Il volontariato al don Bosco si tinge di rosa

Servizio Civile

Elena Mommo, Elena Malauberti, Elisa Poggi, Nadia Garufo, Francesca Fassino Chi si affaccia al complesso del Don Bosco incontra tra i ragazzi più piccoli, insieme agli ultimi obiettori di coscienza che stanno ultimando l'anno di servizio civile, cinque ragazze, tutte oltre il diploma di scuola superiore. Esse hanno risposto all'appello di donare un po' del loro tempo nel volontariato. Il meglio del pianeta giovani che si fa dono! Lasciamo loro il compito di parlare di quanto stanno vivendo al don Bosco.

Come è nata in voi l'idea del volontariato?
"Ho letto - risponde Elena - un articolo sul giornale che invitava a dare un po' del proprio tempo.

Sono universitaria e posso unire allo studio l'impegno di seguire i bambini". "In me - Nadia - l'idea del volontariato viene da lontano. Fin da piccola sognavo di farlo e, grazie all'amica Elena, ho scoperto che il don Bosco era la risposta. Eccomi qui e sono felice".

Il sano contagio subito da Nadia è opera di Elena, la più grande.
"lo - interviene Elena, la più giovane - ho sempre avuto l'idea di rendermi utile per gli altri, ma non trovavo il modo. Il don Bosco è stata la felice via che mi si è offerta".

A questo punto la parola passa ad Elisa... che ricorda con orgoglio gli otto anni passati al don Bosco come studente.
"Ho scoperto la possibilità del volontariato- aggiunge - tramite Fabiano, un obiettore che ha fatto qui il servizio civile". "Anch'io - conclude Francesca - ho letto un piccolo trafiletto sul Secolo XIX e ho incontrato il don Bosco".

Da sei mesi operate come volontarie al don Bosco. La legge fissava l'inizio dell'esperienza a gennaio 2004, ma voi avete anticipato di un mese questo servizio ai piccoli. Noi Salesiani abbiamo apprezzato questo slancio disinteressato che vi fa onore.
Come vivete questa esperienza che segnerà la vostra vita? Avete solo dato o anche ricevuto dai bambini? Le attese sono rimaste frustrate?
"Sono passata - interviene Elena, la più piccola - dalle Medie, alle Elementari, alla Materna, al Nido. Mi sono trovata bene sia con i più grandi che con i più piccoli. Quando ho dovuto abbandonare i ragazzi delle Medie per lasciare il posto ad un obiettore, ho ricevuto tanti segni di affetto e di simpatia. Così con i più piccoli... ho ricevuto più di quello che ho dato".

È questo un leitmotiv che ritorna in tutte e cinque le ragazze: la tenerezza del sorriso dei bimbi del Nido che danno gioia solo prendendoli in braccio, il sentirsi chiamare per nome dai bambini della Materna, la vivacità e insieme l'affettuosità dei più grandini delle Elementari.

"Con l'asilo nido interviene Francesca - è più un ricevere che un dare. Basta stare con loro, farli giocare, e nel giro di pochi giorni apprendono il tuo nome e si affezionano a tal punto che ti senti parte di loro".

Queste ragazze hanno dato tanto tempo, un po' di pazienza, ma hanno ricevuto allegria, voglia di vivere, affetto e apprezzamento da parte dei genitori come dalle maestre.

Un'esperienza che matura in loro il senso di maternità e fa crescere nella gioia la bellezza del dono.
Le attese non sono andate deluse, anzi, hanno trovato l'esperienza più gratificante di quanto sognavano.

Vi coinvolgete nella progettazione educativa o vi sentite solo una piacevole ed utile appendice a quello che le maestre rogrammano?
A questa domanda la risposta è comune:
"Al lavoro ordinario della assistenza si aggiunge quello di seguire in particolare questo o quel bambino. Nel secondo caso si programma insieme alla maestra l'intervento e e ne verifica il risultato". In poche parole si sentono pienamente integrate nel ruolo educativo e si sentono apprezzate anche dalle famiglie.

Tutto bene, dunque, ma c'è qualcosa che vorreste migliorare?
L'impressione comune: occorrerebbe migliorare l'apporto delle famiglie - magari con corsi per genitori - e per casi più problematici, la soluzione ottimale, forse, sarebbe la presenza di una persona preparata in grado di dedicarsi solo a loro.

Il sorriso di queste cinque ragazze, la gioia che brilla nei loro occhi quando parlano dei bambini, il desiderio di fermare il tempo, confermano il detto, il segno distintivo del don Bosco,:"c'è più gioia nel dare che nel ricevere".

a cura di Rini

[Torna alla pagina precedente] [commenta] [home page]