Lasciarsi educare dai giovani

È appena uscito, postumo, l'ultimo libro del compianto Don Juan Vecchi: "Globalizzazione. Crocevia della carità educativa. Colloquio con Vittorio Chiari".

"riprendiamo la postfazione, che è una sintesi del libro..."

Sono giunto alla postfazione: fa moderno! È di moda! Ma quanto ho scritto rispondendo alle esigenze del cuore, vuole andare controcorrente!

Essere un "pungolo" alla nostra coscienza, a quella dei credenti, dei religiosi, di quanti uomini e donne, avvertono che il regno del male non deve durare a lungo, ammorbando il mondo dei germi della "comunione dei peccatori":

di coloro che in nome del denaro e del potere, del piacere e dell'interesse
senza scrupolo succhiano il sangue al povero, opprimono il bambino, il ragazzo e la ragazza con gesti di non amore, che pervertono quello che è il sentimento più bello dell'uomo, che dona sapore alla vita,
di chi scegliendo d'essere padrone,
tratta come cosa l'operaio, anche colui che ha appena raggiunto l'età della ragione,
del potente
che non esita a dare un'arma in mano al piccolo sicario, al bimbo-soldato, che poi i massmedia chiamano baby-killer, come se chi porta morte fosse un baby, un piccolo, una persona nel candore della sua ingenuità
.

Voglio essere controcorrente in questo "villaggio globale", che pur avendo valori positivi, non sa di casa ne di famiglia: casa dove si vive fraternamente uniti da figli di Dio, famiglia legata dal vincolo della carità, l'unica che può coprire la moltitudine dei peccati.

Voglio essere controcorrente nel villaggio globale che ha inventato la new-economy, che crea nuovamente gli antichi epuloni, che negano le briciole ai poveri Lazzaro. Controcorrente in un villaggio globale che, attraverso le immagini dell'Eldorado occidentale, distrugge la spiritualità, ironizza sulla sobrietà della vita, considera disgrazia le beatitudini che esaltano i poveri, i miti, i misericordiosi, coloro che piangono, chi costruisce la pace. chi soffre per la giustizia, chi crede nel Dio dei vivi, colui che non è un assente o un lontano, ma prossimo ad ogni uomo, pur peccatore, fragile, debole, insicuro. copertinaUn Dio che in Cristo si rivela a chi si sente perduto e si nega a chi si sente giusto, superbo, ipocrita, in pari con lui. La globalizzazione ci ha portato il mondo in casa, ma io vorrei portare da casa nostra al globo quello che Gesù ci ha donato nel tempo, attraverso la Chiesa, che don Bosco ci ha consegnato vivendo con cuore oratoriano tra i giovani, in ogni parte del globo: una fede che illumina il mistero, la speranza che lo penetra e la carità che riscalda il cuore e ci assicura nell'incontro che avremo con Dio nel giorno della morte, in quello del giudizio. Presenti nel "globo", come salesiani dobbiamo dare concretezza al nostro andare controcorrente: e la concretezza è la carità educativa, il carisma ereditato da don Bosco, indicato da Maria e testimoniato da mamma Margherita. Educare narrando la nostra vita, confessando le cose in cui crediamo, per le quali siamo disposti a morire; educare nella speranza, nella certezza che è possibile l'alba dopo la notte, la primavera dopo il gelo dell'inverno. Educare da "tentatori"! Della tempra di coloro che tentano sempre qualcosa di nuovo per essere al servizio dei giovani, delle persone, e che attraverso i mille tentativi misurano la pazienza di chi sa che i frutti possono venire anche in stagioni lontane.

Educare convinti che solo un nuovo umanesimo, vissuto nel segno dei tempi, ci permette di varcare la porta che ci introduce nella "civiltà dell'amore" di cui parlava Giovanni Paolo II: e attraverso il ponte dell'umanità transiterà "danzando" la grazia di Dio. È l'educare evangelizzando e l'evangelizzare educando che ha distinto la nostra famiglia, salesiani e figlie di Maria Ausiliatrice, in questi anni di una vita ormai centenaria.

