Don Vecchi

Don Vecchi, 1'8° successore di don Bosco, ci ha lasciato per il Paradiso. Al termine del suo lungo calvario è entrato nella pace di Dio pensando ai suoi confratelli, ai giovani, all'assemblea salesiana mondiale che aveva preparato e ai cui lavori sperava, fino all'ultimo, di partecipare.

Lo ricorda il suo vicario don Luc Van Looy

"Don Vecchi è stato un superiore illuminato, attento e abile a coniugare la vita consacrata con il ritmo della cultura emergente. Sensibile ai cambiamenti, ha cercato di inserire il carisma di don Bosco nella modernità. Convinto della loro attualità ha saputo esprimere la spiritualità salesiana e la ricchezza del sistema preventivo in termini nuovi e corretti, aiutando confratelli e membri della famiglia salesiana a capire i tempi e adeguare i ritmi".

Don Vecchi: occhio e cuore ai giovani

"L'attenzione verso i giovani – scrive Riccardo Tonelli - è stata sollecitata e motivata da un atteggiamento originale di fedeltà a don Bosco e da una profonda passione educativa".

Gli anni in cui don Vecchi fu consigliere generale per la pastorale giovanile furono anni difficili, ma sicura la rotta da lui indicata. "Erano anni difficili per la fedeltà. - continua Tonelli – Ci si divideva in due categorie, spesso contrapposte: da una parte quelli che citavano don Bosco, la sua prassi e le sue parole come soluzione ad ogni problema; dall'altra, quelli che non se la sentivano di ripetere alla lettera gesti ed espressioni troppo legate ai modelli culturali dell'Ottocento.

Don vecchi ci ha insegnato - introducendoci a posizioni culturali coraggiose - a riscoprire don Bosco, rilanciando la fedeltà verso l'invenzione e il futuro (...).don Vecchi

L'attenzione verso i giovani si è tradotta subito in una grande e impegnativa fiducia verso l'educazione. Ricordo, con gioia, le battute con cui don Vecchi ci incoraggiava: l'educazione mezzo povero ma fortemente incidente; lo spazio salesiano dell'impegno politico; la qualità della nostra presenza e del nostro servizio pastorale" (...).

"Don Vecchi ci ha fatto scoprire che educare i giovani nello stile salesiano comportava un impegno in tre direzioni: il rilancio del gruppo, la ricerca sulla spiritualità, una seria capacità progettuale".

"Il cuore di don Vecchi, Rettor maggiore, è rimasto alla pastorale giovanile. Lo posso documentare – scrive ancora Tonelli - in prima persona: incrociandolo nei corridoi dell'Università salesiana, trafitto ormai dalla malattia che non l'ha perdonato, la sua parola correva subito spontanea verso i grandi problemi dei giovani d'oggi, chiedeva una passione rinnovata per affrontarli, cogliendone almeno le soluzioni ideali"

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