Don Alberto Lorenzelli - Direttore dei Don Bosco
Il Rettor Maggiore dei Salesiani don Juan Vecchi è morto, dopo una lunga malattia, il 23 gennaio 2002. Don Vecchi è stato un superiore illuminato, attento e abile a coniugare la vita consacrata con il ritmo della cultura emergente. Sensibile ai cambiamenti, ha cercato di inserire il carisma di Don Bosco nella modernità. Convinto della loro attualità, ha saputo esprimere la spiritualità salesiana e la ricchezza del sistema preventivo in termini nuovi e correnti, aiutando i confratelli e i membri della Famiglia Salesiana a capire i tempi e adeguare i ritmi. Le tematiche ricorrenti, a lui tanto care, sono state quelle dell'educazione dei giovani alla fede, della significatività delle opere e della incisività della presenza salesiana nel territorio. Lascia un grande vuoto ma ci trasmette soprattutto una grande eredità. Rimane di Lui il nostro ricordo pieno di gratitudine per quanto ha fatto e per il tanto che ha dato alla nostra Congregazione.
È Pascual Chavez il nuovo Rettor Maggiore dei salesiani di Don Bosco. Dopo il processo di discernimento, l'assemblea capitolare, il 3 aprile del 2002, si è indirizzata sul suo nome e lo ha scelto alla guida della congregazione. Don Chavez è messicano, 54 anni, laureato in scienze bibliche: era il consigliere per la Regione interamericana. Lo definiscono una persona intelligente e di dialogo, che affronta i problemi immediatamente senza rimandarli ad altro tempo. Di profonda cultura scritturistica, è notevole in lui il senso delle cose che lo rende uomo pratico e concreto, figlio di quella sensibilità latinoamericana che imposta la sua lettura cristiana della vita sull'uomo e la sua realtà quotidiana. A lui esprimiamo le nostre felicitazioni e l'augurio di un fecondo lavoro alla guida della Congregazione Salesiana.
Nella stupenda cornice di Piazza San Pietro, il 14 aprile scorso, il Papa ha proclamato tre nuovi beati della Famiglia Salesiana: don Luigi Variara, intrepido missionario tra i lebbrosi de Agua de Dios in Colombia, fondatore delle Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria; il Sig. Artemide Zatti,salesiano coadiutore, angelo dei malati tra i sofferenti di Bahia Bianca in Argentina, prima frontiera missionaria di Don Bosco; Suor Maria Romero Meneses, catechista ed evangelizzatrice in mezzo ai più poveri del Costa Pica, ha espresso in maniera esemplare la sintesi tra vita mistica e promozione umana. Santità chiama santità. Don Bosco ha tracciato la via. Oggi sull'esempio del nostro Padre e dei nuovi beati siamo invitati, anche col richiamo del Santo Padre che mette di fronte a noi il cammino verso la santità, a cogliere la sfida per rendere significativa la nostra vita.
Il seguente messaggio rivela come Dio
parli agli uomini attraverso una molteplicità di segni e
linguaggi quotidiani:
"Un uomo sussurrò : "Dio
fatti sentire!" e un'allodola cantò.
Ma l'uomo non vi
prestò attenzione. Allora l'uomo invocò:
"Dio
parlami!" E un temporale accompagnato da fulmini, illuminò
il cielo.
Ma l'uomo non se ne rese conto. L'uomo si guardò
attorno e disse:
" Dio, fa che ti possa vedere!" E una
stella brillò nel cielo.
Ma l'uomo non se ne accorse.
Allora l'uomo esclamò:
" Dio, fammi vedere un
miracolo!" E una vita nacque.
Ma l'uomo non la vide. Allora
l'uomo gridò dalla disperazione:
"Oh Dio, voglio
sentirti vicino!" Dio si accostò e lo toccò.
Ma
l'uomo allontanò la farfalla e continuò il suo
cammino".
Siamo interpellati a scoprire la presenza di Dio
nella nostra vita e nel nostro vivere di ogni giorno, a cercarla
appassionatamente e a riconoscerla nelle piccole cose. Oggi più
che mai abbiamo bisogno di ritrovare la nostra dimensione spirituale
e costruire nella straordinaria esperienza del quotidiano i miracoli
che Dio compie in maniera discreta e silenziosa. E quando più
crediamo che Egli non ci ascolti o sia lontano da noi, è in
quel momento che Dio ci parla ed è accanto, molto vicino a
noi.
Dopo 130 anni non è esagerazione, piuttosto un vanto che non offende la modestia e la verità, dire che Sampierdarena ha conservato ancora genuino lo spirito di Don Bosco, nonostante il travaglio e l'enorme trasformazione imposti dal mutare dei tempi.
Qui si respira ancora spirito di genuina salesianità. Qui le radici antiche buttano ancora bene.
E tutta la storia inserita nella storia della grande Genova. Storia sociale, economica e marinara con il tragico problema degli emigranti; storia militare per avere accanto a poche centinaia di metri le grandi officine meccaniche dell'Ansalo e poi i cantieri navali; storia religiosa con i contatti di Don Bosco col genovese Mons. Fransoni, con Mons. Charvaz, coi santi sacerdoti Frassinetti e Montebruno, con Mons. Magnasco e con il beato Tommaso Reggio. Allora più che il presentimento si ha la certezza che sarà interessante leggere questa storia, come ce la narra in pagine appassionate e vive, specie quando parla dell'emigrazione, della vita dell'Istituto, del sistema preventivo non letto nei libri, ma spiato e sciolto nella realtà concreta della grande massa dei giovani convittori, in uno stile discorsivo e talora affascinante, il salesiano Antonio Miscio. Il quale non è nuovo a simile raccontare, essendosi cimentato in questi ultimi dieci anni in altri lavori di questa storia minore, che non vuole essere dimenticata, storia gloriosa e ricca delle case fondate nella Ispettoria Ligure- Toscana da Don Rua e prima ancora da Don Bosco nella seconda metà dell'Ottocento.
L'autore non è storico di professione. È un letterato, che si è prefisso di raccontare, di narrare, con l'intento di far tornare alla memoria, figure di salesiani noti e meno noti, che lavorando hanno onorato la Congregazione e hanno educato anime per il bene dell'umanità e a gloria di Dio. E di questi salesiani nel delinearne i profili, la penna di Don Antonio Miscio intinge veramente in inchiostro felice.
Il titolo dell'Opera, che uscirà in maggio per i tipi della L.D.C, è La seconda Valdocco. I Salesiani di Don Bosco in Genova Sampierdarena: 1872-1962. Due volumi di 500 pagine ciascuno.

| Si avvicina l'estate, ma il Don Bosco non va in vacanza, continua la sua attività educativa durante tutto il periodo estivo qui al Don Bosco, al mare e in montagna, per poter offrire a tanti ragazzi la gioia di vivere l'estate divertendosi insieme. Saluto i nostri studenti che concludono i vari cicli scolastici e le loro famiglie che hanno posto fiducia in noi. A tutti voi carissimi rivolgo un caro saluto paterno e fraterno in nome di Don Bosco. |
| Il direttore |
don Alberto Lorenzelli
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