, la costante attenzione alle personalità del Clero Diocesano, così intimamente partecipe alla vita dell'Istituto.

E apprezzo la delicatezza con cui l'autore ha tenuto costante lo sguardo sui Presuli che man mano si sono avvicendati sulla cattedra arcivescovile. Ho letto con particolare interesse la vicenda penosa che l'Arcidiocesi visse dal 1912 al 1915, quando a Mons. Andrea Caron, nominato Arcivescovo di Genova dopo la morte di Mons. Edoardo Pulciano, non fu permesso di prendere possesso della sua carica a motivo dell'exequatur rifiutato dallo Stato Italiano.

Tornando all'inizio voglio dire che santità chiama santità. Non fa quindi meraviglia che Don Bosco abbia avuto i suoi primi contatti a Genova con i due santi sacerdoti Giuseppe Frassinetti e Francesco Montebruno. E non stupisce il fatto che egli abbia privilegiato istintivamente la conoscenza con i soci della Conferenza di San Vincenzo, delle Società Cattoliche Operaie e con quell'intrepido cattolico che fu Maurizio Dufour, tra la nobiltà genovese, con i Cataldi e con i Pallavicini, il più ardente sostenitore della sua opera.

Nel concludere questa presentazione non posso dimenticare la partenza di tanti Missionari Salesiani dal porto di Genova. Risalta la figura di San Giovanni Bosco che sale sulla nave a dare l'addio ai suoi figli e a fare le ultime raccomandazioni; e risalta anche la figura di Santa Maria Domenica Mazzarello, che sale pure essa a salutare e ad accompagnare le sue figlie partenti per le lontane terre dell'Argentina. Storia di Santi. Senza dimenticare dell'Istituto il più eletto da Dio degli alunni, il beato Filippo Rinaldi, accanto al primo direttore Don Paolo Albera, secondo successore di Don Bosco.

Siamo immersi nella santità del lavoro, della ricerca delle anime, della più impellente e più totale educazione giovanile, sull'onda del "da mihi animas, coetera tolle", motto scelto da Don Bosco a qualificare la sua esistenza.

Non ci rimane che benedire, dando il benvenuto ad un lavoro così ricco, così fresco, vibrante, scritto con entusiasmo e con tanta viva, affettuosa partecipazione.

Dionigi Card. Tettamanzi
Arcivescovo di Genova  

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