I giovani e l'Europa

prof. Renato Pocaterra

Quanto i giovani si sentono europei?
Quali ostacoli incontra la nascita della vera cittadinanza europea?
Ci si può sentire europei e insieme italiani,tedeschi o francesi?

A questi interrogativi risponde l'intervento del prof. Renato Pocaterra della Fondazione IARD.

Al fine di presentare le "modalità interattive" dei giovani nei confronti della Unione Europea,il relatore ricorda i principi base della psicologia sociale che individua nella teoria del Sé di Mead.
Il soggetto può considerarsi membro del gruppo in cui si trova inserito grazie alle esperienze di imitazione ed identificazione. Durante la fase di sviluppo e transizione della propria vita, il soggetto è influenzato dal gruppo in cui si trova inserito. Interiorizza norme e modalità per entrare come membro attivo nel contesto sociale e professionale. In tale processo interiorizza sia il proprio ruolo che il ruolo dell'altro, comprese le attese e le aspettative sociali implicate negli stessi ruoli.
All'interno di questo contesto di riferimento l'individuo elabora la propria identità personale.

La modifica dei confini nazionali e culturali "provoca disorientamento e la necessità di superamento del sistema valoriale precedentemente condiviso. L'incontro con l'altro è quindi un'interazione in cui si definisce l'identità degli attori sociali". Nell'incontro di una cultura diversa dalla nostra, "possiamo negarla, passando dallo smarrimento al disprezzo. Oppure rico-noscerla, passando dallo stupore al rispetto". L'incontro con nuove culture offre l'opportunità di estendere i confini dell'identità, ma può risultare disorientante. Lo schema del Sé (= personalità sociale) nell'incontro con l'altro gioca un ruolo fondamentale. "L'emersione di nuovi Sé porta a filtrare la realtà attraverso una lente nuova, che determina interpretazioni differenti e spesso discordanti con quelle precedenti".

Confronto con altre culture

Si danno due tipologie.
Quella del CURIOSO: Curiosità... Confronto... Adattamento... Cambiamento dell'identità
Al primo impatto segue il bisogno di confrontarsi con l'altro, partendo da una parità culturale. Attraverso l'analisi dell'altrui cultura "si finisce con l'essere affascinati da una qualche modalità, cui segue un vero e proprio adattamento, un'immersione.
A questo punto il cambiamento della propria identità è ormai cosa avvenuta". La misura di tale cambiamento come delle modalità sarà del tutto personale implicando gli stati d'animo, il vissuto, le emozioni.
Quella del TIMOROSO: Timore... Radicamento... Disorientamento... Stabilità dell'identità.
L'altro viene visto come "qualcosa di intrinsecamente diverso, di temuto. La diversità toglie sicurezza, destabilizza e di conseguenza l'individuo instaura una chiusura nei confronti dell'altro, che spesso viene avvertito come un essere inferiore". L'individuo "perde quella flessibilità comportamentale che sta alla base di ogni soggetto umano, regredendo ad una sorta di rigidità infantile che finisce con l'impedire il godimento di qualsiasi situazione".

I due atteggiamenti "sono poli opposti di una dinamica comportamentale, sul cui continuum si collocano tutti i singoli comportamenti individuali, oscillanti ora in una dirczione, ora in un'altra, a seconda dell'emersione delle differenti forme dell'identità sociale".

Cosa accade con l'Unione Europea?

Queste dinamiche "vengono via via a modificarsi, in prima istanza attraverso la percezione degli altri non più come diversi, ma come parti all'interno di un nuovo ordine simbolico di una nuova cultura sociale (un nuovo Sé europeo) che possa percepire la realtà attraverso questa nuova visione.

Si tratta quindi di attuare interazioni che partano da presupposti in cui la differenza non è più vista come un ostacolo o un impedimento al dialogo, al vivere sociale, ma come una risorsa per la creazione di opportunità nuove e inimmaginabili precedentemente". Ma dalle indagini dello IARD -su campionatura italiana- emerge un mondo di timorosi. Nel diverso vedono qualcosa di destabilizzante.

I giovani italiani risultano poco preparati a diventare cittadini europei? Sono abbastanza disorientati e sovente vengono identificati come la categoria-problema.

"Al contrario noi crediamo - conclude il relatore - che questo binomio giovane-problema vada frantumato attraverso un'azione costante di presa di coscienza che il giovane è IL CITTADINO EUROPEO del futuro e che sarà compito delle nuove generazioni guidare i propri ex concittadini in una dimensione nuova, attraverso il confronto, l'accettazione, e quindi il cambiamento dell'identità per la condivisione di nuove realtà, che però affondano le radici nelle tradizioni locali".

Prof. Renato Pocaterra

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