Il IX successore di don Bosco è stato eletto il 3 aprile 2002. Il nuovo pilota con la freschezza dei suoi 54 anni d'età e il realismo dell'ottimismo, guiderà la grande nave salesiana nei prossimi sei anni. È messicano... una prova che la nostra congregazione, con i suoi 17.000 religiosi, è ormai una realtà mondiale, presente e ben radicata nei cinque continenti.
"Sono il primo Rettor Maggiore che non è italiano d'origine (don Vecchi era argentino, ma di genitori italiani). Questo è il segno più evidente della multiculturalità della congregazione salesiana ormai sparsa nel mondo.
Colgo l'occasione per ringraziare tutta l'Italia salesiana, che ha saputo finora svolgere la sua responsabilità storica di trasmettere fedelmente il carisma di don Bosco. Grazie, carissimi confratelli italiani qui presenti, o inseriti nelle varie comunità della Penisola, o come missionari nel mondo.
Adesso questa responsabilità storica passa a tutti, perché tutti siamo chiamati ad incarnare don Bosco. Abbiamo la necessità di approfondire la conoscenza di don Bosco proprio perché abbiamo bisogno d'identità carismatica, per non perderci in questo oceano verso cui siamo stati chiamati ad addentrarci, così come indica la strenna del mio predecessore. Abbiamo bisogno di conoscere don Bosco fino a farlo diventare la nostra mens, il nostro punto di vista, il nostro agire di fronte ai bisogni dei giovani. Vi invito ad amarlo. È Il regalo più bello che Dio ci ha fatto: don Bosco, strada sicura per la realizzazione umana e soprattutto per la sequela di Cristo.
Ecco la mia esortazione: conoscerlo, amarlo, imitarlo perché siamo tutti quanti eredi e trasmettitori del suo spirito, e quindi diffonderlo".
"Con quale atteggiamento assumo oggi questa responsabilità? Con l'atteggiamento di Mosè e di Don Bosco. In effetti, quando fui ordinato sacerdote, 1'8 dicembre del 1973, presi come motto un'espressione che mi aveva molto colpito mentre studiavo la Lettera agli Ebrei: "Come se vedesse l'invisìbile, perseverò saldo nella fede". È il testo con cui l'autore della lettera riassume l'esperienza spirituale di Mosè, l'uomo pasquale. Per fare il lungo e pericoloso percorso insieme al popolo di Dio che guidò da leader fuori dell'Egitto (...).
Vi assicuro di aver provato una grande emozione quando, anni dopo,
lessi nel testo rinnovato delle Costituzioni questa stessa espressione, riferita a don Bosco, nell'articolo 21, in cui il santo viene presentato come padre e maestro.
Fu un uomo che visse per realizzare un unico sogno: salvare i giovani, specialmente i più bisognosi e pericolanti; fu un prete educatore "consacrato" totalmente alla missione che Dio gli aveva affidato, e in questo servizio mise in gioco tutte le sue qualità di natura e di grazia.
Questo essere un uomo unificato, la perfetta incarnazione dell'interiorità apostolica, è alla radice della sua meravigliosa intrepidezza, della sua fantastica creatività, della sua instancabile capacità di lavoro, della sua ricca sensibilità, del suo amore generoso”.
"Vorrei avere:
Pascual Chavez
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