Sommario

Come le rondini

"Come le rondini i giovani vanno verso la primavera". Così scrive Giorgio La Pira commentando il movimento giovanile del 1968.
Il nuovo che fiorisce dopo l'inverno può essere anche la parabola del cuore umano: inquieto cerca altro. A tutte le età, perché lo spirito è sempre giovane e attende. Questa attesa, oggi, rischia di essere mortificata. Generazioni precedenti guardavano al futuro come il tempo della realizzazione dei propri sogni, le attuali lo sentono come una "minaccia" che spegne la speranza.
Non più di quarantanni fa si credeva che saremmo riusciti a spiegare tutte le leggi della natura. Il progresso della conoscenza garantiva che ciò che si ignorava era considerato il "non ancora conosciuto". Il "non ancora" risuonava come promessa di un cammino progressivo che avrebbe risolto tutti i problemi: dalla salute all'economia, alla giustizia sociale.
L'uomo un Dio in fieri...

Tale itinerario muove i primi passi all'interno della visione cristiana... da cui si è distaccato fino al "Dio è morto" di cui parla Nietzesche.

Keplero scriveva: Dio da sempre conosce tutte le leggi della natura, l'uomo non conosce tutto, "non ancora". Ma per Keplero e Galileo, che segnano l'inizio della modernità. Dio crea l'uomo intelligente, capace di conoscere e dominare la natura, non di sostituire il Creatore.

Oggi il futuro è più oscuro: inquinamenti di ogni tipo, disuguaglianze sociali, comparsa di nuove malattie, violenza, guerre, terrorismo globale col suo bollettino quotidiano di vittime... Lo stesso pensare che sia fattibile il tecnologicamente possibile, semina ansia.
Il grande progresso scientifico-tecnologico che abbiamo sotto gli occhi non da la felicità promessa.

"II non ancora", che sorregge l'attesa e muove la speranza dell'uomo, ha bisogno di risposte che travalicano la capacità scientifica e tecnologica. Ma il progresso messianico ha gettato l'uomo nell'incertezza.

Scriveva HusserI ancora nel 1930: "Nei momenti di disperazione della nostra vita - come si ode ovunque - questa scienza non ha nulla da dirci. Le questioni che la scienza esclude per principio sono proprio le questioni scottanti nella nostra infelice epoca per un'umanità abbandonata agli sconvolgimenti del destino: sono le questioni che riguardano il senso o l'assenza di senso dell'esistenza umana in generale".

L'esito nichilistico è l'approdo della linea "laicista"della modernità. C'è però anche una versione laica della modernità, da Tocqueville a Rosmini, dalla seconda scolastica fino alla dottrina sociale della chiesa. La prima esclude Dio, la seconda resta aperta al sacro. Un esempio: la libertà nella Rivoluzione francese fa dea la ragione, nella rivoluzione americana cammina in parallelo con la Religione.

Di fronte al fallimento del messianismo dello scientismo tecnologico, oggi, assistiamo al proliferare di risposte alternative: un tentativo tutto umano per attingere il "divino" negando Dio. Penso alla new age, al fascino esercitato dal Buddismo, alle sette, al satanismo...
Una specie di terza via dai mille volti offerta agli scontenti per il fallimento dell'uomo senza Dio. La culla della modernità è cristiana, ma lentamente - la parte vincente almeno - ha fatto a meno di Dio, prima contestando la Chiesa, poi sostituendo il progresso a Dio, infine, avendo perso ogni riferimento, è il singolo la fonte del vero, del bene: soggettivismo esasperato, relativismo assoluto, utilitarismo, la verità della forza, divengono tratti del volto triste dell'uomo di oggi. Ma il "nuovo" è al lavoro nella storia. Dio si è fatto uno di noi per non lasciarci soli. La sua presenza attiva insieme alla nostra intelligenza operativa - al di là del naufragio della modernità maggioritaria, al di la del sottobosco di forme sostitutive del "sacro negato" - ci fa attendere la primavera.

Il nuovo ha anche un nome: Natale.

Alberto Rinaldini

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