Sono passati più di cinque mesi dalla morte di don Giovanni Rizzato, un uomo che ha dedicato la sua vita per gli altri, in modo particolare ai più poveri e bisognosi, nello stile di Don Bosco, per i giovani del Cameroun.
Ho conosciuto don Rizzato nell'estate del 1995 ad Ebolowa, nel Centro del Legno, dove si è instaurata una buona amicizia e una grande ammirazione per il lavoro svolto tra i ragazzi dalla scuola professionale. Il chiodo fisso di don Giovanni era dare ai giovani del luogo un mestiere; ecco il motivo della costruzione del Centro del Legno Don Bosco con internato per i giovani che desiderano imparare a lavorare il legno. Questo progetto gli ha preso gli ultimi dieci anni di permanenza in Cameroun con la costruzione dell'atelier, la residenza per gli interni, le aule scolastiche, il provvedere ai macchinar! e il trovare i mezzi sia per la costruzione sia per mandare avanti la scuola.
Nel mio ultimo viaggio in Cameroun, nell'estate del 2002, ho avuto la grazia di vedere l'ultimo lavoro realizzato da don Giovanni: l'acquedotto e la centralina elettrica nella diocesi di Abong Mbang-Doumé. Progetto imponente e realizzato in tempo record. È alla fine di quest'opera, che lo ha impegnato al massimo, che sente i primi sintomi della malattia, che accetta, come diceva lui stesso, come una grazia del Signore. Il tempo della malattia sarà un altro momento fecondo per la vita di don Giovanni. Reagisce con tutte le sue forze, continua a fare progetti. Si chiude nel silenzio, nella riflessione e nella preghiera. Scrive ai giornali per sensibilizzarli ai problemi e alle urgenze dell'Africa e ripete spesso: "Non ho il mal d'Africa, amo l'Africa. Son cose diverse. Nell'ultimo viaggio, con mia grande soddisfazione, sono riuscito a dare l'acqua ad un villaggio di 1500 persone... una delle zone più miserabili del Cameroun. C'è tanto lavoro da fare in Africa...". Con l'aggravarsi della sua malattia non dimentica i suoi giovani del Centro del Legno e invia nel mese di novembre 2003 soldi e materiale: latte in polvere, tovaglie, piatti, coltelli, forchette...
Nel suo impegno missionario, di una vita donata, don Rizzato non si è limitato al solo mondo salesiano ma è stato attento anche ad altre situazioni di bisogno, come voi certamente ben sapete; oltre al Centro Professionale Don Bosco, il suo interesse era per i bambini accolti nel centro di suor Mirta a Sangmelima, ed ultimamente prima dell'aggravarsi della malattia egli stava realizzando il progetto NE PEREANT ed il lavoro nella diocesi di Abong MbangDoumé.
Don Giovanni ha lasciato una grandissima eredità d'iniziative, che sono nate grazie a voi e che attraverso il vostro aiuto possono continuare a sopravvivere donando possibilità di vita per i giovani poveri del Cameroun. Per continuare ancora queste attività, per far fronte alle varie esigenze si fa appello alla sensibilità e generosità di quanti hanno conosciuto don Rizzato e vogliono bene all'Africa.
Una benedizione a nome di don Giovanni che segue ancora i suoi giovani ed i suoi amici dal cielo.
don Mirko Mochi
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