Don Sergio Nuccitelli - Direttore dei Don Bosco
Lasciai Sampierdarena, destinazione Livorno, nel settembre del 1992 dopo sei anni di insegnamento e di animazione del Biennio ITI (in quegli anni gloriosi le classi erano composte da 30 alunni divisi in 4 sezioni!).
Da Livorno a Pisa, da Pisa a Firenze, da Firenze a Genova: dalla cultura della città per antonomasia alla città europea della cultura. Ho iniziato il mio mandato di Direttore con titubanza e trepidazione, perché ho trovato l'Istituto Don Bosco interamente trasformato e ampliato. È un'Opera bellissima e complessa, traboccante di bambini, ragazzi, giovani e meno giovani, prolifica di iniziative e di progetti. Una casa ricca di 130 anni di storia salesiana (vi invito a leggere i due volumi della "Seconda Valdocco" di A. Miscio ). Una "macchina" che non ti consente di indugiare e tanto meno di guardarti indietro.
La mia preoccupazione di ora è quella di non disperdere tale patrimonio frutto del lavoro di tanti salesiani insigni. Mi confortano l'accoglienza fraterna della comunità salesiana e la collaborazione di una squadra numerosa di laici altamente qualificati che "per ora" mi guardano con simpatia.
A Tutti il GRAZIE della
COMUNITÀ con gli auguri più sinceri di un lavoro ricco
di realizzazioni personali e comunitarie.
Sono stati sostituiti da:
Tutti ci rendiamo conto che oggi la famiglia è fortemente in crisi, sia sotto il profilo della relazione di coppia che della relazione tra genitori e figli. Recentemente sono scorsi fiumi di parole sui giornali in merito al tragico delitto di Desirée, la ragazza di Leno. Drammi familiari e adolescenziali hanno scatenato una vasta serie di riflessioni, I commenti hanno spaziato dalla sociologia alla psicologia alla pedagogia. E come sempre sono stati messi sotto accusa i soliti capri espiatori: la società, la scuola e la famiglia. E non a torto, perché colpe e responsabilità ne hanno. Nella società di oggi predomina la cultura del piacere a tutti i costi, l'apparire, il denaro, il successo, il super lavoro (genitori), la televisione, il cinema violento, la pornografia, l'internet.
La scuola è vista da molti studenti come un peso insopportabile, carico di insuccessi e frustrazioni, preoccupata più di riformare le istituzioni che educare i giovani all'etica della responsabilità umana e civile. La famiglia sta attraversando un momento di instabilità e di smarrimento, non costituisce più il luogo educativo di riferimento. Resta, comunque, la vera protagonista dell'educazione, il primo nucleo fondamentale e fondante dell'educazione. Non può delegare o farsi supplire da altre agenzie educative. L'articolo 30 della Costituzione della nostra Repubblica recita: "È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli". È certamente la missione più bella, ma anche la più difficile, soprattutto quando il genitore deve difendere i propri figli da certi gruppi-branchi, dalla discoteca, dalla droga, dai computer, dai cellulari.
So che non devo insegnare niente a nessuno, però mi permetto di suggerire un metodo educativo fuori moda oggi, anzi controcorrente, ma efficace: SAPER DIRE NO. I genitori devono recuperare il senso dell'autorità, quell'autorità che nasce dall'amore e si fa servizio. Non l'autoritarismo che domina, schiaccia, distrugge, ma l'autorità che fa crescere, promuove, forma forti personalità, educa al senso del dovere. I figli non hanno il diritto di fare ciò che vogliono ne di comandare in casa. I ragazzi hanno ancora bisogno di regole, di paletti, di norme di vita. Saggezza vuole che a volte si possano tollerare alcune trasgressioni, ma non tutte e sempre. Hanno bisogno di confrontarsi con il "no" deciso degli adulti e con i limiti che a loro vengono posti.
Severità e fermezza coniugate con dolcezza e bontà sono state i pilastri fondamentali dell'educazione di Don Bosco, padre forte, maestro esigente, amico dolce dei giovani. Egli le apprese da sua madre, mamma Margherita, da lui stesso definita " donna dolcissima, ma energica e forte".
Se tutto questo è vero, è altrettanto vero che la famiglia da sola non basta. Famiglia e scuola nel campo dell'educazione devono giocare unite, in sinergia, in un rapporto di collaborazione strettissimo. All'inizio dell'anno ho consegnato a tutti gli insegnanti,dall'Asilo Nido al Liceo e ITI, l'obiettivo peculiare di quest'anno: l'insegnante educatore fa la differenza. In modo particolare ho chiesto loro di coltivare due atteggiamenti specifici nel rapporto educativo con gli alunni.
Ascoltare: nel senso di permettere agli allievi di intervenire senza essere giudicati e di accoglierli senza pregiudizi. Dialogare: nel senso di accettare gli interrogativi, le provocazioni senza banalizzarli e di suscitare le domande. Tutto questo all'interno del ruolo dell'insegnante che deve essere autorevole e propositivo, esigente e comprensivo, severo e sereno. Accogliere il ragazzo così come è, ma proporgli un cammino di crescita e di maturazione umana, offrirgli ideali e valori, anche se faticosi.
La nostra scuola del Don Bosco vuole affrontare tutte queste problematiche per risolverle, pur nella consapevolezza dei propri limiti. Sul fronte educativo gioca il suo futuro e la sua qualità, in dialogo costante con le famiglie. È una sfida ed una scommessa, ma è prioritariamente un impegno di tutto il corpo docente.
| Carissimi amici ed ex allievi, accogliete l'augurio natalizio che vi porgo con le stesse parole del profeta Sofonia (3,16-18): "Non temere, non lasciarti cadere le bracccia! Il Signore tuo Dio è con te, è forte e ti salva. Egli esulta di gioia per te, ti rinnova con il suo amore, si rallegra per te con grida di gioia, come nei giorni di festa". Buon Natale e Felice Anno Nuovo a tutti voi e alle vostre famiglie |
| Il direttore |
don Sergio Nuccitelli
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