Convitto Michele Magone

Altra novità dal Don Bosco

Accanto al nascente Liceo Scientifico Sportivo "De Coubertin", è sorto il convitto "Michele Magone " per studenti delle prime classi della Scuola Superiore.

Nato come supporto al Liceo Scientifico Sportivo, il Convitto muove i primi passi nel mese d'agosto 2001, quando un piccolo gruppo di giocatori del Settore giovanile di Genoa e Sampdoria entra al don Bosco.
I ragazzi del convitto Il numero dei convittori cresce di giorno in giorno e all'inizio della scuola sono 34. Provengono da varie parti d'Italia e persino dall'Africa: due da Lampedusa, uno da Pantelleria, uno dalla Sardegna, uno dalla Puglia, tre dalla Calabria, otto dalla Campania, uno dalle Marche, due dalla Toscana, dieci dalla Liguria, uno dal Trentino, uno dal Veneto, uno dal Piemonte e due dal Cameroun.

Il Convitto è un'esperienza molto impegnativa per i Salesiani: educatori ed amici dei giovani, sono chiamati a misurarsi ogni giorno con le difficoltà e le gioie di questi ragazzi; educatori e genitori allo stesso tempo, devono conciliare, con trepidazione, autorevolezza e amorevolezza che si traduce nel rapporto privilegiato dell'uno per uno.

I "convittori" sono ragazzi normali che vivono fortemente una passione e inseguono un sogno. Si portano dentro tutte le ricchezze e tutte le fragilità della loro giovane età. Sono pieni di vitalità, di energie e di gioia.

Il Convitto, con la sua struttura, ha permesso di creare la necessaria collaborazione tra il don Bosco, garante presso le famiglie dell'aspetto educativo-scolastico, e le società sportive di appartenenza, garanti dell'aspetto educativo-sportivo. La scuola è vissuta in funzione della scelta calcistica: si studia a scuola e di sera, dopo il quotidiano atteso allenamento, perché i compiti devono essere comunque svolti. La difficoltà più grave? Fare loro accettare la scuola come preparazione alla vita, qualunque direzione poi essa prenda. Il duro lavoro, in gran parte da inventare, da parte degli insegnanti come da parte degli studenti, sta dando i suoi frutti: alcuni hanno imparato ad utilizzare tutte le loro capacità intellettive, altri hanno iniziato. Una scuola "innovativa" dunque, soprattutto nel rapporto professori-studenti, in quanto scuola che deve preparare la persona-atleta. Il cuore dell'intervento educativo: aiutare a crescere come persone che sappiano vivere la propria esistenza con la consapevolezza che la "scelta sportiva" resta aperta al successo come alla delusione. Qui il ruolo insostituibile dei Salesiani.

L'esperienza del primo anno di vita del Convitto è stata una "novità", con i suoi problemi che hanno richiesto il sacrificio di una presenza costante e continua 24 ore su 24. La risposta degli educatori nell'accompagnare la crescita di questi ragazzi, anche nelle tensioni e incomprensioni, è stata una risposta che nasce dal voler loro bene.

Il nome del Convitto è di buon auspicio per tutti. Magone Michele era un ragazzo che ha incontrato don Bosco. Un ragazzo difficile, con un carattere forte e sicuramente un leader non molto positivo. L'incontro con don Bosco ha permesso a Michele di sentirsi accolto e nello sguardo del sacerdote ha colto la presenza del Signore ed è nata in lui la voglia di cambiare stile di vita.

Noi non siamo don Bosco, ma il buon padre dei giovani è certamente entrato nel cuore di questi ragazzi, che hanno dimostrato una forte volontà di voler crescere bene.

Renato Di Furia

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