È educare, lasciandoci educare dai giovani, l'ultima parola di Dio, la patria nella quale dobbiamo porre la nostra tenda, pronti a tutto pur di camminare con loro, anche quando la strada si inerpica in salite vertiginose, sfiorando precipizi, nei quali potremmo precipitare se ci lasciamo abbagliare dalle "luci della città", nuova Babilonia dove tutto sorride...in superficie! No alla globalizzazione, che crea ingiustizia, abissi, che distrugge ponti! Sì alla globalizzazione che cerca di rispondere alle domande più profonde dell'uomo, della donna, del giovane, del ragazzo, della ragazza, del bimbo, della bimba. Sono anche le nostre domande, i nostri desideri:

LA PACE
nel rispetto d'ogni persona, di ogni nazione, di ogni razza, al di fuori di ogni discriminazione religiosa o rivalità aizzate ad arte;
LA TERRA
che deve essere divisa tra tutti, restituita ai poveri, secondo le indicazioni del giubileo ebraico e di quello cristiano che vorrebbe continuarlo;
IL DENARO
che non asserve nessuno, ma che viene condiviso tra chi non ha mai avuto uno straccio per coprirsi, una casa per vivere l'amore in famiglia;
LA NATURA
che rispettata, non calpestata, sfruttata, può dare gioia agli sguardi e sostentamento a tutti, ponendo fine allo scandalo della fame, durato fin troppo a lungo;
UN PAESE
che offra le condizioni minime per una vita dignitosa: lavoro, casa, partecipazione;
UNA DONNA LIBERA
responsabile, che porti il suo "carisma" all'uomo, alla famiglia, alla Chiesa;
GIOVANI E BIMBI
che possano sorridere guardando a un'infanzia felice e a un futuro da costruire sulle fondamenta dell'istruzione e della formazione umana, religiosa e civile.

Utopie! Faccio parte anch'io della razza dei don Chisciotte, dei profeti, che non hanno visto realizzarsi i loro sogni? Sto indicando alla famiglia salesiana strade impercorribili? Spero di no, anzi vorrei che sognasse con me e con me uscisse in alto mare... Due in altum! Il Signore non ci lascia soli! Ci ha presentato dei testimoni, che hanno tentato e sono riusciti a dare speranza: i santi, pastori, i papi; da Giovanni XXIII a Paolo VI a Giovanni Paolo I fino a Giovanni Paolo II abbiamo conosciuto gente che ha navigato in mare aperto. Hanno bisogno anche di noi, del nostro impegno: là dove siamo, stiamo dalla parte delle persone, dei giovani, della carità educativa. Importiamo in ogni paese la scuola, il lavoro, la famiglia, la fantasia, e creatività nel tempo libero. Insieme sollecitiamo le istituzioni, partecipiamo nel territorio, proviamo ad ascoltare, a dare un senso etico all'economia, rimuovendo le cause delle disuguaglianze, motivo di scontri, di divisioni. Proponiamo una cultura del vivere "bene" insieme, sosteniamo un'autorità che a livello mondiale sappia coordinare, praticare la giustizia, favorendo uno sviluppo non selvaggio, ma sostenibile.

È un sogno, ma chiarisce dove ci troviamo, quale direzione stiamo portando avanti, quali orientamenti nella rotta, dove non ci sentiamo soli: con noi il Cristo che Giovanni Paolo II ci ha indicato come "la via, la verità, la vita", invitandoci ad aprire il cuore a Lui, a diventare suo volto di misericordia, di bontà, di compassione.

Quanti anni abbiamo da mettere a disposizione? Quanti pesci? Siamo disposti a metterglieli a disposizione? Non solo per noi, ma per i fratelli dispersi "nel globo"? Se rispondiamo sì, il miracolo non tarderà a venire. A Dio i nostri sogni, a Maria la nostra fiducia e speranza, allo Spirito Santo il compito di vivificare il nostro agire.

Don Juan Vecchi

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