I Salesiani di Don Bosco in Genova

Recensione dello scrittore Luciano Marigo dell'opera "La Seconda Valdocco"

S'intitola "La seconda Valdocco" ed è un'opera in due volumi per complessive 1016 pagine (formato 17 per 24), una storia monumentale ove si narra dei Salesiani di don Bosco a Genova Sampierdarena, per gli anni che vanno dalla fondazione, che è del 1872, al 1962: novant'anni giusti.

A scriverla è un sacerdote salesiano che ha scoperto la vocazione dello storico alla vigilia del pensionamento da una lunghissima carriera d'insegnante di lettere nelle scuole secondarie, gli ultimi ventidue anni nell'ITC statale "Galilei" di Firenze.

Della straordinaria e incredibile fecondità espressa nella sua nuova intensa carriera di storiografo, stipata nei dieci anni che vanno dal 1991 ad oggi, sono frutto ben sei opere dedicate ad altrettante Case Salesiane dell'Ispettoria ligure-toscana (oltre a questa, quelle di Firenze, Alassio, Pisa, Livorno e Figline). Il tutto intorno alle 3500 pagine.

copertine dei due volumi

Quella di don Antonio Miscio è una storiografia sui generis, connotata di qualità vistosamente particolari e diciamo pure atipiche, che mentre potrebbero suscitare perplessità e diffidenza negli ambienti accademici di stretta osservanza, sono una vera delizia per il comune mortale che prova soddisfazione a leggere un libro al solo patto di potervisi sentire coinvolto e che per esservi coinvolto ha bisogno che le pagine che legge emanino il sapore, gli umori e l'atmosfera della vita. Ebbene, nelle pagine di don Miscio la scientificità, che è requisito d'obbligo per un'opera che rispetti gli statuti propri della storiografia, fa da presupposto sottinteso sempre presente e verificabile, ma si tiene, per così dire, ben mimetizzata, al punto che sarebbe difficile trovare un passaggio, in queste mille pagine, in cui la fonte documentale resti inerte sostanza cartacea. Al contrario, l'abbondantissimo materiale archivistico e memoriale viene elaborato e assemblato in un organismo vivo e vitale che imita così bene la vita da riprodurne, ad ogni pagina, il sempre nuovo svolgimento con l'immediatezza, talvolta magari convulsa, propria di una storia raccontata "in tempo reale", ossia via via che avviene.

Ciò deriva sostanzialmente da due cause che, sia pure di natura diversa, si danno la mano: da una parte la straordinaria sensibilità narrativa che trasforma l'analisi storica in racconto e dall'altra quello che potremmo chiamare il sentimento dell'appartenenza, grazie al quale la materia trattata ha il sapore della storia di famiglia. L'una e l'altra danno dell'autore un'immagine più vicina a quella del rapsodo che dello storico, poiché mentre lo udiamo raccontare le opere dei suoi protagonisti, avvertiamo che questi ultimi assumono ai suoi occhi la veste di eroi, di gesta memorande e mirabili; senza forzature o intemperanze, tuttavia, ma con garbo e discrezione.

Della sensibilità narrativa è frutto accattivante e piacevolissimo l'immediatezza discorsiva del linguaggio parlato, del quale è messo in bella vista il movimento spedito, scattante, versatile, imprevedibile, spesso geniale e arguto, sempre appassionato e vivo.

Luciano Marigo lo scrittore di questa recenzione

Quanto al coinvolgimento degli affetti, va detto che non può esservi lettore, fosse anche il più svagato, che non avverta che l'autore è e si sente salesiano dalla testa ai piedi e mentre da voce alle belle gesta degli antichi salesiani, dei quali a partire da un certo punto del libro si fa testimone in prima persona, in qualità di discepolo o di coetaneo, si compiace e gode e ringrazia il Signore della vocazione che, ancora giovanissimo, gli è toccata in sorte e l'ha introdotto nella bella famiglia di don Bosco.

Se il discorso è fitto di fatti e circostanze, attento a delineare i contesti (politici, economici,sociali e religiosi), interessato a registrare, insieme all'assiduo e a volte tumultuoso mutare dei tempi, l'espansione che faceva via via più complessa e grandiosa l'opera e a dare conto, come lo stesso titolo dice, dell'importanza l'importanza della Casa di Sampierdarena nella storia della Congregazione, ciò che maggiormente disegna l'originalità di questo libro è lo sguardo costantemente fisso all'elemento umano, ossia quel guardare agli uomini prima che all'opera. Questi uomini lui li conosce per nome e cognome, ne ha studiato la fisionomia, le caratteristiche della personalità, i sentimenti, le abitudini, le inclinazioni, le virtù e i difetti. E ha una così straordinaria capacità di ridestare la vita che giace imbalsamata nelle carte di archivio, che le persone da lui rievocate, rivivono in ritratti sbalzati a tutto tondo. completi di carne e ossa, di passioni e di intimi pensieri.

Via via che l'attività storiografica di don Miscio, di volume in volume, impila le pagine sulle pagine, sempre più chiaro si fa l'intento che ha ispirato e sostenuto in questi dieci anni la sua fatica: sottrarre all'oblio la memoria dì quei meravigliosi uomini che sono stati gli eroi noti e meno noti della saga di famiglia, della quale ha cominciato a udire le gesta fin da quando era giovinetto Come accadeva un tempo, che mentre pennellava un affresco il pittore nascondeva in un angolo defilato il suo autoritratto, così capita che don Miscio, mentre è intento a elencare una serie di uomini - sta osservando un'antica foto di gruppo e alcuni dei salesiani che vi sono ritratti già sono trapassati - dica di sé in un breve schizzo estemporaneo ed inatteso: “Antonio Miscio, ancora vivo, ragazzo di quindici anni, tale rimasto nonostante le angherie della vita..., devoto cultore della memoria di coloro che vuole che non muoiano del tutto, almeno fino a quando riuscirà a dirne il nome e a ricordarli".

A scrivere un libro così ci vuole un coraggio straordinario. Altro sarebbe la semplice rassegna di dati documentali; ma raccontare una storia viva, quando questa storia ha novant'anni, senza mai cedere alla stanchezza e ricominciare ad ogni capitolo con la stessa leggerezza giovanile, questo è un miracolo che pochi sanno fare.

Luciano Marigo

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