Edith Stein e il nazismo

Un cammino di santità

Un pugno di cenere scura: il resto dell'aberrante tortura dei forni crematori di Auschwitz, il "calvario del mondo". È quanto rimane delle spoglie mortali di s. Teresa Benedetta della Croce, al secolo Edith Stein: una reliquia conservata oggi sotto il pavimento della chiesa parrocchiale di s. Michele, a nord di Breslavia, nei pressi del luogo dove un tempo sorgeva la casa della famiglia Stein. Oggi la vicenda della suora carmelitana e il suo originale cammino di santità sono universalmente riconosciuti. Filosofa della scuola fenomenologica di Husserl, impegnata nella difesa dei diritti delle donne, teologa e mistica, ebrea e agnostica, monaca carmelitana e martire: una personalità che, come ha ricordato Giovanni Paolo II, porta nella sua intensa vita una sintesi drammatica del nostro secolo. Ma quale la sua visione del totalitarismo nazista, che ella si trovò a vivere e a subire fino alle estreme conseguenze?

Nel 1933, infatti, Edith Stein fu costretta a lasciare la sua attività di insegnamento a causa delle leggi anti-ebraiche promulgate dal governo nazionalsocialista: il 12 aprile, meno di tre mesi dopo l'avvento di Hitler al potere, scrisse una lettera a Pio XI, allora Pontefice, per metterlo in guardia nei confronti della politica antisemita del nuovo regime, ritenuta incompatibile con i fondamenti della fede cristiana. Si tratta di un documento la cui esistenza era nota, fino a poco tempo fa, solo grazie a una testimonianza della stessa Stein, ma ora disponibile a seguito dell'apertura degli Archivi Vaticani voluta dall'attuale Pontefice. Ella, quasi "profeticamente", avanza la convinzione che anche il Cattolicesimo, così come l'Ebraismo, verrà travolto dalla "bufera" nazista: "non passerà molto tempo perché nessun cattolico possa più avere un impiego se non si sottomette senza condizioni al nuovo corso".

A settant'anni di distanza da questi avvenimenti, il 24 ottobre 2003 si è tenuta a Roma una Giornata di studio dedicata al tema Edith Stein e il nazismo, cui hanno preso parte studiosi di diversa provenienza per riflettere sui rapporti della pensatrice cattolica di origine ebrea con lo Stato totalitario e l'ideologia nazista. Dopo una breve prolusione del rettore della Pontificia Università Lateranense, monsignor Fisichella, la sessione mattutina ha esaminato gli aspetti storici della posizione della Chiesa e dei rapporti della Stein con gli intellettuali cattolici tedeschi antinazisti nella Germania degli anni Trenta; il prof. Philippe Chenaux ha fornito un ampio quadro storico sulla questione dell'antisemitismo sotto il pontificato di Pio XI, mentre il prof. Ugo Ott, docente all'Università di Friburgo, ha illustrato il costante impegno della Stein come pubblicista e conferenziera cattolica nel mondo intellettuale dominato dalla rivoluzione nazionalsocialista. La sessione pomeridiana ha affrontato gli aspetti più propriamente filosofici della riflessione steiniana sul totalitarismo, sul razzismo e sull'antisemitismo, attraverso i contributi di Vincent Aucante, studioso francese della Stein, e di Angela Ales Bello, docente di Storia della Filosofia contemporanea presso l'Università Lateranense, massima esperta in Italia e nel mondo del pensiero steiniano (a lei si deve la traduzione italiana delle opere della filosofa tedesca).

