PARLIAMO DI TEATRO

Palcoscenico e cattedra possono interagire

La parola teatro deriva dal greco theàomai, che significa "guardare"; i termini spettatore e spettacolo derivano invece dal verbo latino specto che anch'esso significa "guardare". Teatro è il luogo nel quale, quindi, si osserva un'azione.

La parola attore deriva dal verbo latino ago il cui significato è "fare". L'attore è colui che fa ciò che lo spettatore osserva. Fare teatro, perciò, significa rappresentare passioni, sentimenti, situazioni con lo scopo di mostrarli agli spettatori, a coloro che guardano. Tale pratica affonda le sue radici nella notte dei tempi.
Sulle pareti delle caverne abitate dagli uomini preistorici, sono state scoperte raffigurazioni di uomini camuffati da animali, nell'atto di eseguire strane scene di sapore magico: era già teatro. Tra i popoli antichi diventavano teatro tutte le manifestazioni religiose. Tra i Greci e i Romani le rappresentazioni teatrali erano momenti importanti della vita civile.

Anche oggi il teatro è segno altissimo di civiltà e non solo espressione ludica: uno strumento che mette la finzione al servizio della verità. È innegabile pertanto che alla scuola spetti il compito di formare spettatori consapevoli tramite la lettura, lo studio, l'abitudine a frequentare i teatri e, perché no, la pratica attiva delle tecniche espressive.

Il regista Sandro Baldacci La professoressa Barletta ed un gruppo di allievi

A conclusione di un anno scolastico particolarmente ricco di opportunità ed esperienze in ambito teatrale (per il dettaglio si rimanda al riquadro), parliamo dell'argomento con Daniela Ardini, presidente dell'Associazione Culturale Lunaria, regista teatrale e curatrice del ciclo di conferenze spettacolo ospitate al Tempietto.

Per il secondo anno avete riproposto il ciclo delle conferenze spettacolo sulla storia dei teatro nel nostro Tempietto. Come è stato orientato questo secondo percorso sulle opere più importanti della drammaturgia europea?

L'idea di parlare di teatro in chiave didattica, proponendo l'ascolto di passi principali dell'opera teatrale dalla voce degli attori, ha lo scopo di avvicinare progressivamente i ragazzi alle rappresentazioni ed esercitarli ad essere spettatori critici e consapevoli. L'anno scorso abbiamo presentato un percorso storico, quest'anno abbiamo affrontato il concetto di interpretazione registica; come cioè la regia sia una lettura possibilmente nuova del testo e come si manifesti nei vari momenti dello spettacolo (scene, costumi, movimenti, scelte di recitazione).

Come si svolgono in pratica le lezioni - spettacolo?

Si parte da un'introduzione sul rapporto originario tra l'opera e il modo in cui veniva rappresentata quando è stata scritta (il luogo teatrale, i costumi, la scenografia) per entrare successivamente nello specifico esemplificando le possibili interpretazioni del testo e le diverse letture registiche possibili.

L'idea, mi pare di capire, copre una effettiva lacuna.

Proprio così. È vero che i giovani vanno più spesso a teatro, anche grazie alla collaborazione di docenti sensibili, ma non trovano il tempo o non conoscono ancora i modi per saldare il momento spettacolare vero e proprio con quello della didattica e della critica.

Palcoscenico e cattedra possono quindi interagire?

Certo, e concorrere alla formazione e alla maturità degli "allievi-spettatori"! Sull'argomento esistono persino varie scuole di pensiero. Ci sono educatori che considerano il fatto teatrale come momento creativo per stimolare poi i ragazzi con interventi personali; altri invece preferiscono vederlo come spunto per analisi critiche, riflessioni ad ampio raggio, o anche come integrazione del programma scolastico.

Di quali supporti vi servite, oltre a quello indispensabile degli attori recitanti?

Siamo effettivamente di solito in quattro persone: io che "conduco" le danze, Dario Manera, Aldo Vinci e Anna Nicora che interpretano. Ma per l'edizione di quest'anno, oltre alle proiezioni e ai contributi musicali, abbiamo pensato di stimolare la visione col supporto di materiali cinematografici che hanno rielaborato le fonti.

I contributi più significativi, secondo noi, sono stati: una memorabile interpretazione della Callas in "Medea" di Pasolini e il "Romeo + Giuliet" post rock di Baz Luhrmann con Leonardo di Caprio.

Insomma, a lezione di teatro senza il pericolo di annoiarsi. Ma come riuscite a sintetizzare la complessità di un testo teatrale in un'ora e mezzo?

La sintesi è il problema più difficile da risolvere se si pensa che i testi integrali di "Medea", de "Il malato immaginario" di Molière, e degli altri affrontati quest'anno superano le tre ore! Dobbiamo inevitabilmente selezionare le scene e raccontare le parti mancanti, ma pensiamo che dopo una introduzione sui temi generali, II teatro diventi assoluto protagonista.

Questi incontri possono sostituire l'andare a teatro?

Assolutamente no. Sono complementari, ma non sostitutivi, alla ricca offerta teatrale cittadina. Servono ad esercitare in modo più consapevole il ruolo di spettatore. E per affinarlo bisogna andare a teatro.

Rita Barletta


[Torna alla pagina precedente] [home page]