Il sogno ha perso le ali: all'appuntamento con La Pira, il 3 maggio,
sono arrivati in pochi. Un'opportunità persa! I "politici"
della città - l'invito era rivolto a tutti - avrebbero avuto l'occasione
di confrontarsi con un uomo che ha fatto della "Politica"
una missione. La politica come impegno per "costruire la pace",
attraverso il dialogo, la ricerca di convergenze, costruendo ponti e non muri.Noi, lapirianamente, non ci arrendiamo. Nemmeno di fronte alle riserve di qualche giornale laico o cattolico. La via in solitudine di La Pira continua... e Genova, la città della cultura, ha perso un'occasione! Vorrei rievocare qualche suggestione della splendida serata, con l'aiuto del prof Angelo Scivoletto, uno dei relatori del Convegno.
La Pira dimostra che, giunti sul "crinale apocalittico" della storia, a motivo dell'arsenale atomico, la guerra diventa impossibile e la pace diventa inevitabile: bisogna stare gli uni vicini agli altri, o per "amore" o "per forza".
La Pira ha sempre sofferto nel meditare sulla guerra; anche quando studiava (in "Principi" 1939) le condizioni che potevano rendere "giusta" una guerra, egli ripercorreva le analisi dei giuristi classici con un certo disagio, tali erano le difficoltà da superare per giungere a una così delicata valutazione.
Fra l'altro la guerra, pur essendo stata sempre tragica nei suoi effetti, è anche stupida nella sua logica, perché chi "ha ragione" nel farla, deve anche essere sicuro di vincerla. La guerra da ragione al vincitore, anche se prima era nel torto! Col contributo di La Pira, oggi sappiamo meglio che la guerra uccide la politica e perciò va tolta dalla politica e dalla storia; che non c'è politica, se si ricorre alla guera; che la guerra non è "extrema ratio", perché è ormai "fuori dalla ragione", tale è il pericolo catastrofico che essa contiene. La Pira ci convince che i veri grandi statisti di oggi e del futuro sono i politici che sanno garantire e governare la pace, con tutte le premesse di legislazione, di giustizia sociale ed economica, di cultura e di civiltà che essa richiede. La grande epoca della pace che sta per aprirsi mobilita l'umanità più che tutte le guerre messe insieme.
Continuerebbe ad indicare i motivi "cruciali" che mettono a repentaglio l'equilibrio e lo sviluppo sul pianeta e perciò a suscitare piani e programmi di solidarietà e di interdipendenza, quali la globalizzazione dovrebbe richiedere, a stigmatizzare lo spirito di dominio e di neo-colonialismo, ecc. Cercherebbe, cioè, di togliere le "cause" della violenza e del terrorismo, nei limiti della governabilità delle cose e della prevenzione delle crisi e crimini commessi.
In ogni caso, non giustificherebbe l'attuale confusione che provoca la guerra militare, con la scusa del "terrorismo". Data la natura insidiosa e la manovra invisibile delle azioni terroristiche, consiglierebbe certamente il perseguimento dei responsabili con le operazioni mirate della polizia scientifica (intelligence) opportunamente e criticamente potenziata.
Secondo La Pira, i popoli europei che, nella storia passata, cercano "motivi nazionalistici per il reciproco guerreggiarsi, ora stanno trovando i motivi per il reciproco unirsi, integrarsi e potenziarsi, nella pace e nell'ordine che impegnano più di ogni guerra.
La Pira, tuttavia, nota nella logica della "guerra fredda" l'attendarsi di pericoli da cui si doveva uscire, "gettando ponti e abbattendo muri". Due erano le "tende del terrore" da sbaraccare, in vista di un'Europa unita e riscattata: la Nato e il Patto di Varsavia. Erano i due contendenti che significavano "minaccia atomica" e nuova guerra catastrofica (ne vinti, ne vincitori, ma solo un braciere ardente per tutti, come disse Kennedy).
L'Europa, in armonia "mediterranea", con l'Est che tende ad essa, con la pace in Medio Oriente, potrà diventare l'esemplare premessa della pace planetaria.
Se l'utopia di La Pira era la pace - cioè la cancellazione della guerra dal diritto internazionale - l'utopia è il valore più realistico che si possa perseguire e conseguire. La pace è la trasformazione dell'utopia in civiltà, in costume, in convivenza, in gara costruttiva tra le comunità e tra tutti i popoli (commercio, arte, turismo, religione, cultura, ecc.).
I tempi nuovi portano a "costringere" l'utopia a farsi realtà. Altrimenti avremmo solo la "minaccia atomica", che è davvero il terrorismo della politica, avremmo solo la prospettiva del "nulla", dell'annientamento: la fine della storia.
Le azioni di La Pira sono azioni fattibili ed attuali, ancora e di più, nei nostri giorni. Dobbiamo sentirlo tra noi e non lasciarlo solo con la scusa della sua "eccezionaiità". Ammiriamo la sua combattività: egli non ha pace nella ricerca della pace! Nelle scelte d'oggi, ci può ispirare e consigliare, ci può contagiare II suo "coraggio", per il quale, certo, appare ed è "eccezionale". Ma lo è a tal punto da farci vincere la "pigrizia mentale". Chi non è "pigro" partecipa alla battaglia di Giorgio La Pira.
A.R.
| [Torna alla pagina precedente] | [commenta] | [home page] |