Ripercorriamo per rapidi squarci le tesi fondamentali emerse in questo convegno: l'atteggiamento di Pio XI nei confronti dell'antisemitismo, secondo Chenaux, era ancora legato a una certa ambiguità nei rapporti tra Cattolicesimo ed Ebraismo:
solo nel 1965, con il Concilio Vaticano II e, in particolare, con il documento Nostra Aetate sulle religioni non cristiane, questo rapporto viene considerato in modo nuovo, in base a un atteggiamento non più di diffidenza, ma di accoglienza e di dialogo, come sembrava aver profetizzato la Stein. Nell'intervento del prof. Ott uno spunto interessante è stato offerto dal confronto tra Martin Heidegger e la Stein: se il primo stava diventando il filosofo del regime, divenendo rettore dell'Università di Friburgo e rivolgendo numerosi discorsi ai giovani per rafforzare la loro fedeltà al Fûrher, la seconda si ritira nel silenzio di una cella del Carmelo di Colonia, pochi giorni dopo aver scritto la lettera al Papa. La scelta della vita claustrale non rappresenta però una fuga, ma, al contrario, una presa di posizione sempre più forte di carattere spirituale e a favore della vita: la Stein, infatti, nel suo testamento offre la vita per il popolo ebraico che non crede nel valore salvifico della croce di Cristo: "Fin da ora accetto con gioia la morte che Dio mi ha riservato, sottomettendomi pienamente alla sua sacra volontà. Prego il Signore che voglia accettare la mia vita e la mia morte a suo onore e lode, secondo le intenzioni della Chiesa, e affinchè il Signore sia accolto dal suo popolo e il suo regno venga con gloria, per la salvezza della Germania e la pace del mondo, infine per i miei cari, vivi e defunti, e per tutti coloro che Dio mi ha affidato: che nessuno di loro si perda". Ha ragione allora il prof. Aucante che, discutendo il concetto steiniano di razza, si è soffermato in particolare sul fatto che la Stein si senta davvero appartenente alla razza ebraica solo dopo la conversione al Cattolicesimo.

La prof.ssa Ales Bello ha esaminato uno scritto filosofico dell'autrice, Una ricerca sullo stato, composto nel 1925, in cui ella delinea le strutture "positive" dello Stato. Da questo scritto ricaviamo per contrasto anche le possibili degenerazioni che la struttura statale può subire quando cade nell'eccessiva rivendicazione degli interessi soggettivi, nel mancato rispetto della struttura giuridica da parte dei governanti, nell'invadenza di chi governa in ambiti che non gli competono. Ciò che si verificherà pochi anni dopo con la presa del potere di Hitler.

Centro Culturale Il TempiettoCentro Culturale il Tempietto
In collaborazione con l'Università di Genova e l'Associazione Filosofica Ligure
per
GENOVA 2004: CAPITALE EUROPEA CELLA CULTURA
organizzano il convegno
EDITH STEIN DONNA EUROPEA
Venerdì 2 aprile 2004
ore 16.00 Apertura del Convegno
ore 16.30 Husserl e Edith Stein
Prof.ssa Ales Bello della Pontificia Università Lateranenise
ore 17,30 Heidegger e Stein
Prof. Domenico Venturelli dell'Università di Genova
ore 18.30 Bonaventura e Stein
Prof. Letterio Mauro dell'Università di Genova
Sabato 3 aprile 2004
ore 9.00 L'empatia in Edith Stein
Prof.ssa Cerri dell'Università di Genova
ore 10.00 Dialogo di Edith Stein con Kant sulla possibilità della Metafisica
prof. Pedro Jesus Teruel Ruiz (Università di Murcia)
ore 11.30 Edith Stein Filosofa del dialogo
Prof.ssa Laura Pisa docente di Filosofia nel Liceo don Bosco
ore 12.30 Conclusioni del Convegno

La Stein si era trasferita in Olanda nel 1938 per non danneggiare le sue consorelle tedesche, ma anche lì, è raggiunta dalla furia nazista. Mentre nella sua cella lavora a un'opera su s. Giovanni della Croce, viene prelevata e arrestata dalla Gestapo assieme alla sorella Rosa e condotta al campo di sterminio. Ci sono numerose testimonianze in base alle quali sappiamo che, anche nell'orrore di Auschwitz, la Stein conserva il suo coraggio e testimonia la fede in Gesù Cristo, prendendosi a cuore la sorte di numerosi bambini rimasti orfani e offrendo il suo conforto alle donne che, come lei, stavano andando incontro alla morte.

Laura Pisa

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