Dal palazzo San Giorgio il saluto del IX successore di Don Bosco

Don Pascual Chàvez

Carissimi membri della Famiglia Salesiana e Amici di Don Bosco, sono lieto di partecipare a questa celebrazione dei 130 anni di Presenza Salesiana fra i giovani a Genova - Sampierderena, un luogo così significativo e rinomato nella storia della Congregazione e della Famiglia salesiana, che a ragione può essere chiamato "la seconda Valdocco". vale a dire la "seconda casa di Don Bosco",

Sampierdarena è unita storicamente, tra altre cose, a una delle grandi iniziative di questo sognatore lungimirante che fu il nostro caro padre: le spedizioni missionarie, che presto diedero respiro alla sua opera incipiente e che adesso spiegano il suo carattere universale. Pensare che la Congregazione si trova oggi in quasi 130 paesi del mondo, ci fa ricordare dove ebbe inizio tale espansione. Proprio in questo luogo.

Il mio primo pensiero è per voi, qui convenuti, che avete voluto onorare con la vostra presenza Don Bosco, i suoi sogni, i suoi figli.

Ho trovato geniale l'idea di farmi giungere al palazzo San Giorgio attraverso il porto di Genova. Geniale e piena di emozione. Già trovandomi di fronte a Sampierdarena ho guardato a sinistra, se per caso intravedessi il Campanile della Chiesa di S. Gaetano, che - mi dicono – fosse per i partenti verso Marsiglia e poi verso le Americhe, quindi anche per i primi missionari salesiani, l'addio all'Italia.

Le alte costruzioni, le fabbriche, i lunghi moli non permettono più di vedere. Ma naturalmente la mia immaginazione era tutta protesa a quel posto in Sampierdarena, dove i missionari sostavano, venendo da Torino dopo aver ricevuto nella Basilica di Maria Ausiliatrice il Crocefisso; si soffermavano in attesa che i preparativi fossero terminati prima di imbarcarsi. Levavano l'ancora e partivano per le lontane terre, conservando nella memoria la visione della lanterna e del campanile dell'Ospizio che essi avevano modo di guardare mentre andavano al largo.

Nel cuore dei missionari rimaneva la nostalgia dell'Italia, di Don Bosco lasciato sulla panchina del porto a salutare, dei giovani dell'Ospizio che le prime volte venivano anch'essi agli addii. Ma nel loro cuore c'era soprattutto il desiderio di andare, di arrivare dove erano stati inviati, dove erano attesi. Infatti i loro primi destinatari erano gli emigranti italiani, che li avevano preceduti in cerca di fortuna e di una vita migliore, almeno nella speranza, in Argentina, nell'Uruguay, nel Brasile e poi in Ecuador, nella Colombia, nel Messico, negli Stati Uniti. (... )

rettor maggiore

Una vera epopea salesiana prende l'avvio dal porto dì Genova e che oggi ricordiamo con ammirazione e riconoscenza. Da qui partirono Don Giovanni Cagliero e Don Giuseppe Fagnano con altri intrepidi nella prima spedizione del 1875, Don Francesco Bodrato e Don Luigi Lasagna nella seconda del 1876. E a Voltri il chierico Luigi Calcagno per l'Argentina, poi missionario intrepido in Ecuador e nel Perù. Come non ricordare che allievi furono Don Michele Unia e Don Raffaele Crippa, che dal 1890 in poi furono i generosi apostoli dei lebbrosi ad Agua de Dios in Colombia e ai quali si aggiunse presto il recentemente beatificato Don Luigi Variara? Partendo per le Americhe e da esse tornando, questi missionari si fermavano a Sampierdarena, attesi dai salesiani e dai giovani, che sentivano da essi narrare in straordinarie buonenotti e in racconti interessanti le vicende di quelle terre lontane. E si accendeva nei giovani, studenti, artigiani, oratoriani della parrocchia il desiderio di farsi salesiani, sacerdoti e coadiutori, missionari, e di partire dietro l'esempio di quei prodi.

Non posso tralasciare di dire che particolarmente seguite erano le buonenotti di Don Angelo Piccono, l'antico commissario di polizia di Borgo Dora a Torino, che, fattosi salesiano nel 1978 e partito per l'Argentina nel 1881, nel 1882 era stato mandato da Don Rua a fondare la prima casa salesiana in Messico.

Se non fosse per la benemerenza, l'Ospizio di San Vicenzo de' Paoli merita in pieno il titolo che si è dato all'Opera di Don Antonio Miscio "la seconda Valdocco", come chiamavano Sampierdarena Don Bosco e Don Rua, che la consideravano una vera succursale della casa di Torino.

In effetti, oltre la partenza dei missionari, a Sampierdarena sono legati i cooperatori Salesiani, i figli di Maria, la seconda tipografia salesiana, la stampa del Bollettino Salesiano, la prima parrocchia salesiana nel 1884. Don Albera, primo direttore, Don Rinaldi, Don Grippa, Don Unia, Don Belmonte sono nomi che si trovano nell'albo di questa opera.

Vera casa di Don Bosco. Fresca nella sua identità salesiana.

Cresciuta nel più genuino spirito di Don Bosco. Aperta alle promesse, alle attese, l'Opera di Sampierdarena continua ad essere una realtà sempre viva nel tessuto sociale, ecclesiale, educativo della grande Genova. Oggi come 130 anni fa, i Salesiani ringraziano questo nobile popolo genovese che ha creduto a Don Bosco, al suo carisma e alla sua missione, e lo ha assistito generosamente. Oggi come ieri riaffermiamo la nostra volontà di collaborare con le autorità e gli enti ecclesiastici e civili. Oggi come allora, vogliamo essere in prima linea nei momenti di emergenza. Aperti all'accoglienza. A disposizione della città.

Don Pascual Chàvez
Genova - Sampierdarena, giugno 7, 2002

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