Un anno fa eri solo insegnante, ora sei
vicepreside. Quale sensazione provi?
Anzitutto l'aumento in maniera
esponenziale del lavoro come delle preoccupazioni. Tutti i problemi
che prima vedevo dall'esterno ora li vivo dall'interno. D'altra parte
ho potuto entrare anche nel clima culturale del Liceo e questo fatto
mi ha arricchito. La situazione che più pesa è fare il
"custode della disciplina"..
Effettivamente la disciplina pesa.
Soprattutto quando incontri giovani
che, dopo essere stati richiamati al rispetto delle regole che ci
aiutano a vivere insieme, si dicono d'accordo e poi si comportano
come se nulla fosse. Un disinteresse totale per quanto li circonda e
un'assoluta indifferenza...
Più apparente che reale...
Ho l'impressione che troppe volte
esista solo il loro piccolo mondo.
Manca il padre - direbbe don Mazzi -
una figura testimoniale che li introduca nella società.
Sicuramente è vero. Manca per
alcuni la famiglia, per altri ha qualche problema.
Allora stai vivendo una paternità
"sostitutiva"?
Effettivamente già prima, in
parrocchia, vivevo questa dimensione. Anche con persone non molto
lontane dalla mia età.
I tuoi colleghi come hanno accolto
questo tuo nuovo ruolo?
Alcuni hanno sfruttato la situazione
caricandomi dei loro problemi... altri mi hanno aiutato.
In questa scuola hai studiato, poi, per
vari anni,sei stato insegnante, ora sei responsabile della
disciplina. Allora la quasi totalità degli insegnanti erano
salesiani, oggi invece sono quasi tutti laici. Che impressione hai?
Un impoverimento dal punto di vista
spirituale. I laici sono maggiormente sensibili allo spirito
salesiano di allora, ma mancano di una preparazione adeguata.
Quest'anno abbiamo affidato la
disciplina e l'animazione religiosa a laici. Con coraggio e un po' di
preoccupazione. Che ne dici?
Dico che possiamo essere abbastanza
soddisfatti. Abbiamo dato il via a diverse iniziative che speriamo di
continuare e perfezionare, come i corsi di animazione per i ragazzi
del Centro estivo dell'Estate Ragazzi dell'Oratorio.
Una novità rispetto al
passato...
Abbiamo cercato di collegare la
scuola-e l'Oratorio per avere il mondo giovanile unito.
Quali problemi hai incontrato in questa
tua "nuova presenza" nella scuola?
I giovani sono poco sensibili al
momento formativo e religioso.
Magari solo in superficie
È vero. Se conquisti l'onda
giusta, scopri che hanno bisogno di incontrare valori. Ma è la
cultura che li manipola ed essi tentano di difendersi, anche quando
dai loro una mano per crescere davvero.
Hai qualche sogno nel cassetto?
Il mio sogno è quello di
riuscire a coinvolgere un numero sempre più numeroso di
ragazzi e tanti miei colleghi in quest'azione di animazione. Abbiamo
comunque iniziato: il "buon giorno" del mattino, fatto
dagli insegnanti tutte le mattine nelle classi, è un segno che
va in questo senso.
Sei contento di quest'incarico?
Ne sono entusiasta. Vengo da un passato
di animatore e perciò il binomio insegnante-educatore mi è
connaturale.
Siamo nel post referendum regionale sul
Buono scuola... tu che insegni anche in una scuola statale, quale
differenza trovi tra le due scuole?
Non ci sono grosse differenze. Lavoro
meglio qui, perché l'ambiente è molto più
tranquillo e possiamo seguire di più i ragazzi. Ce lo chiede
la Direzione e ce lo chiedono gli studenti.
Come ti senti dopo un anno di scuola al
don Bosco? Appagata, disorientata, a disagio, felice?
Nessuno di questi aggettivi... Ho
trovato delle cose che mi aspettavo e altre che non mi aspettavo.
Cosa non ti aspettavi?
Aspettavo un maggior lavoro di equipe
tra gli insegnanti e maggior collaborazione tra dirigenza e
insegnanti.
In positivo?
Sono rimasta ben impressionata dal
corpo insegnanti. Un ottimo corpo insegnanti, molto motivato. Sono
rimasta sconvolta il primo giorno in cui sono arrivata. C'era nei
colleghi una carica che altrove non avevo incontrato. Inoltre vedo
con piacere molta apertura rispetto alla didattica, sia nel Dirigente
scolastico, sia nei colleghi. Siamo ben avviati.
Alberto Rinaldini
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